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eroi di carta?/2 giugno 2, 2010

Posted by pagineonlife in società.
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Non credo che col suo “Eroi di carta” Alessandro Dal Lago volesse buttare giù dal piedistallo Roberto Saviano.  Non era questo il suo intento. Forse il suo intento era piuttosto quello di buttare giù dalla torre quelli che ce lo hanno messo. Che hanno “trasformato” Gomorra in una opera letteraria da premio Nobel e in uno strumento di lotta alla camorra tout-court. Che si sono serviti di Saviano-scrittore per far moda, quattrini o contrapposti moralismi.

Io credo che Dal Lago abbia tentato e in parte sia riuscito a fare ordine nelle cose. Operazione non facile, e lo stesso Dal Lago lo riconosce quando all’inizio ricorda che i suoi amici lo avevano invitato a la sciar perdere. “Si è lasciato prendere la mano”, giudica severo dalle colonne di Repubblica Adriano Sofri. Può essere. L’autobiografia di Saviano e il suo viaggio dentro gli affari e la criminalità –  con i suoi bassi come documenta bene Dal Lago – hanno comunque valori – alti – che non si possono negare: piccoli semi in terreni aridi, semina-semina qualcosa rimane. Nello stesso tempo lo studio  e l’analisi che si trovano nel libro di Dal Lago, la sua indagine fra letteratura e media, fra letteratura e società (in barba alle tante mode) hanno dei meriti che – anche questi – non possono essere ignorati, tantomeno messi all’indice come ha fatto Paolo Flores D’Arcais.

Sono contento di aver letto a suo tempo Gomorra  perché quel testo, sia il fatto che sia stato scritto e sia il fatto che io l’abbia letto sono in realtà una forma di resistenza “un tentativo per avere gli strumenti per cambiare”. E altrettanto sono contento di aver letto Dal Lago, perché ho capito qualcosa di più con “la speranza, come chiude Dal Lago, che la letteratura possa essere un’altra cosa”.

Ma soprattutto ho capito che qualcosa non va, che il Male o il Bene sono le categorie di un’Italia diventata Berlusconia, dove l’umanità (se si può ancora parlare di umanità) si è ahimè divisa semplicemente e radicalmente in buoni e cattivi. Di qua e di là; io e l’altro. Come tanto piace a Maroni, Borghezio e company.

E questo non mi va perché come dice la voce fuori campo in The road “ogni giorno è più grigio di quello precedente”. E quello che è accaduto l’altro giorno all’alba contro i pacifisti (ripeto pacifisti checchè ne dica su Il fatto il pur bravo Colombo) è la prova della barbarie di questi tempi, dopo Piombo fuso, il carcere-lager di Gaza per opera di Israele, e le parole di un uomo che si chiama Mantica e che fa il Sottosegretario al quale, per via della crisi, verrà tagliato il 6 per cento dallo stipendio contro gli 11 che si leveranno agli insegnanti.

eroi di carta? maggio 31, 2010

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ho inviato questo post a Micromega:

“caro Paolo Flores d’Arcais, questa volta non sono d’accordo. pur condividendo il tuo parere (Saviano è una delle poche voci anti-regime),  io il libro di Dal Lago l’ho comprato e ora lo leggerò.  a costo di scrificare qualche ora di sonno… perché per liberarsi da un regime si deve essere capaci anche di non avere eroi.  ma qui mi fermo.  come detto: ora vado a leggere il libro di Dal Lago”

parole e magie aprile 12, 2010

Posted by pagineonlife in società.
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Da bambino, per un certo periodo, sono stato innamorato della mia maestra. Rivedo ora una vecchia foto, scattata durante la festa degli alberi, gli altri bambini della scuola, l’immancabile prete con la lunga tonaca nera, e lei, la maestra dai capelli castano chiaro. Nella foto ci sono anch’io, cappottino grigio dal quale uscivano due gambette, calzettoni fino al ginocchio. Ho l’occhio vispo, nella foto guardo l’obiettivo del fotografo e nascondo il mio segreto.

La magia della rete: trovi di tutto anche cose vecchie e belle anime, come ernst, il poeta che ha dato vita a un blog fra il luglio e il novembre del 2003. E’ ancora sul web sette anni dopo. Ci clicco sopra, parole-immagini, ricordi, una musica struggente, piccoli racconti e memorie…

…Ero ragazzo. Osservavo mio nonno che annusava l’aria come gli indiani d’America. Strappava l’erba e se la strofinava tra le mani. Fine maggio. Ragazzo questa sarà un’estate calda. Troppo calda. Ricorda ragazzo: il caldo libera gli istinti peggiori. E’ stato sempre così. Non mi chiedere il perchè. Non c’è perchè. E’ così e basta. Ricorda un’altra cosa. Un proiettile di cento lire sfonda un torace. Ferma una vita. Nessuno ha il diritto di farlo.  A meno che non cerchino di farlo con te. In tal caso devi essere più veloce. La tua cento lire deve essere più veloce. Come fu a suo tempo la mia…
…Il soprannome di Saro va spiegato. Immaginate una musica che accompagni …. Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi….. Una specie di rintocco di campane. Ma un pò stonate. Era per via del suo andamento dinoccolato. Sulla inseparabile bicicletta. Barcollava. Sinistra, destra. Destra, sinistra. Toscano sempre fumante in bocca. Giacca di fustagno marrone. Foulard rosso, legato con un doppio nodo al collo, svolazzante. Barbetta incolta. Girava per il paese. Andava al paese vicino. Tornava. Riandava. Non lo vedemmo mai camminare. Un giorno non lo vedemmo più. (ernst.ilcannocchiale.it)

Come dice Roberto Saviano,  in questa Italia ci sono ancora buone persone che fanno ben sperare. Lo spero con tutto il cuore, anche se il peggio incombe: si avvicina il 25 aprile, ne ho parlato più volte in queste mie pubbliche pagine (qui; poi qui; e anche qui ) e proprio in questi giorni scopro che nel paese di Montichiari Elena Zanola, sindaco senza storia e senza memoria, si rifiuta di concedere la piazza per la festa della Liberazione e del Primo maggio perché “gli spazi pubblici non vengono utilizzati dai partiti per manifestazioni politiche di alcun genere, ad eccezione delle occupazioni per i comizi ed i gazebo in occasione della propaganda elettorale”. E questo mentre a Milano, come mi scrive Marco Cavallarin, il Consiglio di Zona 8 propone di apporre una lapide celebrativa della memoria di Luisa Ferida fucilata dai partigiani per avere partecipato, insieme al suo compagno Osvaldo Valenti, alle attività della Banda Koch.

Follie italiane. Intanto il solito B attacca il presidente della Repubblica (mi controlla anche gli aggettivi…sic, proprio a lui che ha scelto il nome della figlia della Gelmini) e il vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, in un’intervista pubblicata dal sito Pontifex – e successivamente smentita dallo stesso vescovo  – addirittura sostiene che a proposito dello scandalo pedofilia è “in atto una manovra orchestrata dai nemici di sempre dei cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei”, questi ultimi definiti “deicidi che provocarono la reazione nazista perché strozzavano l’economia tedesca”.

Ancora a proposito di 25 aprile, in un toccante articolo apparso su l’unità, Igiaba Scego ricorda che il 30 marzo si è spenta Isabella Marincola, donna meravigliosa, figlia di una somala e di un italiano cresciuta nell’Italia fascista e che ha speso gran parte della sua vita per celebrare il fratello Giorgio, partigiano, ucciso il 4 maggio 1945 a Stramentizzo, nell’ultima strage nazista in territorio italiano. Scrive Igiaba Scego: “In questi giorni che la Resistenza sta per essere cancellata dai programmi scolastici, l’ostinazione di Isabella può esserci da esempio. Oggi su Giorgio c’è un bellissimo libro: Razza Partigiana, c’è una strada e ci sono tante persone che non dimenticheranno mai il suo sacrificio. Isabella però non era solo la sorella di Giorgio Marincola. Ha avuto una vita piena e dura. È stata una delle mondine di Riso Amaro, modella per numerosi pittori e ha sempre pagato lo scotto di essere la nera, quella che tutti consideravano facile perché lo stereotipo voleva così. Il razzismo misogino che subisce è talmente pesante che decide di andare in Somalia, nella terra di una madre mai conosciuta. Anche lì l’aspetta una cocente delusione. La considerano infedele, straniera, bianca. «Non mi sono mai trovata a casa» diceva spesso Isabella dei suoi due paesi. Ha sofferto tanto Isabella, ma era una donna di azione e piena di dolcezza. Ci ha regalato la sua storia con un sorriso. Grazie Isabella”.