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quelli del partito dell’amore febbraio 25, 2010

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Si chiama spazio azzurro ed è uno spazio aperto sul sito del Pdl. Ho copiato qualche “perla” sul caso L’Aquila e sulla protesta delle mille chiavi:
“Non sono contenti? mi sembra che gli aquilani siano perlomeno “ingenerosi”;
“Faccio una proposta, azzeriamo tutto, polemiche comprese, rimettiamoli nelle tende!”;
“Container solo squallidi container. Aquilani questo meritavate!”;
“Forse era meglio lasciare gli aquilani al fresco, così si rinfrescavano anche le idee”;
“Vergognoso. Dopo tutto quello fatto. Andate a lavorare”;
“Allora gli hanno fatto le case, e non va bene, dovevano fare il centro storico e lasciarli all’acqua ed alla neve? di quei mille ci vergogniamo che siano italiani”;
“Che ingratitudine. Ci sono italiani che la casa non ce l’hanno anche senza il terremoto!!;
“Sono stati aiutati, hanno avuto le case con frigo televisione mobili e provviste. Allora di che si lamentano?”
“Aquilani, avete la faccia tosta pure di protestare, vergognatevi. Dovevate rimanere all’addiaccio”.

E per finire c’è anche un:“Sono ricomparse la T.B.C. e le meningiti. Che la causa siano gli immigrati non vaccinati è ovvio. Ma nessuno lo dice”.

Cattiverie a parte, grazie all’inchiesta di Riccardo Iacona col suo “presa diretta” si scopre che sono ancora 28.000 gli aquilani “dispersi”, cioè quelli che vivono negli alberghi della costa, in appartamenti in affitto temporaneo e a casa di parenti. Che ci sono ancora 3 cantieri aperti del progetto C.A.S.E., quello delle cosiddette “case di Berlusconi”, e che mancano all’appello centinaia di prefabbricati in legno leggero della Protezione Civile. E ancora che le C.A.S.E. sono costate oltre 2 mila euro al metro quadro contro i 600 che sono costate quelle prefabbricate donate dalla Regione Trentino.
Clicca qui per rivedere la puntata di Presa diretta dello scorso 21 febbraio

Ultimora: E per il caso Milss vince la politica dello struzzo: c’è il corrotto, c’è il corruttore, ma il reato è prescritto, dunque non si vede.

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scritti e suoni sul terremoto ottobre 17, 2009

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…tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l’omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, così la sua somma è sempre lo zero, l’insostanziale. (da I lettori di libri sono sempre più falsi – Quattro novelle sulle apparenze – Gianni Celati)

Torno a parlare di terremoto.
1) Di numeri. Venti persone sarebbero state indagate dalla Procura dell’Aquila per i crolli alla casa dello studente e al Convitto Nazionale. (qui l’articolo da repubblica.it); ad oggi sono stati consegnati un migliaio di alloggi sui cinque mila promessi e ancora non realizzati; ci sono sette mila persone al gelo dentro le tende; gli aquilani sparsi per l’Abruzzo in alberghi e in case di parenti o amici sono 25 mila.
2) Di immagini e suoni. Dino Viani ha portato in concorso al Festival internazionale del cinema di Amsterdam (Olanda) il suo “Canto 6409”, ( qui il trailer) girato all’indomani del sisma del 6 aprile e già presentato a maggio al Festival di Cannes. “Ho voluto cercare di comprendere la solitudine dell’uomo davanti al proprio destino- dice Viani – Il cinema, come ogni linguaggio artistico, evoca presenze e ci aiuta ad avere meno paura della morte”.
3) Di libri che ho appena terminato di leggere.
Comincio da quello di Angelo De Nicola, perché è un amico, oltre che compagno di lavoro, ma soprattutto perché il suo “Il nostro terremoto” (One Group Edizioni) mi ha portato dentro al dramma che gli aquilani, persone e non numeri, hanno vissuto quella notte e i giorni seguenti. Al dramma di Angelo vissuto e patito in prima persona “mentre tutto intorno alla camera da letto ondeggiava e sussultava…”. Un libro di emozioni, un diario fatto di piccole cose, di microstorie, di quei piccoli fatti raccontati senza pietismi e moralismi. E’ bravo Angelo, bravo con le sue crude ma anche dolci storie di vita quotidiana che, alle volte più di qualunque altro testo, si posano sulla realtà e ne raccontano le voci. La comunità degli sfollati “uniti” dai telefonini; gli incontri-appuntamento all’Autogrill di Brecciarola. E poi la catena degli sms, l’impiegato di banca che si fa in quattro per risolvere problemi burocratici, la partitella a basket, la scuola per la figlia Camilla, il gatto nero, le “orecchie della nonna” recuperate da un vigile del fuoco di Aosta, la bugia per riprendersi gli sci, le passeggiate e gli abbracci dei superstiti sul lungomare degli sfollati…

Cronache di vita quotidiana, di una vita che riparte nel nome dell’aquilanità, come registra con forza nella prefazione don Attilio Cecchini, e con il motto “Jemo ‘nnanzi”. E così ecco fissate sulle pagine di questo libro le emozione di chi c’era, di chi ha avuto la fortuna di esserci ancora, di scrivere e raccontare. “Una sorta di catarsi corale” scrive Angelo De Nicola presentando il suo libro-romanzo che invece è “la realtà”, ancora più vera perché accompagnata anche dalle lettere arrivate al giornale “Il Messaggero” i giorni immediatamente seguenti alla scossa sotto il titolo “lettere da un terremoto”. Da leggerle tutte, per sentire le vere voci della tragedia. A cominciare dalla voce di Angelo De Nicola, per continuare poi a sentire le voci-parole dei tanti Ornella, Marco, Stefano, Mario, Luca…voci che sembrano scatti di un fotografo, opere di artigiani, senza mediazioni, interpretazioni. Come dice Gianni Celati. “E’ il modo di lavorare dei fotografi che mi ha conquistato, più artigianale e soprattutto più esposto all’esterno, e quindi senza questi giochi dell’interiorità e dell’interiorizzazione…”.

L’altro libro uscito in questi giorni è “L’Aquila non è Kabul” di Giuseppe Caporale cronaca di una tragedia annunciata” Castelvecchi. Un libro inchiesta, con la cronaca puntuale di quello che accadde nel capoluogo dell’Abruzzo e nei paesi vicini raccontata fin dalle prime ore dopo la scossa delle 3.32, con i cadaveri in mezzo alla strada, con le testimonianze degli abruzzesi raccolte fra i vicoli tra grida di dolore e paure. Un viaggio verso l’Apocalisse per non dimenticare, soprattutto per capire. Un libro documento che mette a fuoco la vergogna dell’ospedale San Salvatore e della casa dello studente. Ma è soprattutto un libro sul dopo, sugli alberghi per gli sfollati, sul lavoro dei volontari, sul G8, su Bertolaso, sul sisma che copre la crisi, su Pettino costruito sulla faglia, sui reality show tra tende e macerie. Un libro accusa. Accompagnato dalle foto di Chiara Morelli.

Nb: E sempre a proposito di libri e terremoto, è di tre mesi fa “3.32, L’Aquila – gli allarmi inascoltati” di Paolo Mastri (edizioni Tracce). Ne parlo qui

non dormire. anna, coraggio settembre 24, 2009

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4,1 è stata avvertita distintamente alle 18.15 dalla popolazione dell’Aquila, seguita da un lieve boato che si è protratto per alcuni secondi, senza produrre conseguenze a cose o a persone. Secondo il Dipartimento della Protezione civile l’epicentro del sisma è stato localizzato nei comuni di Pizzoli, Barete e Capitignano. L’intensità di questa scossa, avvertita anche nelle Marche, è superiore alla media dell’ultimo sciame…
(da repubblica.it)

Anna ha scritto:
Ancora…
E’ arrivato di nuovo. Il vento che si alza leggero. Aumenta. Il boato. La scossa. La terra si ferma, subito ricomincia a tremare. Poi il silenzio. E i cani che abbaiano. E tu che non hai neanche più paura. E pensi che, se deve essere, sia. E sei stanca. E vorresti solo dormire…..

Le ho risposto così:
ciao anna, ti sono vicino, ma tu non dormire; coraggio e continua a lottare con la grinta di sempre, quella che ho scoperto leggendo il tuo blog. Niente è “e così sia”. Arturo alcuni giorni fa consigliava la lettura di “l’ombra di quel che eravamo” di Sepulveda. Il libro è dedicato “ai compagni che caddero, si rialzarono e ripresero la strada”. E’ la storia di quattro amici che si ritrovano da “vecchi”, ombre di un passato ma ancora pieni di speranze. Sono cileni, esuli, vittime di torture nel cile di pinochet…hanno ritrovato i vecchi ideali di un tempo…
se ce l’hanno fatta loro!…
Il libro di Sepulveda l’ho letto tutto d’un fiato. è bello e mi ha dato forza. coraggio anna, ciao.

salotti incredibili settembre 15, 2009

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vespe, vesponi e calabroni,
nel salotto troneggia berlusconi
di aquila e di tanto altro si è straparlato
ma ai campi “confortevoli” mi sono fermato
e quando ai profughi anche le “bibite hanno servito”
mi sono alzato e la corrente della Tv ho per sempre disinserito

e buona notte

dal blog di Antonio Di Pietro: “Signor Vespa, ritengo che sia lei a doversi scusare per l’utilizzo che fa del servizio pubblico come veicolo di promozione degli interessi privati di Silvio Berlusconi”

G8, in sintesi luglio 11, 2009

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Copia di emiciclo1

Dov’è la festa?

…ma non ha niente addosso maggio 16, 2009

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Ultimamente scrivo poco, me lo fanno notare tanti amici. Il motivo è che mi sento un po’ svuotato da tanto frastuono e da tante voci di troppi scrittori, intellettuali, giornalisti e politici embedded . Ridotti per scelta e per denaro a dei processori elettronici, come se fossero progettati appositamente, integrati in un enorme e perverso sistema di controllo totale. Tutti ridotti al rango di veline. Perciò mi consola di più studiare e leggere – ho appena comperato “L’occupazione italiana del Balcani, crimini di guerra e mito della brava gente” di Davide Conti – oppure tentare di ricostruire una vecchia storia tirata fuori dal passato grazie a una donna alla ricerca del padre che apparteneva alla sesta compagnia di sanità della Divisione Pasubio… partito da Bologna assegnato all’Ospedaletto da Campo 836 in aprile del 1941…disperso in Russia….

E nel tempo che mi resta mi interessa di più navigare in rete saltellando da un blog all’altro e dove – al contrario di quello che leggo su tanti giornali o sento in tv – trovo un po’ di gente che ragiona con la propria testa. Bella gente, molti magari nascosti da nick name. Bella gente che racconta di sé e degli altri con amore e senza rancore. Poeti e scrittori veri. Per passione. Gente onesta. E che sa vedere il mondo come quel bimbo di Andersen che seppe spezzare l’incantesimo semplicemente gridando: “ma non ha niente addosso!”.

Spigolature:
1) è morta Susanna Agnelli. Nel ’79 in un intervento alla Camera, durante la seduta del 5 luglio, in occasione dell’invio da parte di Zamberletti di alcune navi per soccorrere i profughi vietnamiti, Susanna Agnelli disse: “…siccome auspichiamo che possano raccogliere un numero determinato di profughi e riportarli in Italia, riteniamo sarebbe bene che il Parlamento adottasse, fin d’ora, alcuni provvedimenti in modo che questi profughi, una volta entrati in Italia, possano essere accolti nei comuni italiani in un determinato modo . Mi riferisco, per esempio, alle abitazioni di questi profughi . Se ad un certo momento non si ottiene una deroga, in modo che i comuni possano accedere ai mutui della Cassa depositi e prestiti per preparare le abitazioni per questi profughi; se non si ottiene la possibilità che possano avere lavoro senza passare attraverso l’ufficio di collocamento; se non sappiamo l’ammontare dei fondi che evidentemente saranno concessi ai comuni per l’assistenza a questi profughi, noi rischiamo – io temo – che queste persone, che abbiamo salvato dalla morte, giunte in Italia si trovino ad affrontare una vita, non dico difficile, ma addirittura impossibile”. E Mirko Tremaglia aggiunse: “… il Parlamento è completamente assente e questo è veramente vergognoso . Sì, partono delle navi, ma non sappiamo se poi si tratta, come si era parlato, di 100 persone o di migliaia di persone; non sappiamo quale destino avranno questi profughi. Ecco perché la nostra reazione è una reazione decisa, il nostro invito è un invito pressante. Bisogna immediatamente tornare qui davanti a questo Parlamento per decidere in termini di umanità e di civiltà la sorte di tutta questa gente che soffre e che muore”.

2) è morta Dora Colaianni: la postina di Onna era in coma dalla notte del 6 aprile. Con la sua morte le vittime del terremoto salgono a 306. Dora Colaianni aveva vissuto in prima persona gli eventi legati alla strage nazista di Onna (17 morti). Era l’11 giugno del ’44, Dora fuggì assieme al fratello alla distruzione da parte dei tedeschi della sua casa di piazzetta del Panettiere. Quella casa, ricostruita dopo la guerra, è crollata il giorno del terremoto.

3) ho gran voglia di vedere il film che il mio amico Dino Viani presenterà fuori concorso al Festival di Cannes il 20 maggio. Si intitola “Canto 6409”, ed è stato girato all’indomani dell’evento sismico che ha colpito le popolazioni dell’Aquila. Il lavoro (22 minuti di pellicola) è stato realizzato in collaborazione con il maestro Emanuel Dimas De Melo Pimenta, uno dei più importanti compositori contemporanei sulla scena mondiale. Racconta Viani: “Ho iniziato a visitare gli hotel della costa per cercare di incontrare delle persone disponibili per poter raccontare una storia che parlasse dell’aspetto invisibile del terremoto, di quei danni, di quelle crepe insanabili aperte nelle anime delle vittime dopo la tragica notte del 6 aprile. E’ stato un compito molto difficile per ovvie ragioni emotive, soprattutto per la breve vicinanza dall’evento. Quando ho incontrato Sascia, con la sua famiglia, ho capito subito che avevo il film a portata di mano, dovevo solo filmare. Attraverso i loro giovani volti smarriti ho cercato di raccontare il loro dolore e quello che ha colpito la mia terra, la mia gente; con quel senso di compostezza, disperazione mista a bellezza”. Aggiunge: “Il mio lavoro vuole essere una delicata neve di primavera che scende su questa terra martoriata come un lungo sudario bianco per coprire le urla dei morti e il piano dei loro cari rimasti soli”.

Conosco Dino Viani da alcuni anni. E’ un poeta dell’immagine. Ricordo il suo Dark Room girato tra la pioggia e le parole e gli sguardi degli anziani della casa di riposo di Alanno. Persone abbandonate. Mentre fuori il mondo festeggiava i suoi stanchi riti…mentre lo sguardo del regista mostrava le loro mani e i loro volti e li accarezzava con amore.

In un mondo senza amore. Un mondo militarizzato, a cominciare dall’Aquila, dove lo stesso segretario dell’Ordine dei Giornalisti Sergio D’Agostino, saputo che al presidente Stefano Pallotta è stato impedito l’accesso al suo ufficio provvisorio nel palazzo dell’Emicilo, ha detto: “Non vorremmo pensare che l’obiettivo reale sia quello di avere nell’area aquilana solo giornalisti embedded”. Un mondo dove non si possono fare domande, un mondo non multietnico e molto razzista. Un mondo in divisa, tipo cravatta, camicia e pochette indossate dai vari Bossi, Borghezio e Cota. Un mondo in divisa tipo mister B. Tutti uguali, tutti con l’uniforme del potere. Embedded e veline al soldo di un gruppo di facinorosi che in poco tenpo hanno fatto scempio di leggi e regole, e venduto paure e veleni.

il terremoto in Abruzzo aprile 6, 2009

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Mi era già successo in altre occasioni e in altri posti. Di nuovo il terremoto mi ha svegliato e spaventato. E anche questa volta, oltre alla paura e all’angoscia, per un po’ di tempo mi è restata addosso una sensazione di precarietà e impotenza. Stessa sensazione sentita quella volta in Umbria nel ’97 dove ero stato mandato dal Messaggero. E ancora prima nel ’76 durante il terremoto del Friuli che provocò oltre 900 morti. Allora ero lì per  “Nord Est”, settimanale del Triveneto, settimanale di battaglia. Sfoglio le vecchie impolverate riviste che ho recuperato dall’ultimo scaffale della libreria. Ecco il numero che cercavo, in copertina una foto seppiata, militari e volontari tra le macerie, il titolo è Friûl. All’interno ci sono gli articoli del direttore Valentino Giacomin e dei vari Sergio Tazzer, Giuseppe Nicotri, Tono Galla, Roberto Bianchin, Curzio Pettenò, Giuseppe Gioia, Enrico Ferri e di tanti altri. Guardo le foto. Sono foto in bianco e nero, sono foto di un’altra Italia, Italia senza il Servizio di Protezione civile, senza vere strutture per l’emergenza.

Da allora sono passati 33 anni: oggi abbiamo i volontari con le mascherine, la protezione civile, i ricercatori, gli esperti al lavoro o in Tv, i giornalisti alla Cucuzza che cercano storie umane. (altro…)