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scuole di razza gennaio 9, 2010

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Ieri:
Tutti biondi – Tutti con gli occhi azzurri – Tutti senza malattie ereditarie – Tutti figli di donne ariane, belle bionde e alte – Tutti figli di ufficiali delle SS di pura razza ariana fin da 1650 – Tutti con certificato attestante la sanità di tutti i membri della famiglia (progetto Lebensborn ideato e realizzato da Heinrich Himmler a partire dal 1935 con la creazione di sei cliniche con 263 letti per le madri e 487 per i neonati…).

Oggi:
La percentuale massima di alunni con cittadinanza non italiana per ogni classe non potrà superare il 30 per cento – Il limite verrà introdotto gradualmente dalle prime classi in tutti gli ordini di scuola – Il tetto del 30 per cento massimo potrà essere anche oltrepassato se gli stranieri da integrare avranno già le competenze linguistiche per essere inseriti in classe senza difficoltà (Indicazioni e raccomandazioni del ministro Gelmini alle scuole italiane per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana – 8 gennaio 2010).

per saperne di più:
Wikipedia su progetto Lebensborn
La lista dei figli di Hitler dal Corriere della sera

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dialoghi sul muro novembre 7, 2009

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Botta e risposta:

Nel ventennale della ricorrenza della caduta del Muro di Berlino, il Pdl propone celebrazioni ufficiali e momenti di approfondimento, al fine di sensibilizzare le giovani generazioni… con l’auspicio che non vi sia più bisogno di erigere muri tra i popoli.

Forse perché fuori moda…del resto al posto del muro hanno il Mediterraneo e la legge sulla sicurezza.

Qui sotto alcuni stralci di un mio post dello scorso 22 maggio
Si intitolava tempo di muri :

“Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.

Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.

Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.

…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…

Letture:
1) All’Est ho imparato velocemente ad essere preparato a tutto (Vite nuove, Ingo Shulze – Feltrinelli)
2) Quando il muro di Berlino è caduto…
3)

tempo di muri maggio 22, 2009

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“Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.

Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.

Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.

Perché ho buttato giù questo testo, perché nella mia mente sono affiorati questi ricordi è un mistero del mio cervello. Un mistero che comunque posso immaginare frutto di associazioni mentali legate a parole come migrazione, diritti, giustizia, libertà. Fatti di ieri, ma anche fatti di oggi. Un oggi che non mi piace. Dove si parla di respingimenti di migranti e quote. Dove un sindacalista della Cgil del Veneto apparso in Tv l’altra sera da Santoro uniformandosi a camice e fazzoletti verdi chiede di stoppare gli arrivi per garantire quelli che ci sono ad oggi, perché per altri non c’è posto. Senza sapere che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di nuovi rifugiati (Fonte Onu); dimenticando i sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero e che a loro volta vennero trattati male, cacciati o anche uccisi; ignorando che l’11% della popolazione mondiale (ovvero noi) consuma l’88% delle risorse del mondo. Nell’85 al tempo della siccità, sono stato in Etiopia. Mi ricordo che ho fatto tappa a Laisen a 50 minuti di auto da Asmara dove ho visitato i campi profughi dove migliaia di bambini morivano di fame. E dove ho scoperto che mentre c’era gente fiera e guerriera costretta a cibarsi di legno come le capre, mentre dall’Europa venivano mandati come aiuti al Terzo mondo macchinari e trattori più utili a chi li produceva che a quelli ai quali erano destinati, le multinazionali americane ed europee acquistavano a bassissimo prezzo (praticamente niente) arachidi, cacao, caffè, olio di palma, banane…Allora, ancora oggi.

Un oggi dove l’arroganza del potere – come al tempo di Honeker – non accetta controlli e regole. Dove un uomo riesce a conquistare le platee dicendo cose tipo: «Per la prima volta c’è un Governo nella storia del Paese retto da un imprenditore con una squadra di ministri che sembra un consiglio di amministrazione…Ma la legislazione che deve essere migliorata… Il presidente del Consiglio non ha nessuno potere, perché tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100. Diranno che offendo il parlamento ma è la pura verità:le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti. Serve ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, tuttavia per farlo servirebbe un disegno di legge di iniziativa popolare, perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale…Ci sono alcuni parlamentari che non si vedono mai, perché sono imprenditori, perché sono professionisti, e che hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Come si vota? Immagino lo sappiate: si guarda il capo gruppo che fa un gesto e dice come si deve votare”.

Dove questo accade nel silenzio. Dimenticando ad esempio il famoso discorso di Mussolini il 16 novembre del 1922, era il primo discorso del nostro dittatore alla Camera: “Mi sono rifiutato di stravincere…con 300 mila giovani armati potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli…potevo sprangare il Parlamento…e costituire un governo esclusivamente di fascisti…Oggi per esempio 52 iscritti a parlare sulle mie comunicazioni sono troppi”.

La sera del 3 febbraio 1933 a Berlino il neo cancelliere Hitler incontrò i maggiori esponenti della Reichswehr, fra questi il generale Kurt von Hammerstein , capo di stato maggiore dell’esercito tedesco, uomo di destra che tuttavia considerava Hitler un confusionario non particolarmente pericoloso. Nel corso della cena Hitler espose i suoi obiettivi…Fu allora che Kurt von Hammerstein cambiò idea e divenne il punto di riferimento della resistenza contro Hitler.

Marie Terese von Hammerstein ricorda: “Inez Ville, giornalista e nipote di un generale dell’esercito della Confederazione, seduta in poltrona di fronte a mio padre…chiese: “Che cosa è successo?”. La risposta di mio padre fu pregnante e laconica: “Ci siamo tuffati a capofitto nel fascismo”. …A un giovane commilitone del terzo reggimento guardie disse: “Il 98 per cento del popolo tedesco è ubriaco”. (da “Hammerstein ovvero l’ostinazione” di Hans Magnus Ezensberger).

…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…
“Povera patria – canta Franco Battiato – Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature, se avremo ancora un po’ da vivere…”.

il 25 aprile, Mister B e la legge 1360 aprile 25, 2009

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“…se vi sentono quelli della Muti …zitti, zitti, se no finite nei campi in Germania”. “Attenti, c’è la banda Carità, se ti prendono prima ti torturano, poi ti uccidono”. “La banda Cock fa di peggio”.

Non so quanti possono ancora ricordare frasi così. Le dicevano impauriti i nostri padri e le nostre madri negli anni del fascismo e della Rsi. Le dicevano gli antifascisti, gli operai in sciopero che difendevano le fabbriche dai tedeschi, i partigiani, le donne, i vecchi. E gli ebrei in fuga. Gente massacrata nelle carceri, nei campi di concentramento, fucilata, mitragliata alle spalle, impiccata sugli alberi nelle piazze delle città e dei paesi con un cartello appeso al collo con la scritta bandito. Vittime degli uomini di Pavolini, della Banda Carità, della Muti, delle Brigate nere della Decima MAS. O dei corpi scelti che avevano giurato fedeltà a Hitler come le SS italiane, 15-20 mila persone, mostrine rosse e nere, sui berretti e sugli elmetti il “teschio d’argento”, sul bavero le due S stilizzate. (altro…)

serate romane marzo 14, 2009

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Serate a casa Vespa a Trinità dei Monti a Roma. L’altra sera, leggiamo da Repubblica, c’erano Muti, Alemanno, Laura Ravetto, Gianni Letta e consorte, Berlusconi senza consorte, un alto prelato…
E Galeazzo Ciano?

Da Hitler, il figlio della Germania, di Antonio Spinosa, pag. 243:

…il governo aveva davanti a se grandi traguardi e non poteva “mercanteggiare e implorare” ogni momento il voto del Reichstag. Il governo sarebbe andato avanti per la sua strada, ma ciò non avrebbe comportato né la soppressione del parlamento – il Reichstag sarebbe stato messo di tanto in tanto al corrente dei progetti del cancelliere…

quando eravamo dalla parte dei cattivi ottobre 26, 2008

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Mio padre prima dell’8 settembre e prima di diventare un combattente partigiano è stato in Africa con la divisione Folgore dove ha combattuto nella battaglia di El Alamein, un inferno di sangue e morte che causò 100-150 mila morti. Ricordo che mi raccontava che erano senz’acqua, che molti erano costretti a bere l’urina, che invano più volte chiedevano aiuti ai tedeschi dai quali ricevano solo battute di scherno e il solito “raus”. E non avevano nemmeno munizioni a sufficienza tanto che contro i tank usavano le bottiglie incendiarie. “Ci nascondevamo sotto la sabbia, e dopo che il carro armato ci era passato sopra uscivamo allo scoperto; quindi da dietro gettavamo all’interno del tank le bottiglie incendiarie”. Ma non erano per niente degli eroi. Anzi erano giovani mandati al macello, prime vittime di una vera e propria guerra di aggressione. Uomini dalla parte sbagliata. Ha detto il presidente Giorgio Napolitano in visita l’altro ieri al Sacrario di El Alamein che custodisce le spoglie di quasi cinque mila soldati italiani (la metà rimasti ignoti), caduti negli ultimi mesi del ’42: “I veri sconfitti furono i disegni di aggressione e di dominio, fondati persino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo hitleriano l’espressione più virulenta e conseguente”. Anche mio padre mi diceva: meno male che siamo stati sconfitti, la vittoria nostra e dei tedeschi sugli alleati avrebbe significato la vittoria di Hitler.