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parole e magie aprile 12, 2010

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Da bambino, per un certo periodo, sono stato innamorato della mia maestra. Rivedo ora una vecchia foto, scattata durante la festa degli alberi, gli altri bambini della scuola, l’immancabile prete con la lunga tonaca nera, e lei, la maestra dai capelli castano chiaro. Nella foto ci sono anch’io, cappottino grigio dal quale uscivano due gambette, calzettoni fino al ginocchio. Ho l’occhio vispo, nella foto guardo l’obiettivo del fotografo e nascondo il mio segreto.

La magia della rete: trovi di tutto anche cose vecchie e belle anime, come ernst, il poeta che ha dato vita a un blog fra il luglio e il novembre del 2003. E’ ancora sul web sette anni dopo. Ci clicco sopra, parole-immagini, ricordi, una musica struggente, piccoli racconti e memorie…

…Ero ragazzo. Osservavo mio nonno che annusava l’aria come gli indiani d’America. Strappava l’erba e se la strofinava tra le mani. Fine maggio. Ragazzo questa sarà un’estate calda. Troppo calda. Ricorda ragazzo: il caldo libera gli istinti peggiori. E’ stato sempre così. Non mi chiedere il perchè. Non c’è perchè. E’ così e basta. Ricorda un’altra cosa. Un proiettile di cento lire sfonda un torace. Ferma una vita. Nessuno ha il diritto di farlo.  A meno che non cerchino di farlo con te. In tal caso devi essere più veloce. La tua cento lire deve essere più veloce. Come fu a suo tempo la mia…
…Il soprannome di Saro va spiegato. Immaginate una musica che accompagni …. Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi, Tinchi, Tanchi….. Una specie di rintocco di campane. Ma un pò stonate. Era per via del suo andamento dinoccolato. Sulla inseparabile bicicletta. Barcollava. Sinistra, destra. Destra, sinistra. Toscano sempre fumante in bocca. Giacca di fustagno marrone. Foulard rosso, legato con un doppio nodo al collo, svolazzante. Barbetta incolta. Girava per il paese. Andava al paese vicino. Tornava. Riandava. Non lo vedemmo mai camminare. Un giorno non lo vedemmo più. (ernst.ilcannocchiale.it)

Come dice Roberto Saviano,  in questa Italia ci sono ancora buone persone che fanno ben sperare. Lo spero con tutto il cuore, anche se il peggio incombe: si avvicina il 25 aprile, ne ho parlato più volte in queste mie pubbliche pagine (qui; poi qui; e anche qui ) e proprio in questi giorni scopro che nel paese di Montichiari Elena Zanola, sindaco senza storia e senza memoria, si rifiuta di concedere la piazza per la festa della Liberazione e del Primo maggio perché “gli spazi pubblici non vengono utilizzati dai partiti per manifestazioni politiche di alcun genere, ad eccezione delle occupazioni per i comizi ed i gazebo in occasione della propaganda elettorale”. E questo mentre a Milano, come mi scrive Marco Cavallarin, il Consiglio di Zona 8 propone di apporre una lapide celebrativa della memoria di Luisa Ferida fucilata dai partigiani per avere partecipato, insieme al suo compagno Osvaldo Valenti, alle attività della Banda Koch.

Follie italiane. Intanto il solito B attacca il presidente della Repubblica (mi controlla anche gli aggettivi…sic, proprio a lui che ha scelto il nome della figlia della Gelmini) e il vescovo emerito di Grosseto monsignor Giacomo Babini, in un’intervista pubblicata dal sito Pontifex – e successivamente smentita dallo stesso vescovo  – addirittura sostiene che a proposito dello scandalo pedofilia è “in atto una manovra orchestrata dai nemici di sempre dei cattolicesimo, ovvero massoni ed ebrei”, questi ultimi definiti “deicidi che provocarono la reazione nazista perché strozzavano l’economia tedesca”.

Ancora a proposito di 25 aprile, in un toccante articolo apparso su l’unità, Igiaba Scego ricorda che il 30 marzo si è spenta Isabella Marincola, donna meravigliosa, figlia di una somala e di un italiano cresciuta nell’Italia fascista e che ha speso gran parte della sua vita per celebrare il fratello Giorgio, partigiano, ucciso il 4 maggio 1945 a Stramentizzo, nell’ultima strage nazista in territorio italiano. Scrive Igiaba Scego: “In questi giorni che la Resistenza sta per essere cancellata dai programmi scolastici, l’ostinazione di Isabella può esserci da esempio. Oggi su Giorgio c’è un bellissimo libro: Razza Partigiana, c’è una strada e ci sono tante persone che non dimenticheranno mai il suo sacrificio. Isabella però non era solo la sorella di Giorgio Marincola. Ha avuto una vita piena e dura. È stata una delle mondine di Riso Amaro, modella per numerosi pittori e ha sempre pagato lo scotto di essere la nera, quella che tutti consideravano facile perché lo stereotipo voleva così. Il razzismo misogino che subisce è talmente pesante che decide di andare in Somalia, nella terra di una madre mai conosciuta. Anche lì l’aspetta una cocente delusione. La considerano infedele, straniera, bianca. «Non mi sono mai trovata a casa» diceva spesso Isabella dei suoi due paesi. Ha sofferto tanto Isabella, ma era una donna di azione e piena di dolcezza. Ci ha regalato la sua storia con un sorriso. Grazie Isabella”.

la protesta nelle scuole ottobre 27, 2008

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Nel lontano ’68 anche io ho occupato per alcuni giorni il liceo dove studiavo. Poi è arrivata la polizia…Allora si lottava contro il classismo (il 90 % degli alunni delle scuole elementari erano figli di lavoratori, ma solo il 10 per cento di questi si iscriveva all’Università), contro l’autoritarismo, per la democrazia nelle scuole, per il diritto allo studio, contro la guerra in Vietnam, per la pace. Quarant’anni dopo la storia sembra ripetersi. Guardo i ragazzi che occupano, ascolto i racconti di mia figlia di ritorno da un’assemblea…la vedo euforica. Un po’ come lo ero io tanti anni fa. Sull’Unità di oggi a pagina 4 una foto ritrae i manifestanti di Pisa che sfilano lungo l’Arno, tantissimi. Impossibile non vederli, impossibile non pensare. Usando ovviamente la testa. Cosa che in Italia non succede più: da una parte c’è la ministra Gelmini secondo la quale “è una protesta di pochi”, dall’altra c’è l’ex presidente Cossiga.

Mi scrive così il mio amico G. Zanetta: “Incredibile che un ex-presidente (di tutto) possa dichiarare queste cose e soprattutto possa chiamare in causa Enrico Berlinguer. Siamo all’applicazione della scuola di Chicago, le teorie che Friedman consigliò ai generali sud-americani ed in particolare  al generale Pinochet. Queste persone dovrebbero stare da un’altra parte, così tutti quelli inquisiti dal Golpe Borghese, alla P2, ai servizi deviati (1964, 1984 e 2004). Siamo all’istigazione del colpo di stato, meno male che siamo in Europa”.