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io oggi sono ad Assisi gennaio 17, 2009

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Io oggi sono ad Assisi. E sono anche a Roma…e in Israele e in qualunque altra parte del mondo dove c’è chi dice basta alla guerra e al massacro di civili che i soldati israeliani stanno compiendo a Gaza. E perché mi fa orrore vedere bambini ammazzati e adulti che parlano di martiri. Ma anche perché ho schifo di chi parla di diritti e colpe e responsabilità, come se scoprire chi è stato per primo a scagliare la prima pietra sia un modo per ridurre le sofferenze. Perché ci sono opinionisti da strapazzo e anche no, dirigenti di partito e politici che si uniscono e si dividono sulle parole: su che cosa è lager e su che cosa non lo è, come se la conta dei morti facesse la differenza. (altro…)

…changeling novembre 15, 2008

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“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sè….perché si muova bisogna metterci dentro il combustibile…bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito…La libertà è come l’aria . Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare…ogni giorno sulla libertà bisogna vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…nessuno di noi nel mondo è solo, siamo parte di un tutto” (Piero Calamandrei: discorso agli studenti milanesi -1955)

Beppino Englaro alla fine ce l’ha fatta. Da solo, con la tenacia dei friulani, migranti e gran lavoratori, gli stessi che – coi miei lontani amici C. Buffa e il “colonnello Maretto” – ho visto rimboccarsi le maniche dopo il terremoto del ’76. Beppino Englaro dice che ha vinto lo stato di diritto, che sono state applicate le regole e i principi prescritti dalle leggi. Non sono del tutto d’accordo: la sua vittoria e conseguentemente quella di sua figlia (in via di liberazione) sono unicamente frutto di una lotta. E’ solo grazie alla sua lotta che lui si è conquistato quel diritto che nessuno mai deve portare via a un uomo. Il diritto di decidere per sé e di vedere rispettate le proprie volontà. Come persona e non come suddito. La stessa lotta che nell’America del ‘28 ha permesso a Christine Collins-Angelina Jolie di mostrare il vero volto del dipartimento di polizia della “Citta degli Angeli” dove governavano corruzione e malaffare, riuscendo a far dimettere il capo della polizia, a costringere il sindaco a non ricandidarsi e, ancora, a denunciare l’uso del manicomio contro oppositori e liberal. Una lotta che è speranza suggerisce Clint Eastwood alla mamma coraggio di Changeling. Una pagina storica per gli Usa quella del ’28…
…il contrario di quanto è accaduto da noi a Genova sulla mattanza della Diaz dove in quattro e quattr’otto una brutta sentenza ha ucciso diritto e speranza.

se fossi eluana ottobre 11, 2008

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Non ho alcun diritto di parlare. Chiedo subito scusa, ma se fossi Eluana Englaro, se potessi scrivere, forse, ripeto forse, io potrei dire così:  “Da quasi 17 anni mi nutrono e mi fanno defecare artificialmente. Io non vivo, non sento, non vedo, non penso, non soffro. Mia madre sta male, mio padre sembra don chisciotte, vive per me, vive solo per me, guarda le mie foto e appare sui giornali con la sua aria triste e sconsolata. In un libro “Eluana. La libertà e la vita”, Rizzoli-Bur, appena mandato alle stampe, c’è la nostra storia. Mio padre parla del suo-nostro lungo calvario sanitario e giudiziario, alla disperata ricerca del rispetto della mia volontà. Avevo vent’anni quando Alessandro, detto Furia, rimase in coma per un incidente, esattamente un anno prima del mio incidente. Ricordo bene: di fronte a quella condizione di sopravvivenza artificiale, dissi ripetutamente “A me, mai”. Mio padre lo scrive nel libro, lo dice da anni. Non succede nulla: preti, magistrati, politici, giuristi, esperti di bioetica, giornalisti, tutti costoro mi girano attorno senza vedermi e intanto parlano per me di sacralità della vita. Mio padre ha ragione, questa è una storia di oscurantismo, da medioevo. Decidono per me: tutti vogliono parlare per me. Forse è il caso che me ne vada da sola, spero di farcela, forse un dio pietoso perché in terrà la pietà non c’è, mi aiuterà a togliere il disturbo. Affinché quelli che non vedono e non vogliono vedere possano stare in pace con le loro idee. Su repubblica.it Piero Colaprico oggi sabato, alle ore 16.30 scrive che le mie condizioni  sono peggiorate all’improvviso e gravemente…che l’intervento dei medici, chiamati dalle suore misericordine che accudiscono la paziente, è per ora vano. Sarebbe necessaria una trasfusione di sangue ma – date le condizioni critiche – questa trasfusione potrebbe essere accanimento terapeutico, perché non porterebbe alcun miglioramento significativo nella non-vita… Il padre, chiuso nel suo silenzio, è andato di persona alla clinica, annullando i due impegni per oggi: andare a registrare una puntata di Che tempo che fa? con Fabio Fazio e partecipare a un convegno in corso Matteotti a Milano, organizzato da Politeia, all’auditorium san Carlo. Intorno alla clinica di Lecco sono già presenti alcuni giornalisti e una rete Tv…
Forse ce la faccio davvero a togliere il disturbo, i parrucconi saranno soddisfatti”.