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anche Hitler fu eletto da popolo febbraio 11, 2010

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Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso..
(Pericle, 461 a.C.)

Preferisco leggere e studiare, e purtroppo il tempo è poco: vorrei una giornata di 48 ore. La Tv non la guardo quasi più. I talk show ancora meno: non è certo lì che mi informo e capisco come va l’Italia e come va il mondo…ahimè quasi quasi rimpiango Zatterin. Ma, quando sento che durante la campagna elettorale “chiuderanno” le trasmissioni come Anno Zero, l’Infedele (mi è più caro degli altri assieme alle inchieste di Report e Iacona) e Ballarò, allora mi dà fastidio. Allora sento puzza di editti e di regime. E non mi piace perché molti che si informano solo con la Tv non avrebbero più la possibilità di sentire voci fuori dal coro, di ascoltare le parole del bravo Giorgio Bocca che – come lo scorso 4 febbraio – quasi unico nel panorama italiano dice la verità sul caso della famosa foto di Di Pietro con Contrada, e spiega – anche a Felice Cavallaro, autore del cosiddetto scoop – che quella non era una notizia. E ancora non avrebbero la possibilità di ascoltare Bocca che apostrofa Santoro con la frase “Tu hai un bello stomaco per sopportare questa recita e mi stupisce che la filosofia del Corriere sia la diffamazione di Di Pietro”, o rintuzza l’avvocato parlamentare Ghedini ricordando che “Anche Hitler e Mussolini vennero eletti dal popolo”.

Regime: un pochino di tanto insisteva Bocca in Tv quel 4 febbraio. Intanto in questi giorni tra le tante 1) si pensa come imbavagliare Internet; 2) si provano a vietare le video dirette sempre tramite la rete; 3) l’uomo presidente assolve e promuove a priori Bertolaso e continua ad attaccare i giudici; 4) si ordina il voto di fiducia sul maxi emendamento che sancisce la fine del diritto soggettivo al contributo pubblico a testate come il manifesto, l’unità, il secolo d’Italia etc e si salvano quelli alla grande stampa come il Corriere, il Sole 24ore etc.

“Si ricorda che i furti fanno parte della cronaca nera, che deve essere limitatissima e pubblicata, anche nei casi di maggior mole, con nessun rilievo”. (Disposizioni del Duce ai giornali 29 agosto 1942)

Democrazie senza democrazie, dice lo storico Massimo Salvadori.

Post scriptum a proposito di giornali e giornalisti: lo scorso novembre è finito tra le brevi o per lo più è stato ignorato dai giornali l’esito dell’esame anatomico del cervello di Eluana Englaro che riscontrava uno stato vegetativo permanente con lesioni anatomicamente irreversibili. Ma al contrario l’altro ieri sui giornali grande risalto alla lettera di Berlusconi che alle suore dice: “provo dolore per non averle salvato la vita”. Naturalmente la polemica è sulla forma e non sulla sostanza.

questioni di coscienza febbraio 7, 2009

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Non mi va di essere messo in trappola. Pur ancora convinto (vedi “changeling” del 19 novembre) che il diritto di decidere per sé e di vedere rispettate le proprie volontà sono conquiste e non doni divini, oggi di fronte a così tante devastazioni mi sento di fare un passo indietro e di fermare la giostra. Perché, con tutto il rispetto per il signor Peppino Englaro, ci sono comportamenti e scelte che devono assolutamente restare in un ambito personale, e cioè nell’ambito che è della propria coscienza. Vita e morte, quando ben sappiamo che su questo tema si sono confrontati fior fior di filosofi e studiosi, a cominciare da Socrate e Platone, appartengono a ciascuno di noi e non ci saranno mai leggi che possano dire per me che cosa io intendo per vita e che cosa per morte.

Da ragazzo, prima al ginnasio liceo Empedocle e poi al Tito Livio, mi fecero studiare Kant. Oggi a distanza di anni penso a quel suo “il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me”, agli “Imperativi categorici”, alle leggi universali e a quei concetti che poi sono anche alla base dello stato. E in grande sintesi mi vengono questi pensieri: 1) lo stato deve avere forza, libertà, autorità ed eticità; 2) lo stato è il garante della vita morale; 3) il governo è l’amministrazione dello stato; 4) lo stato si esprime con le sentenze della cassazione. E mi sembra di poter concludere che morale, diritto, giustizia, insomma tutto è stato buttato alle ortiche. Di colpo, oggi siamo così arrivati allo stravolgimento dei principi fondamentali con il caso assurdo di un governo che boccia un decreto dello stato (la sentenza della cassazione che autorizzava lo stop all’alimentazione forzata). Il padre di quella povera ragazza voleva una legge universale per tutti. Il governo – quasi che non aspettasse altro – si è invece fatto padrone dello stato. “Corpo di stato” titola bene Il manifesto.

Ripeto, con il massimo rispetto per il signor Peppino Englaro, in questi mesi, giorno dopo giorno, passo dopo passo si è compiuta una devastazione culturale e tra persone: una contrapposizione che non ha senso e che non può essere risolta. Io penso che a tutto questo non si doveva arrivare. Non spettava ai politici, ai giudici, ai mass media, ai preti, a nessuno spettava intervenire su un ambito così personale, che è l’ambito della coscienza. In sostanza, mai chiedere a un medico di staccare la spina: lui non lo può fare, lui cura e basta, indipendentemente dall’esito anche se con l’intento di guarire se la scienza lo permette. Ma non per questo, se la scienza è impotente, smette di curare.

Ci sono questioni di coscienza che sono individuali e ciascuno deve risolverseli da solo. Perché spetta a ciascuno affrontare i nodi e i quesiti della vita. Anche quesiti difficili, anche domande che da anni si è posto Englaro o si sono posti tanti altri parenti di persone malate. Che faccio? E’ vita o non vita? Io sono convinto che ognuno deve fare quello che gli dice il suo cuore e la sua coscienza. E agire di conseguenza. Anche pagandone le conseguenze. Che non sono certo solo quelle della legge. Non è il caso di Eluana, ma non importa, il caso fa capire: mi riferisco al bellissimo film “Million dollar baby” dove un Clint Estwood da Oscar ha fatto la sua scelta. Pensate al finale, al vecchio che racconta che da quel giorno nessuno l’ha più visto. Scomparso, annullato (qualcuno potrebbe intendere auto-punito) dal suo stesso gesto. In balia della sua coscienza. Senza mettere in trappola il mondo intero, solo se stessi.

se fossi eluana (2) febbraio 5, 2009

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Quattro mesi fa, sabato 11 ottobre 2008, quando improvvisamente le condizioni di Eluana Englaro si aggravarono, ho scritto un post dal titolo “se fossi eluana”, e dove alla fine – mettendomi nei suoi panni – immaginavo che lei avrebbe detto “…forse ce la faccio a togliere il disturbo”. A distanza di mesi, di fronte agli uomini fatti branco anche quelli che manifestano con candele e inneggiano foto di una Eluana viva e allegra, col cappello in testa, sugli sci, o al mare, mentre il professor Amato Da Monte al termine del suo viaggio da Lecco a Udine dice “sono state 5 ore dolorosissime…mi sento devastato come uomo, come padre e come cittadino…mi sono trovato davanti a una persona completamente diversa dall’immaginario…”, ecco di fronte a tutto questo a me viene solo in mente di ripetere quello che ho scritto lo scorso ottobre: “Non ho alcun diritto di parlare. Chiedo subito scusa, ma se fossi Eluana Englaro, se potessi scrivere, forse – ripeto forse – io potrei dire così : forse è il caso che me ne vada da sola, spero di farcela, forse un dio pietoso perché in terrà la pietà non c’è, mi aiuterà a togliere il disturbo”. Prima di qualunque decreto, prima che si scatenino nuovi bestiali istinti. Prima di una legge perché, come ha scritto l’altro giorno Adriano Sofri , “colmerebbe un vuoto con un pieno assai peggiore”.