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il 25 aprile è tutti i giorni aprile 27, 2009

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Un passo del discorso di Pietro Calamandrei, ovvero: promemoria per “novelli liberatori”:

“…la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere….la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove; perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità…”.

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il 25 aprile aprile 20, 2009

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lib

A pochi giorni dal 25 aprile mi va di ricordare una persona che non c’è più. Si chiamava Enrichetta Comincioli e quando le parlai aveva 72 anni. Era novembre del 1995 ed Erich Priebke, il capitano delle SS che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine era appena stato estradato in Italia dall’Argentina. Enrichetta Comincioli lo vide in Tv e mi disse: “Vorrei partire per Roma e vederlo in faccia di persona e gridargli tutto il mio dolore”. Quando Enrichetta aveva solo 21 anni, Priebke era stato il suo aguzzino: nel ’44 la tenne prigioniera a Villa Brignetti, il quartier generale della gestapo, una villa di via Panoramica a Brescia, la villa da dove partivano i rastrellamenti dei partigiani in Val Trompia e dove i tedeschi tornavano con le loro vittime per gli interrogatori. E tra loro, tra le vittime dei torturatori c’era anche Enrichetta Comincioli. Le sue parole: “Quando l’ho visto in Tv mentre saliva sull’aereo, col suo bel soprabito, il cappello in testa, mi sono sentita male. Mi crede se le dico che ancora adesso ho paura”. Paura e dolore. In quella villa, vennero torturati Bruno Gilardoni, comandante partigiano e tanti altri.

Durò un mese la prigionia di Enrichetta Comincioli. I tedeschi volevano sapere dove si nascondevano i partigiani. (altro…)

…changeling novembre 15, 2008

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“La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sè….perché si muova bisogna metterci dentro il combustibile…bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito…La libertà è come l’aria . Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare…ogni giorno sulla libertà bisogna vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…nessuno di noi nel mondo è solo, siamo parte di un tutto” (Piero Calamandrei: discorso agli studenti milanesi -1955)

Beppino Englaro alla fine ce l’ha fatta. Da solo, con la tenacia dei friulani, migranti e gran lavoratori, gli stessi che – coi miei lontani amici C. Buffa e il “colonnello Maretto” – ho visto rimboccarsi le maniche dopo il terremoto del ’76. Beppino Englaro dice che ha vinto lo stato di diritto, che sono state applicate le regole e i principi prescritti dalle leggi. Non sono del tutto d’accordo: la sua vittoria e conseguentemente quella di sua figlia (in via di liberazione) sono unicamente frutto di una lotta. E’ solo grazie alla sua lotta che lui si è conquistato quel diritto che nessuno mai deve portare via a un uomo. Il diritto di decidere per sé e di vedere rispettate le proprie volontà. Come persona e non come suddito. La stessa lotta che nell’America del ‘28 ha permesso a Christine Collins-Angelina Jolie di mostrare il vero volto del dipartimento di polizia della “Citta degli Angeli” dove governavano corruzione e malaffare, riuscendo a far dimettere il capo della polizia, a costringere il sindaco a non ricandidarsi e, ancora, a denunciare l’uso del manicomio contro oppositori e liberal. Una lotta che è speranza suggerisce Clint Eastwood alla mamma coraggio di Changeling. Una pagina storica per gli Usa quella del ’28…
…il contrario di quanto è accaduto da noi a Genova sulla mattanza della Diaz dove in quattro e quattr’otto una brutta sentenza ha ucciso diritto e speranza.