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Galileo, la natura, la verità dicembre 7, 2009

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Ricordo che d’estate mio padre e i suoi amici risalivano lungo il torrente ormai in secca armati di bastoni. Qualcuno aveva gli stivali, ma tanti erano a piedi nudi. Muovevano i sassi e sollevavano quelli più grossi, cercando di intrappolare le trote nelle poche pozze rimaste. Era una pesca con le mani, e bisognava essere bravi. Ma quegli uomini erano bravi e con la natura, erano gli anni cinquanta, avevano un rapporto ben diverso da quello che abbiamo noi.

Mio padre leggeva molto, anche libri di fantascienza, ma mai credo avrebbe potuto immaginarsi che sui giornali sarebbero apparsi articoli nei quali si diceva che la terra era in pericolo.

“Anno 2009 – scrive Marco Mongello sull’Unità di oggi – Il pianeta terra è a rischio autodistruzione a causa dell’inquinamento atmosferico e del conseguente aumento della temperatura. Nei capannoni di un centro congressi alla periferia di Copenhagen, i rappresentanti politici di tutto il pianeta si incontrano per cercare di concordare una riduzione delle emissioni di gas serra, mentre le telecamere rimbalzano le immagini del summit ai quattro angoli del globo, tra i grattaceli scintillanti delle metropoli ricche e inquinanti e tra le baraccopoli delle regioni già sconvolte da uragani, alluvioni e siccità di un clima impazzito”. E Mongello continua: “Potrebbe sembrare l’inizio di un racconto di fantascienza, ma è la realtà”.

Una realtà fuori di senno. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food International Italia: “Produciamo cibo in eccesso per 12 miliardi di persone, il doppio della popolazione mondiale, e 1 miliardo di persone soffre la fame”.

A poche settimane dalla fine del 2009, a Chieti uno spettacolo teatrale messo in scena dall’associazione culturale La Pecora nera di Lanciano ci ha ricordato che questo è l’anno di Galileo, l’autore del Dialogo sopra i massimi sistemi e col quale si rivolge al discreto lettore e alle persone che hanno la mente aperta e in grado di ascoltare con rispetto anche chi ha idee diverse. Battaglia non facile allora come oggi dove la censura e la violenza sembrano voler nascondere la verità. Galileo ha cercato di dire che la scienza deve risultare libera da ogni cappio ideologico e politico e deve essere strumento di progresso degli uomini e non fonte della loro distruzione. La Chiesa l’ha costretto all’abiura. Anche Brecht in un’opera che va sotto il titolo di Cinque difficoltà nello scrivere la verità”, scritta nel 1935, raccontò delle difficoltà che si incontrano nel combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità.

L’altro giorno, sabato 3 dicembre a Roma c’era un fiume inarrestabile di cittadini che dicevano no a questo regime. La questura li ha ridotti a 90 mila, i giornali e le tv (non tutti) li hanno fatti vedere col cannocchiale, non per illuminare un particolare e capire l’universale, ma per nascondere la moltitudine, anzi la verità. Come sempre accade.

Tu non sai: ci sono betulle anche di notte
levano le loro radici, e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano o diventano
sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi
diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire. (Alda Merini)

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home la nostra terra giugno 7, 2009

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Grazie a You Tube si può vedere Home La nostra Terra, girato da Yann Arthus-Bertrand e coprodotto da Elzévir Films e EuropaCorp, compagnia di Luc Besson. Il film è stato presentato il 5 giugno a Torino nell’ambito del Cinemambiente Environmental Film Festival in occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente. Una grande opera andata in onda in contemporanea in più di 100 stati del mondo e dedicata al pianeta Terra. Realizzato dal fotografo, giornalista e ambientalista francese, diventato famoso grazie a “La Terre vue du Ciel”, Home vuole essere una fotografia dello stato di salute della Terra e dei problemi cui l’umanità deve fare fronte: sono immagini aeree di grande emozione realizzate in 50 paesi del mondo che aiutano a vedere un mondo meraviglioso ma anche fragile. Il film, che è stato prodotto senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili per “accrescere il livello di consapevolezza sulla responsabilità di ogni individuo nei confronti del Pianeta”. I guadagni verranno donati a Goodplanet.org, mentre le emissioni di gas serra, causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero verranno compensate attraverso il sostegno di progetti non inquinanti.

Yann Arthus-Bertrand: “Questo film era un progetto che avevo in mente da 15 anni. Tutto ciò che ho visto e imparato mentre volavo sopra la Terra mi ha cambiato. Oggi voglio condividere tutto quello che ho acquisito. Questo film sarà eccezionale e intelligente ma, soprattutto, assolutamente costruttivo. Per farvi un esempio: la cosa importante non è che il 50% delle foreste sia scomparso, ma che il 50% ci sia ancora. Quello che è importante oggi è che siamo 6 bilioni di esseri intelligenti che possono agire. Attraverso la qualità delle immagini e dei suoi contenuti, questo film permetterà alle persone di capire che tutti abbiamo delle responsabilità e che tutti possiamo agire nel nostro piccolo. Come disse il mio amico Albert Jacquard “essere coscienti che il domani è in arrivo e che ognuno può avere un effetto su di esso è specifico dell’Uomo”.
Luc Besson: “Sono sempre stato un amante del Pianeta, e più volte ho provato a mostrare alle persone i suoi aspetti più belli attraverso i miei film, Le Grand Bleu, Atlantis e Arthur and the Minimoys. È stato quindi naturale per me unirmi a Yann nella produzione di questo fantastico progetto”.

il bosco di Gorra dicembre 12, 2008

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Keanu Reeves (Ultimatum alla terra): “Questo pianeta sta morendo, è la razza umana che lo sta uccidendo”.

Per un certo periodo, da bambino, ho abitato in una frazione di Gorra, un bel paese a pochi chilometri da Finale Ligure.  Io e i miei fratelli giocavamo a pallone in un campo improvvisato di terra battuta, due contro uno. Un campo comunque troppo grande per tre piccoli giocatori: ricordo che quando finalmente arrivavo nell’area della porta, sfinito dalla corsa, immancabilmente sbagliavo e mandavo la palla fuori. In agosto andavamo a funghi, in autunno a castagne, d’inverno mio padre metteva le trappole per gli uccelli. Allora si faceva. (altro…)