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w i partigiani aprile 25, 2010

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…Scrivo ai fratelli Cervi
non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.
(Salvatore Quasimodo)

Ho avuto la fortuna di avere dei bravi genitori e soprattutto di avere avuto un padre partigiano. E perciò fin da piccolo ho respirato il senso di quella bella scelta accompagnata da buoni racconti e belle letture. “W i partigiani”, “W i fratelli Cervi” era scritto sui muri della mia infanzia. Muri e scritte incancellabili e che hanno guidato la mia vita. E la guidano anche oggi in questo 65° anniversario della Liberazione dove le parole-valore come partigiani, resistenza, antifascismo, Costituzione hanno sempre meno cittadinanza.
Parole dimenticate come è stata dimenticata e non ricostruita a distanza di sei mesi una lapide in ricordo dei campi di internamento presenti in Abruzzo distrutta una notte dai vandali.
Valori dimenticati e volutamente cancellati dai manifesti sulla Liberazione fatti affiggere dal Comune di Chieti. (Ne parla il mio amico Zulli in questa mail Il 25 aprile (Zulli). Manifesti che fingendo di ricordare i morti di tutte le guerre, dimenticano quelli che hanno dato la vita per la libertà, non uomini senza nome e senza volto, ma abruzzesi e chietini che con la Brigata Maiella contribuirono alla liberazione dai tedeschi e che in questi giorni sono stati celebrati, senza retorica e con rispetto, dagli aderenti al Sentiero della Libertà: dal 23 al 25 aprile hanno marciato sui monti da Casoli a Sulmona ripercorrendo i sentieri della guerra. In questo link di Casoli.info i loro volti, i volti di una bella Italia.

Approfondimento:

1)I 7 fratelli Cervi con Gian Maria Volonté, Lisa Gastoni, Carla Gravina, Don Backy, Renzo Montagnani, film del ’68 di Gianni Puccini
2)video intervista a Maria Cervi figlia di Alcide Cervi, da Arcoiris
3)il 25 aprile (qui; poi qui; e anche qui, e ancora qui)
4)L’albero del riccio (Gramsci)

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il 25 aprile è tutti i giorni aprile 27, 2009

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Un passo del discorso di Pietro Calamandrei, ovvero: promemoria per “novelli liberatori”:

“…la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà; in parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere….la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove; perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità…”.

il 25 aprile, Mister B e la legge 1360 aprile 25, 2009

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“…se vi sentono quelli della Muti …zitti, zitti, se no finite nei campi in Germania”. “Attenti, c’è la banda Carità, se ti prendono prima ti torturano, poi ti uccidono”. “La banda Cock fa di peggio”.

Non so quanti possono ancora ricordare frasi così. Le dicevano impauriti i nostri padri e le nostre madri negli anni del fascismo e della Rsi. Le dicevano gli antifascisti, gli operai in sciopero che difendevano le fabbriche dai tedeschi, i partigiani, le donne, i vecchi. E gli ebrei in fuga. Gente massacrata nelle carceri, nei campi di concentramento, fucilata, mitragliata alle spalle, impiccata sugli alberi nelle piazze delle città e dei paesi con un cartello appeso al collo con la scritta bandito. Vittime degli uomini di Pavolini, della Banda Carità, della Muti, delle Brigate nere della Decima MAS. O dei corpi scelti che avevano giurato fedeltà a Hitler come le SS italiane, 15-20 mila persone, mostrine rosse e nere, sui berretti e sugli elmetti il “teschio d’argento”, sul bavero le due S stilizzate. (altro…)

il 25 aprile aprile 20, 2009

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lib

A pochi giorni dal 25 aprile mi va di ricordare una persona che non c’è più. Si chiamava Enrichetta Comincioli e quando le parlai aveva 72 anni. Era novembre del 1995 ed Erich Priebke, il capitano delle SS che partecipò alla pianificazione e alla realizzazione della strage delle Fosse Ardeatine era appena stato estradato in Italia dall’Argentina. Enrichetta Comincioli lo vide in Tv e mi disse: “Vorrei partire per Roma e vederlo in faccia di persona e gridargli tutto il mio dolore”. Quando Enrichetta aveva solo 21 anni, Priebke era stato il suo aguzzino: nel ’44 la tenne prigioniera a Villa Brignetti, il quartier generale della gestapo, una villa di via Panoramica a Brescia, la villa da dove partivano i rastrellamenti dei partigiani in Val Trompia e dove i tedeschi tornavano con le loro vittime per gli interrogatori. E tra loro, tra le vittime dei torturatori c’era anche Enrichetta Comincioli. Le sue parole: “Quando l’ho visto in Tv mentre saliva sull’aereo, col suo bel soprabito, il cappello in testa, mi sono sentita male. Mi crede se le dico che ancora adesso ho paura”. Paura e dolore. In quella villa, vennero torturati Bruno Gilardoni, comandante partigiano e tanti altri.

Durò un mese la prigionia di Enrichetta Comincioli. I tedeschi volevano sapere dove si nascondevano i partigiani. (altro…)