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senza parole aprile 8, 2010

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………..

Nb: ho preso questa foto dell’agenzia fotografica Emblema da Il fatto quotidiano. L’orginale è più chiara, ma anche così si capisce il compiacimento del presidente del consiglio ora super pares anziché primus inter pares come recita la nostra Costituzione.

una laura a Ballarò aprile 7, 2010

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Ogni tanto sbaglio. E ieri sera è stata una di quelle volte. Ho perso tempo davanti alla tv, inebetito davanti all’inconcludente e livorosa sottosegretario Laura Ravetto, la donna umana che non ride con Crozza e che per assomigliare al suo adorato B si è fatta crescere 36 denti. Mai più davanti alla tv.
precedenti:
1) nobel mancato
2) serate romane

domani mattina aprile 6, 2010

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A un anno dal terremoto dell’Aquila, mentre riparte il solito show, Guido Bertolaso dice che hanno fatto moltissimo e che sono intervenuti subito, le tv confermano e rilanciano; non dice che il 31 marzo, quando mancavano sei giorni dalla scossa dello scorso 6 aprile, gli esperti della Commissione Grandi Rischi invitarono la popolazione a stare tranquilla perché non c’erano pericoli. Poi Bertolaso rivela: “Ci sono in Italia 3 mila città a rischio disastro come L’Aquila”, e di nuovo tranquillizza: “Abbiamo detto ai Comuni di fare subito un piano per mettere in sicurezza gli edifici. I soldi ci sono, siamo pronti ad intervenire domani mattina”. Giuro che ha detto domani mattina, in tv a una domanda di Cucuzza. Ma avrebbe potuto dire ieri, un anno fa, fra un anno, fra un secolo. Cioè mai.

Chieti, il voto e i nicolini di Sciopèn marzo 29, 2010

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Sciopèn è un bel film di Luciano Odorisio interpretato tra gli altri da Michele Placido all’inizio della sua carriera. E’ ambientato nel 1980 a Chieti, città natale di Odorisio e alla base della storia ci sono gli intrighi, le beghe e le piccole invidie di paese alimentate da Nicolino, nota malalingua della città e da un avvocato intrigante e presuntuoso soprannominato appunto Sciopèn, perché da giovane aveva spacciato come propria creazione una composizione di Chopin. Il risultato è che i sogni di due musicisti sfumano nel nulla, l’insoddisfazione è totale, e Chieti non avrà la sua bella banda musicale di 120 elementi, che avrebbe dovuto portare la città a “sicura fama internazionale”.

Ieri e oggi a Chieti si è votato per eleggere il sindaco e io, tra tabelloni elettorali, facce di candidati appesi sparsi un po’ dappertutto e chiacchiere inutili, ho avuto netta la sensazione che quel clima descritto da Odorisio, che quella malinconia che ricorda le pellicole di Pietro Germi siano ancora presenti con forza sotto i portici assieme a piccioni invadenti, Nicolini e Sciopèn sempre sulla breccia.
Nb. pensieri prima dell’esito del voto

scommetto che B dirà “sbuono” marzo 20, 2010

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“La par condicio viola la libertà di espressione” così ha detto l’altra sera Michele Santoro intervistato da Serena Dandini a “Parla con me”. Santoro ha ragione. Questo il Pdl vuole. E questo sta avvenendo nel nostro paese, nel quale sempre citando il conduttore di “Anno zero”, tra un po’ ci manderanno a casa le schede elettorali prestampate. L’hanno applaudito quelli del pubblico di “Parla con me”, anche se non c’è nulla da applaudire: è davvero la libertà di espressione (di più che della libertà di informazione o stampa) quella che viene bandita dal nostro paese. Mentre un presidente dei consigli-padrone divide i giudici in buoni e cattivi e dove i buoni sono quelli che indagano la sinistra e cattivi quelli che indagano la destra. Tutto semplificato al massimo: pochi concetti, quelli essenziali. E si sta adeguando lo stesso presidente della Repubblica che da settimane quasi in linea con l’andazzo della lavagna col capoclasse che in assenza del maestro segna i buoni e i cattivi, se ne esce con i soliti “abbassate i toni, fate i buoni”. Al maestro al massimo tiravano addosso i cancellini e i gessetti, qui c’è di mezzo una poltrona della prima carica del nostro Stato… Lo chiamano presidenzialismo. Se chiudo gli occhi vedo il boia incappucciato che dà un calcio alla sedia dell’uomo appeso al cappio. Ho appena riletto 1984 di Orwell. Tra le perle c’è la storia dell’ufficio che taglia le parole inutili. E così la parola “cattivo” non esiste più, basta dire sbuono. Scommettiamo che prima o dopo Berlusconi dirà sbuono? E farà sparire i nemici?

In attesa fiducioso, segnalo una frase di Ignazio Silone da Fontamara scritta sul terremoto dell’Aquila del 1915: “Quello che avvenne dopo il terremoto, e cioè la ricostruzione per opera dello Stato, a causa del modo come fu effettuata, dei numerosi brogli, frodi, furti, camorre, truffe malversazioni cui diede luogo, apparve assai più penosa del cataclisma naturale”. Cento anni sono passati, la torta da dividere è ben più grande e lo abbiano visto e sentito grazie alle intercettazioni. Nemmeno a volerlo, si può credere che le cose siano ora migliori.

Anche nella città dove vivo si torna al voto: domenica 28 e lunedì 29 si dovrà scegliere tra cinque candidati: uno di centro sinistra (uscente), uno di centro destra, un terzo di estrema destra (Forza Nuova), più due altri. Tutti e cinque hanno sottoscritto patti e impegni con associazioni e consulte più o meno varie. Tutti e cinque si sono dichiarati contrari all’installazione nel territorio delle centrali nucleari e degli inceneritori; per tutti l’acqua è un bene pubblico; ancora tutti e cinque non vogliono le auto in centro, firmano l’impegno per il potenziamento dei trasporti pubblici e la crescita delle aree verdi: tipo un giardino in ogni quartiere, e sono contro i centri commerciali. Eppure si scannano in Tv, e nei comunicati che fanno alla stampa locale le accuse tra gli uni e gli altri sono cattive, feroci. Non è certo la sostanza o il programma che li divide. Quello si copia, si incolla, si cambia.
Ieri sera al termine di un dibattito al quale ero stato chiamato per porre le mie domande ai cinque candidati, sono arrivato a queste considerazioni: 1) in tv non ci andrò mai più; 2) non mi piace il teatrino con i supporter dell’uno o dell’altra parte che applaudono a comando; 3) le domande più apprezzate anche dal conduttore Tv sono quelle che lasciano all’interrogato la possibilità di dire tutto e il contrario di tutto e di nuovo promettere mare e monti; 4) non c’è vero contradditorio; 5) le poche domande che in qualche modo cercano di far risaltare le contraddizioni dei candidati (ad esempio come fa il candidato di centro destra a promettere una cosa contraria alla linea e alle direttive della sua coalizione) non hanno alcuna risposta. 6) meglio la rissa.
Nb: ovviamente ad assistere alla sceneggiata la città non c’era. (Piazze piene urne vuote, dice un vecchio detto). Intanto le telecamere della Tv, e le foto di un giornale locale hanno inquadrato un particolare…per non far vedere il generale (che c’era poca gente). Come sempre. Accadrà anche oggi alla manifestazione del Pdl con l’intento opposto: far vedere che sono tanti. Sicuramente nel raccontare della manifestazione sull’acqua, succederà il contrario. Ma loro sono gli sbuoni.

stringeva tra le zampe un frusta marzo 16, 2010

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l’uomo di partito:

“…è assolutamente necessario che egli abbia una fede cieca, che sia un fanatico ignorante i cui sentimenti fondamentali hanno da essere la paura, l’odio, l’adulazione e lo stato orgiastico del trionfo…” (1984 Orwell, Oscar Mondadori, pagina 219).

la libertà di stampa:

“…i governi del passato non avevano il potere e i mezzi di tenere i cittadini sotto una sorveglianza costante e continua. L’invenzione della stampa, tuttavia, rese più semplice il compito di manipolare l’opinione pubblica e il cinematografo e la radio perfezionarono non poco tale tecnica e ne accrebbero le possibilità. Con l’invenzione e lo sviluppo della televisione e il progresso tecnico che rese possibile di ricevere e trasmettere sullo stesso apparecchio, il concetto di vita privata si poteva considerare del tutto scomparso…La possibilità di ottenere non solo una totale obbedienza alla volontà dello Stato, ma anche una completa uniformità di vedute su tutti gli argomenti, esistette da allora, per la prima volta…” (1984 Orwell, Oscar Mondadori, pagina 231).

Napoleon:

“…poco dopo, dalla porta della casa colonica uscì una lunga schiera di maiali: tutti camminavano sulle gambe posteriori…Infine tra un tremendo latrar di cani e l’alto cantar del gallo nerò, uscì lo stesso Napoleon, maestosamente ritto, gettando alteri sguardi in giro, coi cani che gli saltavano addosso. Stringeva tra le zampe un frusta”. (La Fattoria degli animali, G. Orwell)

decreto interpretativo bis marzo 6, 2010

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Art. 1 – Berlusconi è alto, ha la chioma fluente e con quella bocca può dire ciò che vuole.
Art. 1, comma 1 – A Deo rex, a rege lex.
Art. 2 – Il Popolo della libertà ha sempre ragione.
Art. 3 – Sabato adunanze e giochi ginnici.

battute a parte, aggiorno oggi (8 marzo) questo post del 6 marzo con due link da Micromega:
1) intervento audio di Tabucchi: “Napolitano garante di Berlusconi, non della Costituzione”
2)Flores d’Arcais: “Napolitano come Facta?”

condivido (2) marzo 5, 2010

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Anche in occasione di questo suo viaggio in America Latina, ricevo le interessanti mail del mio amico Mimmo Zanetta. Ma più che lettere si tratta di veri e propri reportage che spaziano in lungo e in largo raccontando la realtà di quelle terre con passione e competenza. Ovviamente mi ha scritto del carnevale di Rio e delle scuole di samba. E poi delle ripresa delle ostilità tra Argentina e Inghilterra per le Malvinas e di una scuola di ballo per ciechi che sogna di potersi esibire alla Scala di Milano.
Con l’augurio che il desiderio dei ballerini ciechi diventi realtà, mi permetto 1) una battuta: beati voi che non potete leggere i giornali italiani altrimenti scoprireste quanto la nostra informazione è caduta in basso; 2) un’avvertenza: guardatevi bene dall’ascoltare i Tg di regime, specie ora che hanno pieni poteri dopo la censura e la chiusura dei talk show di approfondimento.

IL CARNEVALE PASSATO

IL SOGNO ESIBIRSI ALLA SCALA

quelli del partito dell’amore (2) febbraio 28, 2010

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Si definiscono paladini delle libertà, ma sono soltanto razzisti. Basta leggere alcuni dei commenti sul sito ufficiale del Pdl, nella sezione spazio azzurro:

da: IMMIGRATI: anche se si tenta di minimizzare,la situazione e’ esplosiva.si usi il buon senso. rimpatriamo quanti piu’ EXTRA possibile.in particolare i musulmani,via a casa loro
da: pier alberto: Onore all’Avv. Fragalà , assassinato vigliaccamente a Palermo. Come mai i giudici hanno escluso da subito il movente politico ? Se fosse stato di sinistra invece …
da: BASTA,BASTA: guardatevi attorno,troppi stranieri,questa non e’ piu’ italia!non ci credo che lavorano tutti,e che sono tutti regolari!perche’ si consente cio’ ?e’ uno schifo!
da: domanda seria: c’e’ qualcuno in questo paese di m….,che controlla se gli immigrati hanno,o hanno ancora i requisiti per star qui ?o basta arrivare e poi si puo’ rimanere all’in
da: DOMANDA SERIA: corrisponde al vero,che quest’anno entreranno 150.00 nuovi immigrati ?dove lavoreranno ?non e’ meglio dar lavoro agli italiani ?siamo stufi…

quelli del partito dell’amore febbraio 25, 2010

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Si chiama spazio azzurro ed è uno spazio aperto sul sito del Pdl. Ho copiato qualche “perla” sul caso L’Aquila e sulla protesta delle mille chiavi:
“Non sono contenti? mi sembra che gli aquilani siano perlomeno “ingenerosi”;
“Faccio una proposta, azzeriamo tutto, polemiche comprese, rimettiamoli nelle tende!”;
“Container solo squallidi container. Aquilani questo meritavate!”;
“Forse era meglio lasciare gli aquilani al fresco, così si rinfrescavano anche le idee”;
“Vergognoso. Dopo tutto quello fatto. Andate a lavorare”;
“Allora gli hanno fatto le case, e non va bene, dovevano fare il centro storico e lasciarli all’acqua ed alla neve? di quei mille ci vergogniamo che siano italiani”;
“Che ingratitudine. Ci sono italiani che la casa non ce l’hanno anche senza il terremoto!!;
“Sono stati aiutati, hanno avuto le case con frigo televisione mobili e provviste. Allora di che si lamentano?”
“Aquilani, avete la faccia tosta pure di protestare, vergognatevi. Dovevate rimanere all’addiaccio”.

E per finire c’è anche un:“Sono ricomparse la T.B.C. e le meningiti. Che la causa siano gli immigrati non vaccinati è ovvio. Ma nessuno lo dice”.

Cattiverie a parte, grazie all’inchiesta di Riccardo Iacona col suo “presa diretta” si scopre che sono ancora 28.000 gli aquilani “dispersi”, cioè quelli che vivono negli alberghi della costa, in appartamenti in affitto temporaneo e a casa di parenti. Che ci sono ancora 3 cantieri aperti del progetto C.A.S.E., quello delle cosiddette “case di Berlusconi”, e che mancano all’appello centinaia di prefabbricati in legno leggero della Protezione Civile. E ancora che le C.A.S.E. sono costate oltre 2 mila euro al metro quadro contro i 600 che sono costate quelle prefabbricate donate dalla Regione Trentino.
Clicca qui per rivedere la puntata di Presa diretta dello scorso 21 febbraio

Ultimora: E per il caso Milss vince la politica dello struzzo: c’è il corrotto, c’è il corruttore, ma il reato è prescritto, dunque non si vede.

facce di tolla febbraio 24, 2010

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Capisco la situazione e capisco gli aquilani. Posso dire che io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere dell’informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto nel corso di questi dieci mesi dal terremoto. Posso solo dire che quello che ho visto all’Aquila in questi giorni con i miei occhi, è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato: migliaia di persone sono ancora in albergo, le case non bastano e la ricostruzione non è partita. (Maria Luisa Busi giornalista del Tg1 – 21 febbraio)

quasi quasi mi scappa un “viva Bresci” febbraio 21, 2010

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Ho letto il testo di “Italia amore mio”, la canzone cantata dal principe rampollo al Festival di Sanremo. Ignobile è poco. Senza pudori: Avanti Savoia altro che Stato delle banane. Consiglio la lettura di un articolo di Giancarlo Dotto pubblicato da L’Espresso il 14 febbraio 2002. Titolo: “Il ritorno dei Savoia – Chi è veramente Vittorio Emanuele Pasticcione reale”; sommario: “Lo chiamano così per le sue uscite infelici. Ma anche per i guai in cui s’è cacciato. Dal legame con Licio Gelli all’uccisione di Dirk Hamer”. Articolo datato, mancano le storie più recenti, ma sempre utile rileggere.
e scusate, quasi quasi mi scappa un viva Bresci

qui l’articolo di Giancarlo Dotto

la legge interiore e il malaffare febbraio 18, 2010

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L’altro giorno ho passato una bella mattinata ascoltando alcune riflessioni del professor Bartolo Iossa, docente di filosofia, autore di “Le betulle di Friedrich”. Un incontro durante il quale abbiamo conversato di legge, giustizia e pena. E a proposito di legge ci siamo soffermati sulla legge interiore. Mi spiegava Iossa che sopra l’ordinamento delle leggi degli uomini, leggi che spesso mutano nel tempo, c’è una legge immutabile che è la legge interiore, legge non scritta che è fondamentale nei rapporti umani. Iossa mi fece l’esempio del caso accaduto a Willy Brandt che fu cancelliere della Repubblica federale tedesca tra il ’69 e il 74: in seguito alla scoperta di una rete di spionaggio al servizio dell’Unione sovietica, Brandt, pur totalmente estraneo ai fatti, si dimise lo stesso dalla carica che ricopriva. E a chi gli chiedeva perché, visto che era innocente, lui aveva risposto che lo doveva fare per rispettare le leggi della democrazia. Aggiungeva il professor Iossa che il primo giudice siamo noi: è a noi che dobbiamo rispondere di ogni nostro operato. Qualcuno la chiama coscienza, ma non è questo il punto. Il punto è che oggi quella responsabilità verso se stessi, l’idea greca che è meglio subire un’ingiustizia piuttosto che farla, oggi è completamente scomparsa. E la corruzione impera. Qualcuno la fa franca, qualcun altro no, ma tutti costoro non sentono più la voce interiore di fare il bene e non il male. Spesso si dice “non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te”, ma in realtà – come mi spiegava il mio amico filosofo – la frase detta così non va bene. Nel Vangelo di Matteo la frase è diversa. La frase in questione è scritta così: fai agli altri quello che vuoi sia fatto a te. Poter fare il bene e non farlo, questo è il male.

Ieri ho letto i pensierini di Galli della Loggia in prima pagina sul Corriere. Da vomito. A parte la precisazione iniziale che rubano e sono corrotti tutti, anche i politici di sinistra, Galli della Loggia (fa bene Travaglio a chiamarlo il gallo del pollaio) arriva a dire che è l’Italia la causa della corruzione italiana, che la corruzione è nelle radici del nostro paese. Insomma la politica non c’entra. Secondo lui, la corruzione gli italiani ce l’hanno nel Dna. E dunque non è cambiando governo che scompaiono gli scandali. A parte che non credo affatto che siamo tutti ladri e corrotti, pur ammettendo che non è cambiando governo che finiscono gli scandali, personalmente preferisco 1) che al governo ci siano persone rette e oneste; 2) che le persone corrotte se ne vadano a casa; 3) che chi scrive sui giornali opinioni e commenti non faccia di tutta l’erba un fascio, accusando tutti e così assolvendo tutti, mantenendo lo stato attuale di repubblica degli scandali e magari chiedendo che siano vietate le intercettazioni telefoniche. Tipo non disturbate il manovratore.
P.s (aggiornamento 19 febbraio): rastrellamenti; soldi cognati e favori, massaggi e mal di collo, risate notturne, emergenze e feste… tangenti…birbantelli.

good night. and good luck febbraio 15, 2010

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Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti. C’è un’allergia insita in noi alle notizie spiacevoli e disturbanti, e i nostri mass media riflettono questa tendenza. Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l’abbondanza, non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci ed isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando oramai sarà troppo tardi per rimediare. (Edward R. Murrow, 25 ottobre 1958)

Ricordo che già alle scuole medie si studiava educazione civica. Ho in mente un libro con una copertina grigia e la foto di Mazzini. Un volumetto di un centinaio di pagine che doveva aiutarci a crescere avendo ben presenti le leggi della civile convivenza e del rispetto delle regole. Un libro per diventare buoni cittadini. Altri tempi. Forse perduti per sempre e sostituiti dai tempi della Tv, e dai politici senza politica. Grazie a You tube ho potuto vedere un servizio delle Iene del 27 gennaio dal titolo i parlamentari e la Costituzione.
Ho visto gente che ha giurato sulla Costituzione e che non sapeva neppure che cosa c’è scritto. Gente che poi ha il coraggio di pretendere dagli stranieri di imparare le nostre leggi come condizione per restare in Italia. Gente che in Tv e sui giornali straparla di ogni cosa.

Intanto nelle nostre città il degrado si mangia ogni idea. E anche la storia va a puttane. Ne è un esempio la retorica e il revisionismo sul giorno del ricordo. Nella città dove vivo per alcuni giorni è stata esposta anche una mostra con tanto di pannelli sulle foibe. Alcuni insegnanti ci hanno portato anche delle scolaresche. Alla fine quei ragazzi guardando quei pannelli hanno “scoperto” che Istria era romana e veneziana, che gli italiani sono stati cacciati dai comunisti di Tito e che quelli che non se ne sono andati sono stati uccisi nelle foibe. Nessun cenno che quelle terre sono state poi conquistate da Napoleone e che poi sono passate agli austro-ungarici, che nel 1900 il 41 per cento degli abitanti era serbo croato, che gli italiani erano il 36 per cento, che c’erano il 13 per cento di sloveni e il 3 per cento di lingua tedesca. E che vivevano pacifici come una sola comunità e che dopo c’è stato l’irredentismo, e che gli italiani fascisti hanno compiuto stragi di civili (vedi Davide Conti, Angelo Del Boca e tanti altri storici).
Da leggere
1) giornate campali (il manifesto)
2) l’intervento di Domenico Gallo (da Micromega)

Nota bene: di B e varianti di B non c’è più nulla da dire

anche Hitler fu eletto da popolo febbraio 11, 2010

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Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa.
E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso..
(Pericle, 461 a.C.)

Preferisco leggere e studiare, e purtroppo il tempo è poco: vorrei una giornata di 48 ore. La Tv non la guardo quasi più. I talk show ancora meno: non è certo lì che mi informo e capisco come va l’Italia e come va il mondo…ahimè quasi quasi rimpiango Zatterin. Ma, quando sento che durante la campagna elettorale “chiuderanno” le trasmissioni come Anno Zero, l’Infedele (mi è più caro degli altri assieme alle inchieste di Report e Iacona) e Ballarò, allora mi dà fastidio. Allora sento puzza di editti e di regime. E non mi piace perché molti che si informano solo con la Tv non avrebbero più la possibilità di sentire voci fuori dal coro, di ascoltare le parole del bravo Giorgio Bocca che – come lo scorso 4 febbraio – quasi unico nel panorama italiano dice la verità sul caso della famosa foto di Di Pietro con Contrada, e spiega – anche a Felice Cavallaro, autore del cosiddetto scoop – che quella non era una notizia. E ancora non avrebbero la possibilità di ascoltare Bocca che apostrofa Santoro con la frase “Tu hai un bello stomaco per sopportare questa recita e mi stupisce che la filosofia del Corriere sia la diffamazione di Di Pietro”, o rintuzza l’avvocato parlamentare Ghedini ricordando che “Anche Hitler e Mussolini vennero eletti dal popolo”.

Regime: un pochino di tanto insisteva Bocca in Tv quel 4 febbraio. Intanto in questi giorni tra le tante 1) si pensa come imbavagliare Internet; 2) si provano a vietare le video dirette sempre tramite la rete; 3) l’uomo presidente assolve e promuove a priori Bertolaso e continua ad attaccare i giudici; 4) si ordina il voto di fiducia sul maxi emendamento che sancisce la fine del diritto soggettivo al contributo pubblico a testate come il manifesto, l’unità, il secolo d’Italia etc e si salvano quelli alla grande stampa come il Corriere, il Sole 24ore etc.

“Si ricorda che i furti fanno parte della cronaca nera, che deve essere limitatissima e pubblicata, anche nei casi di maggior mole, con nessun rilievo”. (Disposizioni del Duce ai giornali 29 agosto 1942)

Democrazie senza democrazie, dice lo storico Massimo Salvadori.

Post scriptum a proposito di giornali e giornalisti: lo scorso novembre è finito tra le brevi o per lo più è stato ignorato dai giornali l’esito dell’esame anatomico del cervello di Eluana Englaro che riscontrava uno stato vegetativo permanente con lesioni anatomicamente irreversibili. Ma al contrario l’altro ieri sui giornali grande risalto alla lettera di Berlusconi che alle suore dice: “provo dolore per non averle salvato la vita”. Naturalmente la polemica è sulla forma e non sulla sostanza.