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ora la lega vuole le leggi razziali novembre 28, 2009

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La Lega insiste: niente voto agli immigrati e cassa integrazione limitata a sei mesi. Da aggiungere ai miei precedenti conseguenze, conseguenze/2, strange fruit e a quando ogni straniero è nemico

La prima schiavitù è la frontiera. Chi dice frontiera, dice fasciatura. Cancellate la frontiera, levate il doganiere, togliete il soldato, in altre parole siate liberi. La pace seguirà. (Victor Hugo)

…il tuo Cristo è ebreo, la tua macchina è giapponese, la tua puzza è italiana, la tua democrazia greca, il tuo caffè brasiliano, la tua vacanza turca, i tuoi numeri arabi, il tuo alfabeto è latino…[…] hai sollevato il lenzuolo tessuto in cotone, fibra scoperta per la prima volta in India nel VI secolo A.C., poi ti sei infilato le ciabatte, calzature degli indiani algonchini, poi hai fatto colazione in una scodella di ceramica realizzata con un processo inventato in Cina in cui hai messo del caffè che arriva dall’Abissinia o del tè che arriva dalla Cina o del cacao che arriva dal Sud America. Poi sei uscito e hai comperato un giornale stampato su carta processo inventato in Cina, stampato con caratteri mobili, processo inventato in Europa, l’hai pagato con una moneta invenzione della Numidia… (da Il diverso come icona del male, Marco Aime e Emanuele Severino)

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la battuta di Pannella novembre 21, 2009

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Sam Rainsy (leader dell’opposizione in Cambogia) nel suo intervento di ieri al Consiglio generale del Partito Radicale Nonviolento transnazionale e transpartito in corso a Roma: “…in Cambogia c’è una facciata di democrazia, è democrazia fasulla…abbiamo un parlamento finto…l’opposizione non è stata in grado di dire nulla, di proporre una legge. Di ottenere un emendamento. Niente”.

Marco Pannella: “Scusa Sam, ma stai parlando della Cambogia o dell’Italia?”

un po’ di viola in attesa del 5.12.09 novembre 17, 2009

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Aderisco al No.B Day, perché è normale in una democrazia: 1) esprimere il proprio parere contrario alla politica di un governo; 2) chiedere che il capo del governo Berlusconi si dimetta.

No Berlusconi Day

per ridere un po’, anche se non c’è nulla da ridere

il processo breve e la dottrina della scienza novembre 13, 2009

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Tesi: riforma della giustizia, riduzione della durata dei processi, accelerazione dei tempi della giustizia…
Antitesi: porcheria, incostituzionale e immorale, colpo di spugna per i soliti potenti, salvacondotto, amnistia, effetti devastanti…
Sintesi: Vittorio Feltri su Il Giornale del 13 novembre: permettere al Cavaliere di aggirare le trappole giudiziarie e assolvere al suo dovere di governare senza incubi né ossessioni.

…Mi ascolti bene. Io ho una missione storica da compiere cui sono stato chiamato dalla provvidenza…
(così Hitler al cancelliere austriaco Schuchnigg – brano da “Hitler, il figlio della Germania”, di Antonio Spinosa, pag. 369, Mondadori)

ancora sul Muro, anzi dopo novembre 11, 2009

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dalla newsletter di Micromega:
Il Muro, i muri. Il 1989 vent’anni dopo

i diritti dei lettori novembre 10, 2009

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A tutti i cittadini sono permesse la fondazione e la direzione di qualunque organo d’espressione del pensiero senza bisogno di registrazione o di autorizzazione. E’ uno dei punti, anzi il primo punto della bozza dello Statuto dei diritti dei lettori che viene presentata oggi a Roma da Enzo Marzo, presidente della Società Pannunzio per la libertà d’informazione. Intervengono Stefano Rodotà su “Cittadini e informazione”, Michela Manetti su “Diritto a essere informati nella Costituzione”, Luigi Ferrajoli su “Garanzie e giornali”; Guslavo Zagrebelsky e Salvatore Bragantini.

Sono sei i punti della bozza dello Statuto dei diritti dei lettori: 1) diritto a un’informazione liberata, 2) diritto alla trasparenza (conoscenza della composizione dell’assetto proprietario del prodotto giornalistico), 3) diritto ad essere garantiti, 4) diritto di intervento (replica e rettifica), 5) diritto a una informazione corretta (regole e norme deontologiche), 6) diritto alla tutela contro la frode pubblicitaria.

qui di sequito il pdf della bozza per uno Statuto dei diritti dei lettori promosso dalla Società Pannunzio statuto_lettori

Nb. Io ho aderito alla Società Pannunzio

quelle candele al di là del Muro novembre 9, 2009

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In questi giorni si straparla sul Muro, sulla fine del simbolo del comunismo sovietico, sul popolo e sul suo innato bisogno di libertà. E ancora si straparla del Muro per nascondere la verità agli uni di qua e agli altri di là. Ma non si parla o comunque si parla poco delle manifestazioni di settembre e ottobre a Lipsia e in quella che era la Berlino dell’Est.

Io in quei giorni di vigilia ero lì. E come ho già scritto in altri post, dopo un viaggio-lavoro nella Rdt, come si chiamava prima dell’unificazione la parte Ovest, dopo essere passato per Dortmund, Francoforte, Amburgo, Berlino Ovest, col treno della S-Bahn arrivai dall’altra parte proprio nei giorni che precedettero le celebrazioni per i 40 anni della Ddr. Mi ricordo i poliziotti in divisa grigio-azzurro, gli stivaloni e le grosse cinture, i venditori di wurstel in Alexanderplatz, gli operai che montavano il palco per le autorità, il palco che poi avrebbe accolto i vari Ceausescu, Jaruzelsky, Jakes, Zhiwkov e lo stesso Honecker. In quei giorni ho passeggiato in lungo e in largo, ma soprattutto ho incontrato i ragazzi del Neues Forum: si radunavano davanti alle chiese spesso silenziosi, come in preghiera, e accendevano centinaia anzi migliaia di candeline.

Ricordo che le fiammelle tingevano la sera di giallo e di rosso e stavano lì in attesa. Ore e ore, finché non venne la grande sera del crollo. Una rivolta pacifica, coi volantini che passavano di mano in mano. Una specie di autunno caldo nel segno del cambiamento (Wende), un sessantotto. Le richieste sui volantini non erano più quelle Wir wollen raus, Vogliamo andar via, ma Wir bleiben hier, Noi rimaniamo qui. I miei amici tedeschi mi mostravano il palazzo della Stasi, era buio, incuteva paura, ma loro quei ragazzi la paura questa volta non l’avevano più.
In rete ho trovato un volantino diffuso in quei giorni dalla Neues Forum, lo riporto qui perché serve a capire:
“Vogliamo più spazio per l’iniziativa economica ma non una degenerazione in una società in cui prevalgano i più forti. Vogliamo conservare ciò che si è dimostrato valido e, tuttavia, far spazio a innovazioni che permettano di vivere risparmiando risorse e in maggiore armonia con la natura. Vogliamo relazioni sociali ordinate, ma non sotto tutela. Vogliamo esseri umani liberi, consapevoli di sè che però agiscano con consapevolezza sociale. Vogliamo essere protetti dalla violenza senza dover sopportare uno stato di sgherri e di confidenti della polizia. I fannulloni e gli sbruffoni devono essere allontanati dalle loro poltrone, ma non vogliamo svantaggi per chi è socialmente debole e indifeso. Vogliamo un sistema sanitario efficiente e per tutti, ma nessuno deve avere la possibilità di spassarsela a spese degli altri. Vogliamo esportare e partecipare al mercato globale, e tuttavia senza diventare né debitori e servi degli stati più industrializzati né sfruttatori e creditori dei paesi più poveri”.

Quando tornai a casa da quel mio viaggio, nella testa mi restò a lungo l’immagine – immagine che rivedo anche oggi – di Gunther e Christopf , divisi da un muro e che piano piano diventava acqua, anzi uno specchio, dove i due fratelli, quello che era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e quell’altro fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno, diventavano un’unica persona.

Poi il Muro fu abbattuto e fu chiamata Unificazione.

Alexander Platz lyrics (Battiato)
E di colpo venne il mese di Febbraio
faceva freddo in quella casa
mi ripetevi: sai che d’Inverno
si vive bene come di Primavera!
Sì sì proprio così.
La bidella ritornava dalla scuola
un po’ più presto per aiutarmi
“ti vedo stanca hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?”
Alexander Platz aufwiederseen
c’era la neve
faccio quattro passi a piedi
fino alla frontiera:
“vengo con te”.
E la sera rincasavo sempre tardi
solo i miei passi lungo i viali
e mi piaceva
spolverare fare i letti
poi restarmene in disparte come vera principessa
prigioniera del suo film
che aspetta all’angolo come Marlene.
Hai le borse sotto gli occhi
come ti trovi a Berlino Est?
Alexander Platz aufwiederseen
c’era la neve
ci vediamo questa sera fuori dal teatro
“ti piace Schubert?”

Guarda
ddr

San Nicola sfidò la Stasi

Battiato canta Alexander Platz lyrics

dialoghi sul muro novembre 7, 2009

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Botta e risposta:

Nel ventennale della ricorrenza della caduta del Muro di Berlino, il Pdl propone celebrazioni ufficiali e momenti di approfondimento, al fine di sensibilizzare le giovani generazioni… con l’auspicio che non vi sia più bisogno di erigere muri tra i popoli.

Forse perché fuori moda…del resto al posto del muro hanno il Mediterraneo e la legge sulla sicurezza.

Qui sotto alcuni stralci di un mio post dello scorso 22 maggio
Si intitolava tempo di muri :

“Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.

Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.

Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.

…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…

Letture:
1) All’Est ho imparato velocemente ad essere preparato a tutto (Vite nuove, Ingo Shulze – Feltrinelli)
2) Quando il muro di Berlino è caduto…
3)

l’obbedienza non è più una virtù novembre 4, 2009

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In tempi di Padania e di deliri (Daniele Sensi), mentre si festeggia il 4 novembre quando a Villa Giusti a Padova (in realtà era il 3 novembre) fu firmato l’armistizio che nel 1918 pose fine alle ostilità tra l’Italia e l’Austria-Ungheria, e che costarono la vita a 700 mila italiani, oltre al milione e più di mutilati, penso: 1) a quando da antimilitarista negli anni ’70 andavo a distribuire volantini sull’obiezione di coscienza (per avere diritti non per limitarli come avviene oggi); 2) ad Alberto Trevisan obiettore storico del Veneto, per tre anni dentro e fuori dal carcere prima a Forte Boccea a Roma, poi a Peschiera del Garda, quindi a Gaeta e di nuovo a Peschiera (Ho spezzato il mio fucile. Storia di un obiettore di coscienza, EDB, collana Oggi e domani); 3) a mio padre che a Villa Giusti fu decorato con la croce di guerra al valor militare per la sua attività di comandante partigiano; 4) a un mio post di un anno fa l’Italia ripudia la guerra

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vendere cara la pelle.

E quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinse a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria.

Ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.
(la ballata dell’eroe- De Andrè)

Note: canzoni contro la guerra
sito ufficiale del centro formazione e ricerca don Lorenzo Milani e scuola di Barbiana

le storie di ieri novembre 3, 2009

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…Ma il bambino nel cortile si è fermato
si è stancato di seguire gli aquiloni
si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani
guarda il muro e si guarda le mani.
(Fabrizio De Andrè, Le storie di ieri)

Lunedì, ma solo dopo una mia telefonata a un assessore, il Comune di Chieti ha provveduto: ha fatto coprire le scritte e ha fatto togliere da terra i resti della lapide.

io non dimentico novembre 1, 2009

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…una tradizione che neanche Leonida può sconfiggere, perché deve rispettare la parola degli Efori. Questa è la legge. E nessun spartano, suddito o cittadino, uomo o donna, schiavo o re è al di sopra della legge
(da 300 il film di Zack Snyder)

Alle Termopili morirono tutti, morirono eroicamente, tanto che ancora oggi, sul luogo del massacro, rimane questa lapide: Va’ o passeggero, narra a Sparta che noi qui morimmo in obbedienza alle sue leggi (Erodoto)

In caso di condanna, sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto
(il presidente me ne frego)

Venerdì notte, alcune persone – tanto idiote quanto naziste – hanno distrutto la lapide posta sulla facciata dell’ex asilo in via Principessa di Piemonte a Chieti e che ricorda la vergogna dei campi di internamento presenti anche in Abruzzo durante il nazifascismo. La lapide venne fatta mettere dalla Provincia nel 2007 in memoria di quegli anni feroci quando dal ’40 al ’43 Chieti ospitava nelle casermette dello scalo (vicino alla stazione) un campo di internamento per ebrei, cittadini stranieri e oppositori al nazismo e al fascismo. “Dopo l’armistizio – è scritto sulla lapide – questo fu l’ultimo luogo di residenza noto – Io non dimentico”. Nella stessa notte lo stesso gruppetto ha riempito alcuni muri di scritte contro gli ebrei, pro Iran e disegnato le solite orribili svastiche.

Dalla bravata notturna sono passati due giorni e ieri mattina, domenica, con dispiacere ho visto che nessuno aveva ancor cancellato le scritte. E altrettanto con gran disappunto ho trovato che i pezzi della lapide con la croce di davide erano ancora per terra. Mi ha dato fastidio, volevo anche raccoglierli, ma non sapevo dove metterli. Mi consola che qualcuno, prima di me, ha cercato di ricomporre la lapide. Una piccola luce. Mi consola che ci sono persone come il sindaco di Guardiagrele Mario Palmerio, appassionato di arte e uomo attento alla storia e alla memoria. Ne ha fatto una ragione della sua vita. Palmerio è appena tornato da New York dove ha incontrato Doris Schechter ristoratrice ebrea e autrice di numerosi libri sulla cucina kosher. Da piccola, durante la seconda guerra mondiale, Doris fu confinata assieme ai genitori a Guardiagrele, costretta in uno dei tanti campi dei nazisti. Doris fu una di quelle che si salvò. Una di quelle alle quali il sindaco di Guardiagrele ha dato la cittadinanza onoraria.

Nota: i campi di concentramento in Abruzzo (1940-1944) di Costantino Di Sante