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senza illusioni ottobre 25, 2009

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non sono iscritto al Partito democratico, ma credo che andare a votare alle primarie per la scelta del segretario del Pd sia almeno utile a far vedere che non è affatto vero che l’80 per cento degli italiani crede al popolo delle libertà, al capo coi copricapi, all’uomo dei consigli, al Bonito Napaloni di turno. Quindi vado a votare. Senza illusioni, ma spaventato da questo mondo.

Post scriptum 1: “Resta solo da chie­dersi se e quanto sia stata condizionata l’attività pubblica di un presidente [….] che da me­si vive costantemente in una condizione di ricatta­bilità…. politicamente dimez­zato e azzoppato, impossi­bilitato a svolgere con se­renità e responsabilità istituzionale le funzioni che gli sono proprie e che vanno ben al di là delle sue privatissime vicende, nelle quali l’opinione pub­blica non deve emettere giudizi”.

Perfettamente d’accordo (prima e unica volta) con Panebianco (Corriere della sera di ieri) che parla di Marrazzo presidente della Regione Lazio finito al centro di ricatti per un video hard …Ma se vale per Marrazzo perché non vale per tutti? Presidente dei consigli compreso?  O forse le escort valgono meno dei trans?

Post scriptum 2:  Pompea, moglie di Giulio Cesare, finisce in tribunale con l’accusa di aver fatto entrare il suo amante in un luogo sacro dove potevano entrare solo le donne. Cesare divorzia e al processo, si dichiara assolutamente convinto dell’innocenza della donna. “Ma allora perché ha voluto divorziare da lei?” chiedono i giudici.  Cesare risponde: “Perché la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”.

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condivido ottobre 22, 2009

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Ciprì e Maresco su You Tube: il ponte

parole e pensieri ottobre 19, 2009

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…si dice che la narrazione, la possibilità di raccontare l’arco di una parabola o anche un solo tratto lineare di storia, siano oggi impossibili o difficili…invece non è così, giacchè, paradossalmente, le contraddizioni, spesso ancora le antiche, riprodotte e moltiplicate, sono qua a reclamare questa verità narrata…(Bruno Z.)

scritti e suoni sul terremoto ottobre 17, 2009

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…tutto ciò che si scrive è già polvere nel momento stesso in cui viene scritto, ed è giusto che vada a disperdersi con le altre polveri e ceneri del mondo. Scrivere è un modo di consumare il tempo, rendendogli l’omaggio che gli è dovuto: lui dà e toglie, e quello che dà è solo quello che toglie, così la sua somma è sempre lo zero, l’insostanziale. (da I lettori di libri sono sempre più falsi – Quattro novelle sulle apparenze – Gianni Celati)

Torno a parlare di terremoto.
1) Di numeri. Venti persone sarebbero state indagate dalla Procura dell’Aquila per i crolli alla casa dello studente e al Convitto Nazionale. (qui l’articolo da repubblica.it); ad oggi sono stati consegnati un migliaio di alloggi sui cinque mila promessi e ancora non realizzati; ci sono sette mila persone al gelo dentro le tende; gli aquilani sparsi per l’Abruzzo in alberghi e in case di parenti o amici sono 25 mila.
2) Di immagini e suoni. Dino Viani ha portato in concorso al Festival internazionale del cinema di Amsterdam (Olanda) il suo “Canto 6409”, ( qui il trailer) girato all’indomani del sisma del 6 aprile e già presentato a maggio al Festival di Cannes. “Ho voluto cercare di comprendere la solitudine dell’uomo davanti al proprio destino- dice Viani – Il cinema, come ogni linguaggio artistico, evoca presenze e ci aiuta ad avere meno paura della morte”.
3) Di libri che ho appena terminato di leggere.
Comincio da quello di Angelo De Nicola, perché è un amico, oltre che compagno di lavoro, ma soprattutto perché il suo “Il nostro terremoto” (One Group Edizioni) mi ha portato dentro al dramma che gli aquilani, persone e non numeri, hanno vissuto quella notte e i giorni seguenti. Al dramma di Angelo vissuto e patito in prima persona “mentre tutto intorno alla camera da letto ondeggiava e sussultava…”. Un libro di emozioni, un diario fatto di piccole cose, di microstorie, di quei piccoli fatti raccontati senza pietismi e moralismi. E’ bravo Angelo, bravo con le sue crude ma anche dolci storie di vita quotidiana che, alle volte più di qualunque altro testo, si posano sulla realtà e ne raccontano le voci. La comunità degli sfollati “uniti” dai telefonini; gli incontri-appuntamento all’Autogrill di Brecciarola. E poi la catena degli sms, l’impiegato di banca che si fa in quattro per risolvere problemi burocratici, la partitella a basket, la scuola per la figlia Camilla, il gatto nero, le “orecchie della nonna” recuperate da un vigile del fuoco di Aosta, la bugia per riprendersi gli sci, le passeggiate e gli abbracci dei superstiti sul lungomare degli sfollati…

Cronache di vita quotidiana, di una vita che riparte nel nome dell’aquilanità, come registra con forza nella prefazione don Attilio Cecchini, e con il motto “Jemo ‘nnanzi”. E così ecco fissate sulle pagine di questo libro le emozione di chi c’era, di chi ha avuto la fortuna di esserci ancora, di scrivere e raccontare. “Una sorta di catarsi corale” scrive Angelo De Nicola presentando il suo libro-romanzo che invece è “la realtà”, ancora più vera perché accompagnata anche dalle lettere arrivate al giornale “Il Messaggero” i giorni immediatamente seguenti alla scossa sotto il titolo “lettere da un terremoto”. Da leggerle tutte, per sentire le vere voci della tragedia. A cominciare dalla voce di Angelo De Nicola, per continuare poi a sentire le voci-parole dei tanti Ornella, Marco, Stefano, Mario, Luca…voci che sembrano scatti di un fotografo, opere di artigiani, senza mediazioni, interpretazioni. Come dice Gianni Celati. “E’ il modo di lavorare dei fotografi che mi ha conquistato, più artigianale e soprattutto più esposto all’esterno, e quindi senza questi giochi dell’interiorità e dell’interiorizzazione…”.

L’altro libro uscito in questi giorni è “L’Aquila non è Kabul” di Giuseppe Caporale cronaca di una tragedia annunciata” Castelvecchi. Un libro inchiesta, con la cronaca puntuale di quello che accadde nel capoluogo dell’Abruzzo e nei paesi vicini raccontata fin dalle prime ore dopo la scossa delle 3.32, con i cadaveri in mezzo alla strada, con le testimonianze degli abruzzesi raccolte fra i vicoli tra grida di dolore e paure. Un viaggio verso l’Apocalisse per non dimenticare, soprattutto per capire. Un libro documento che mette a fuoco la vergogna dell’ospedale San Salvatore e della casa dello studente. Ma è soprattutto un libro sul dopo, sugli alberghi per gli sfollati, sul lavoro dei volontari, sul G8, su Bertolaso, sul sisma che copre la crisi, su Pettino costruito sulla faglia, sui reality show tra tende e macerie. Un libro accusa. Accompagnato dalle foto di Chiara Morelli.

Nb: E sempre a proposito di libri e terremoto, è di tre mesi fa “3.32, L’Aquila – gli allarmi inascoltati” di Paolo Mastri (edizioni Tracce). Ne parlo qui

questioni d’amore… e di profumo ottobre 16, 2009

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…la cosa migliore è essere amati e io faccio di tutto per essere amato… sono una persona buona, forse troppo buona, sicuramente giusta e vorrei che questo fosse riconosciuto da tutti…
(S. Berlusconi, dichiarazioni da Sofia il 15/10/09)

…non soltanto umano, bensì sovrumano, un profumo angelico, così indescrivibilmente buono e vitale che chi l’avesse annusato ne sarebbe stato affascinato e avrebbe dovuto amare con tutto il suo cuore lui, Grenouille…Sì, amarlo dovevano, quando erano soggiogati dal suo profumo, non soltanto accettarlo come un loro pari, amarlo fino alla follia, all’abnegazione, tremare d’estasi. Dovevano, gridare, piangere di gioia senza sapere perché, in ginocchio dovevano cadere, come sotto il freddo incenso di Dio, non appena sentivano l’odore di lui, di Grenouille!
(P. Suskind, pag. 156, Edizioni Tea -Il profumo –scritto il 1985)

nobel mancato, sfogo in rete ottobre 9, 2009

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Un conoscente forzista, deluso e amareggiato, anche alla luce delle ultime vicende del lodo Alfano, mi ha inviato questa lettera pregandomi di metterla in rete:

Un milione non sono bastati. Sono i contatti sul sito “silvioperilnobel”, che ha organizzato un comitato a sostegno del Presidente.
E sì che il 26 maggio 2009 in Piazza di Pietra a Roma, il Comitato della Libertà aveva dato l’avvio alla raccolta delle adesioni alla candidatura di Silvio Berlusconi al Premio Nobel per la Pace. C’era anche un testimonial d’eccezione, tale Loriana Lana, parente di Giggi Zanazzo, che insieme a Belli, Trilussa e Pascarella, forma la rosa dei grandi poeti romani; oltre a Pasquale Calzetta, all’onorevole Giampiero Catone, al senatore Domenico Nania a Paola Pelino, Laura Ravetto e tanti altri. Inutile.
Berlusconi, l’uomo che ha saputo coniugare, con la sua vita, le sue opere ed azioni, il pensiero liberale di Milton Friedman, l´umanesimo economico di Wilhelm Röepke, l´aspirazione di Muhammad Yunus a creare un sistema capitalista inclusivo e non esclusivo, non ce l’ha fatta.
Il comitato nominato dal parlamento norvegese gli ha preferito Barak Obama. Una scelta politica, tre quarti sono di sinistra. Sic Sic!

Al mio conoscente forzista ho naturalmente espresso tutta la mia solidarietà. Per gentilezza, non per convinzione. Sinceramente non credo che Lui (intendo Berlusconi) sia vittima anche della sinistra norvegese. Sarebbe un complotto mondiale. Comunque l’ho tranquillizzato. La candidatura è per il 2010. Ce la può ancora fare. Nell’attesa può cantare con Loriana Lana la mia canzone per il Presidente
Nb: Ci aveva provato nel 2002 anche Antonio Gentile, senatore di Forza Italia di Cosenza. Aveva anche fatto regolare richiesta al comitato del Nobel. qui l’articolo da La Repubblica del 2002

da Baaria a Messina ottobre 5, 2009

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L’altra sera ho visto Baaria. Tornatore è bravissimo, ma ha voluto raccontare il periodo che va dal fascismo ai giorni nostri in una pellicola di poche ore. Il risultato, per scelta o per altro, è che si sono visti piccoli e grandi affreschi della Sicilia, aneddoti e modi di vita, belle pennellate di colore, ma con un punto di vista che non mi convince: come se a raccontarli fosse un bambino. O meglio, come se fosse il racconto che un adulto fa a un bambino. Per non spaventarlo. Forse questi erano i suoi ricordi. Ma io ho ben altri racconti di come andarono le cose nel nostro paese, Sicilia compresa. So che i morti di mafia sono migliaia e non certo quei cinque elencati dal protagonista del film, so che nessuno avrebbe potuto sbeffeggiare in piazza il padrone-mafioso come ha fatto Peppino-Scianna. So che la dittatura fascista era feroce e non certo quella edulcorata apparsa nella pellicola e dove gli antifascisti pagavano soprattutto con la vita la loro opposizione al regime. So che c’era il delitto d’onore e la donna non aveva alcun diritto se non vestirsi a lutto per tutta la vita. So che c’era fame, in Sicilia e in tutta Italia. Fame nera, emigrazione, mendicanti, Accattu Dollari! e mazzette. Quanti anni sono passati da allora? E quante mazzette sono rimaste a rovinare questo nostro paese? Un paese che è arrivato a tassare i poveri come faceva la mafia di Baaria. Con una differenza: allora la gente lo sapeva che cosa era la mafia mentre oggi, ubriacati dalla tv del miglior presidente che abbiamo, ci giochiamo il nostro euro su win for life.

Ogni giorno “faccio a guerra” con mio figlio. “Studia, leggi da qui a qui, aiutaci in cucina, pulisci la tua camera…etc, allora avrai quello che mi chiedi”. Lui si ribella, dice che sono ricatti; io insisto, alla fine l’accordo si trova, alla fine mi illudo che capisca che nella vita, quella vera, qualunque cosa è frutto di lavoro, sacrifici, rispetto, regole. Quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre. Ho due ricordi: il primo sul divano di casa mentre mio padre (fine anni 50) mi costringeva ad ascoltare le lezioni di francese sui dischi che aveva acquistato firmando le solite cambiali capestro; il secondo di mia madre che mi mandava a lavorare d’estate per aiutare in famiglia….

Nel luglio del 1985 quando lavoravo per il giornale “Il mattino di Padova” venni mandato a Tesero per scrivere della catastrofe della Val di Stava dove i bacini di decantazione della miniera di Prestavel ruppero gli argini scaricando 160 mila metri cubi di fango sul paese. Fu una delle più grandi tragedie del Trentino: i morti furono 286. All’indomani della tragedia di Messina sono andato a rivedermi i miei articoli di allora. E sono arrivato a vedermi anche la sentenza, emessa sette anni dopo. Allora i giudici scrissero che “al di là delle azioni ed omissioni penalmente rilevanti, al disastro di Stava concorsero una serie di comportamenti che vanno oltre la sfera giuridica e si caratterizzarono principalmente nell’aver anteposto alla sicurezza dei terzi la redditivita economica degli impianti sia da parte delle società concessionarie che degli Enti pubblici istituzionalmente preposti alla tutela del territorio e della sicurezza delle popolazioni”.
All’epoca non c’era ancora la protezione civile e Zamberletti illustrando alla Camera la tragedia, augurandosi che la legge sulla Protezione civile venisse approvata entro l’autunno disse “la ricerca delle responsabilità sarebbe più produttiva se potesse avvenire prima ancora degli eventi. Ciò può avvenire solo creando una struttura capace di garantire che tutte le amministrazioni incaricate svolgano i dovuti controlli sulla sicurezza e prevenzione”.

Dal 75 ad oggi sono passati 34 anni, la struttura della Protezione civile è stata creata, il resto no. Prima di Messina ci sono (ne elenco solo alcune) le tragedie in Val Pola (1987) quando a Sant’ Antonio Morignone una frana fece 28 morti; poi le alluvioni in Piemonte nel ’94, poi in Versilia due anni dopo, e quindi a Sarno e Quindici nel 1998 con 160 morti, e ancora nell’Italia nord-occidentale nel 2000 e nella Val Canale-Friuli Venezia Giulia nel 2003. Paesi distrutti, sofferenze e centinaia di vittime, funerali di Stato. E i dovuti controlli sulla sicurezza auspicati da Zamberletti 35 anni fa sono ancora parole. E ancora una volta alla sicurezza dei terzi è stata anteposta la redditività economica.
(da leggere Elena di Dio su Il manifesto del 3 ottobre intervista al capo del Genio Civile di Messina che dice: “Siamo stati ignorati dalla Protezione civile”).

NB: sabato 3 ottobre ero in piazza perché “la libertà di stampa non è un privilegio per i giornalisti, ma un diritto dei cittadini”