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promemoria giugno 28, 2009

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Mercoledì 15 luglio 2009, presso le Officine Cantelmo, in Viale De Pietro, a Lecce, la Glocal Editrice e la Libreria Palmieri presentano il libro di Lino De Matteis “Il giallo di Ugento”, sottotitolo: L’omicidio di un uomo scomodo, Giuseppe Basile – La sfida all’omertà di un prete, don Stefano Rocca.
Con l’autore ne discuteranno Marcello Strazzeri, docente di Sociologia del Crimine all’Università del Salento; Stefano Cristante, docente di Sociologia della Comunicazione all’Università del Salento; Marcello Petrelli, avvocato penalista del Foro di Lecce. Coordinerà la professoressa Santa De Siena.

scheda libro, note di Lino De Matteis e Pino Arlacchi

non crediate che sia finita giugno 22, 2009

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Innanzitutto un doveroso e pubblico ringraziamento a Pasquale De Matteis (Glocal Editrice) che su mia richiesta mi ha inviato a casa il libro di Beppe Lopez “Giornali e democrazia”. Un bel libro questo di Beppe Lopez che ho letto tutto d’un fiato (come tutto d’un fiato a suo tempo ho letto “La Casta dei giornali”) e che analizza con cura lo stato dell’informazione italiana a partire da una vicenda personale che è appunto la nascita del Quotidiano di Lecce, il 6 giugno del 79, poco più di 30 anni fa.

E ovviamente un doveroso e pubblico ringraziamento anche all’autore del libro, a Beppe Lopez, direttore del Quotidiano che ha diretto – e difeso – per tre anni con anima e corpo. Innanzitutto perché mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Le sue pagine mi hanno fatto ripensare a un pezzo della mia vita, quando anche io da giovane, pieno di entusiasmo, mi sono affacciato nel mondo dei giornali. Giornali fatti per essere venduti, come dice Lopez. Soprattutto giornali liberi da affaristi, palazzinari e finanzieri, dai grandi gruppi editoriali che a breve – come aveva anticipato Orwell – ci diranno anche che cosa pensare. Dice Lopez che allora, quando mise in piedi la squadra di Quotidiano, lavorava anche 18 ore per giorno e che c’era entusiasmo e passione. Capitò anche a me quando collaborai ad altre belle imprese che dall’altra parte dell’Italia si chiamavano Nord Est e successivamente il Mattino di Padova. Ricordo che aspettavamo le due-tre di notte per andare a vedere in tipografia le prime copie fresche di stampa. Ricordo ad esempio Roberto Foco che a mezzanotte e passa, dopo aver “chiuso”, allegro mi diceva: “Ricominciamo?”. Ricordo grandi giornalisti che mi hanno insegnato il mestiere: Valentino Giacomini prima, Giovanni Valentini, Lamberto Sechi, Paolo Pagliaro, Fabio Barbieri e tanti altri dopo. Penso a Francesco La Licata e ad Angelo Arisco a Palermo al giornale Il Diario. Tra i miei ricordi c’è una vecchia foto che non ho più e non so dove è finita: era l’anno che l’Italia vinse i Mondiali…

Ma le pagine di Beppe Lopez non sono solo un pretesto per andare indietro nei miei ricordi.

Sono pagine di denuncia di come i poteri forti hanno ucciso l’informazione e di come è nato dagli anni 70 in poi questo processo che si chiama omologazione e restaurazione passando sopra “la passione civile e la solidarietà sociale che animava in quegli anni i giovani, gli intellettuali e lo stesso ceto politico”. Al punto che “salvo pochi casi isolati, [oggi] domina un tipo unico di approccio alla realtà, una sola comunicazione e un solo ceto comunicante: autoreferenziale, animato da insaziabili appetiti di autoconservazione e di privilegi, nettamente separato dalla realtà”. Altro che Tv o Internet che hanno ucciso la carta stampata. E i dati della diffusione dei giornali in Italia (meno di dieci copie ogni cento abitanti al Nord, sotto le cinque copie al Sud) sono la chiara conferma che qualcosa non va. Che non va la nostra democrazia. Che quella macchina da scrivere sovrapposta ai tavoli della Camera disegnata in copertina del libro “Giornali e democrazia” è l’indicatore unico e vero del livello di democrazia esistente nel nostro paese. Perché il diritto all’informazione, la libertà di espressione e di critica è una delle libertà fondamentali di ogni essere umano. Come altrettanto è libertà fondamentale quella che hanno i lettori di conoscere i fatti e le opinioni.

Trent’anni fa quando Beppe Lopez firmò il contratto da direttore di Quotidiano fece scrivere dall’editore questa clausola: “Il direttore responsabile ha totale autonomia ed esclusiva responsabilità della linea politica, della fattura e dell’organizzazione del giornale”. Era chiaro da che parte stava il bravo Beppe Lopez, era chiaro quali interessi difendeva , non certo una controparte dei giornalisti, ma primo dei giornalisti. Certo era un altro mondo, c’era stato il 68, i lavoratori avevano conquistato diritti che oggi non ci sono più…come altrettanto oggi non ci sono più direttori con prerogative da direttori.
Fa pensare il libro di Lopez e ci aiuta ad andare indietro nel tempo e nella storia politica del nostro paese. Ecco la nascita di Repubblica, la “cacciata” di Gianluigi Melega, la trasformazione del giornale inventato da Scalfari in qualcosa d’altro e che oggi di fatto ha rilegittimato e sdoganato quei giornali contro i quali era nato. Ecco l’assassinio di Moro, il compromesso storico, il craxismo, Carlo Caracciolo, il sequestro di Giovanni D’Urso, i volantini delle Br, la rivolta di Trani, il partito della fermezza, Francesco Gaetano Caltagirone…Un pezzo d’Italia tra passato e presente. E in mezzo a tutto questo un’idea: dare voce non tanto al Palazzo e alla casta, ma a chi ha scarso potere contrattuale, ai poveri, ai disoccupati, ai lavoratori e a chi si batte per l’eliminazione delle ingiustizie…un giornale con una pagina tutta scritta dai lettori… un giornale che descrive la realtà e fa parlare la realtà

A pagina 189 del libro di Beppe Lopez un brano di una canzone di Pierangelo Bertoli “Potete forse farci rallentare però non vi crediate che sia finita”.

le proteste e i nemici del paese giugno 19, 2009

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“Le proteste sono fomentate dai nemici della nazione”. Sono parole di Ahmadinejad in questi giorni alle prese con la rivolta di un milione di persone in Iran. Ma sono parole che si sentono ovunque c’è un regime: nell’Est asiatico, in alcuni Paesi dell’ex Unione Sovietica, nel Medio Oriente, nel Nord Africa… Da un po’ di tempo si sentono anche in Italia, fanalino di coda d’Europa nella libertà di stampa soprattutto a causa della “situazione anomala a livello mondiale” sul piano della proprietà dei media. Risultato: l’Italia è scesa dalla fascia alta dei “paesi liberi” alla fascia intermedia dei paesi “parzialmente liberi” (Rapporto 2009 di Freedom of the press).

E a propositi di Iran, di pena di morte, di diritti violati e di barbarie, mi va di rileggere una poesia di Erri De Luca:

Pietre. So le pietre da lanciare, in pochi contro molti, ho visto pietre contro armi da fuoco. Poi ho maneggiato pietre sui cantieri, abbattuto pareti, costruito case. Ci sono stati i giorni per lanciare pietre e gli anni per chiuderle nei muri. Ma non conosco pietre da lapidazione, la vigliaccheria di scagliarle all’indifeso. Chi è senza torto, tiri lui la prima, disse lo sconosciuto accovacciato in terra. Chi è senza torto: non chi si è dato autorità di legge. Chi è senza torto ha il diritto di alzare per colpire. Chi è senza torto: perché non lo farà. Chi lancia pietre di lapidazione profana il regno minerale, la materia di vulcani e stelle, il letto dei fiumi, i frantumi dei fulmini. Chi lancia pietre di lapidazione, possa il suo braccio irrigidirsi in pietra, e lui sia maledetto di rimbalzo.

giornali e giornalisti giugno 13, 2009

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Ho gettato un po’ di vecchi giornali. Non ce la facevo più:  erano ovunque, in studio, nella sala, all’ingresso, sopra le panche e sotto la scrivania. Carta e polvere. Erano decisamente troppi. Ma non ho buttato nessun numero del Manifesto. Li ho sfogliati, anche se in fretta, e con grande cura dopo averli ripiegati li ho infilati in bell’ordine su un tavolo uno sopra all’altro:  quelle riflessioni, quegli articoli e qui reportage sono per me una buona lettura e una intelligente interpretazione del mondo e della nostra storia. Magari un domani potranno servire ai miei figli che certo potranno meglio orientarsi tra respingimenti, sentenze Mills, veline, decreti Alfano, manette per i giornalisti, e giornali alcuni buoni altri molto meno perché merce scadente.

Potranno capire che la libertà di stampa non è un privilegio per i giornalisti, ma un diritto dei cittadini e che troppo spesso quel diritto ai cittadini non viene più garantito. E che l’informazione non è solo merce ma che produce idee e pensieri. Ed è democrazia. Ma, come la bomba atomica, non è per niente neutra.

Ho deciso di aderire e sostenere la “Società Pannunzio per la libertà di informazione”. Non conosco personalmente i fondatori, ma condivido gli scopi di questa associazione e le critiche che muovono al sistema dell’informazione nel nostro paese a cominciare da chi fa informazione e da come la fa.  Riporto qui: 1)la lettera inviata al direttore de La Stampa dalla Società Pannunzio e 2) quella inviata al direttore de Il Giornale anche questa sempre mandata dalla Società Pannunzio.

Lettera 1, il caso Andreotti:

“Egregio Direttore, il suo editorialista Carlo Federico Grosso in un articolo su “La Stampa”, 21 maggio 2009, intitolato “L’arbitro non va mai fischiato”, comincia il suo pezzo con “Andreotti è stato, in passato, ingiustamente accusato di attività mafiosa ecc”. Sappiamo tutti che le opinioni sono sacre, ma altrettanto sacri sono i fatti. E Grosso, che è un illustre giurista, sa sicuramente che nel 1984 la Corte di Cassazione emise una famosa sentenza in cui affermava che “la verità dei fatti, cui il giornalista ha il preciso dovere di attenersi, non è rispettata quando, pur essendo veri i singoli fatti riferiti, siano, dolosamente o anche soltanto colposamente, taciuti altri fatti, tanto strettamente ricollegabili ai primi da mutarne completamente il significato. La verità non è più tale se è “mezza verità” (o comunque, verità incompleta): quest’ultima, anzi, è più pericolosa della esposizione di singoli fatti falsi per la più chiara assunzione di responsabilità (e, correlativamente, per la più facile possibilità di difesa) che comporta, rispettivamente, riferire o sentire riferito a sé un fatto preciso falso, piuttosto che un fatto vero sì, ma incompleto. La verità incompleta (nel senso qui specificato) deve essere, pertanto, in tutto equiparata alla notizia falsa”. Fin qui la Cassazione. Quindi Grosso ha scritto il falso quando ha omesso che la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, che mandava assolto l’on. Giulio Andreotti con la motivazione che dopo il 1980 non erano a sufficienza provati (c.2 art. 530) i rapporti tra l’imputato e i capimafia corleonesi Rijna e Provenzano, aggiungeva che al contrario era provato, ma caduto in prescrizione per soli quattro mesi, il reato di «vera e propria partecipazione alla associazione mafiosa, apprezzabilmente protrattasi nel tempo», almeno fino alla primavera del 1980. L’anno dopo, la Corte di Cassazione confermava la sentenza di appello, ribadendo: «Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione». Sarebbe onesto che i vostri lettori conoscessero i fatti non stravolti, soprattutto in un editoriale di apertura della prima pagina. Cordiali saluti”. (28 maggio 09)

Lettera 2, il caso Berlusconi:

“Egregio Direttore, in un suo articolo sul “Giornale”, 21 maggio 2009, intitolato “Un procedimento ridicolo, senza uno straccio di prova”, Filippo Facci ha scritto tra l’altro: “Peccato per due dettagli. Il primo è che la «reticenza» di Mills contribuì alla condanna in primo grado di Silvio Berlusconi nel processo All Iberian, successivamente assolto [corsivo nostro] ma non grazie a Mills”. Sappiamo tutti che le opinioni sono sacre, ma altrettanto sacri sono i fatti. E tutti sanno che è un fatto che Berlusconi nel caso All Iberian non fu assolto. Nelle stesse conclusioni (5.3) della sentenza Mills è riportato come un dato indiscutibile che nel caso All Iberian “i fatti relativi all’illecito finanziamento a Bettino Craxi da parte di Fininvest tramite All Iberian sono definitivamente provati, visto che la sentenza di primo grado, di condanna dei vertici della società e fra essi di Silvio Berlusconi, non è stata riformata nel merito, ma per intervenuta prescrizione”. Per Facci una condanna più una prescrizione equivalgono ad una assoluzione. Forse sarebbe onesto che i vostri lettori conoscessero i fatti non stravolti. Cordiali saluti”. ( 28 maggio 09)

NB. Mario Pannunzio, figlio di un avvocato abruzzese, militante comunista, nel 1932 fondò la rivista Oggi, che dovette chiudere dopo pochi numeri per ragioni politiche. Collaborò con Leo Longanesi alla redazione del primo rotocalco italiano, Omnibus, presto soppresso dalla censura fascista. La stessa sorte ebbero altri due settimanali: Tutto e Oggi, diretti insieme ad Arrigo Benedetti. Dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43, Pannunzio partecipò alla Resistenza e insieme ad altri amici fondò il Partito Liberale; nel dicembre 1943 fu anche arrestato e imprigionato a Regina Coeli per alcuni mesi, sfuggendo per caso alla strage delle Fosse Ardeatine. La politica, sia pure espressa con la parola scritta, rimase per Pannunzio l’impegno preminente. Dopo la Liberazione diresse il Risorgimento Liberale, fino alla sua uscita dal PLI dopo la sconfitta nelle elezioni del 18 aprile 1948, che Pannunzio attribuiva alla sudditanza dei liberali alle organizzazioni padronali e all’abbandono della tradizione risorgimentale. Nel febbraio del 1949 fondò il Mondo, che s’impose come uno dei giornali più innovativi nel panorama italiano. Nel dicembre del 1955 fu tra i fondatori del Partito radicale, dal quale Mario Pannunzio si dimise nel 1963.

chi dice legione dice uniforme giugno 8, 2009

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…Sentendo parlare di legione civica, la folla si alzò di nuovo, sempre come un sol uomo, chi dice legione dice uniforme, chi dice uniforme dice camicia, adesso c’è solo da decidere di quale colore sarà, non è questione da risolvere qui comunque, per non farci dare delle scimmie, non la sceglieremo né nera , né bruna né azzurra, il bianco si sporca subito, il giallo è disperazione, il rosso Dio ce ne liberi, il porpora appartiene al Signore della via Crucis, quindi non resta che il verde e il verde è molto bello, lasciamocelo dire dagli eleganti giovani della Gioventù che, aspettando che arrivi il loro turno di ricevere l’uniforme, non sognano altro… (da L’anno della morte di Ricardo Reis – Josè Saramago)

E a proposito di Saramago qui  La cosa Berlusconi (da El Pais)

home la nostra terra giugno 7, 2009

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Grazie a You Tube si può vedere Home La nostra Terra, girato da Yann Arthus-Bertrand e coprodotto da Elzévir Films e EuropaCorp, compagnia di Luc Besson. Il film è stato presentato il 5 giugno a Torino nell’ambito del Cinemambiente Environmental Film Festival in occasione della Giornata Mondiale dell’ambiente. Una grande opera andata in onda in contemporanea in più di 100 stati del mondo e dedicata al pianeta Terra. Realizzato dal fotografo, giornalista e ambientalista francese, diventato famoso grazie a “La Terre vue du Ciel”, Home vuole essere una fotografia dello stato di salute della Terra e dei problemi cui l’umanità deve fare fronte: sono immagini aeree di grande emozione realizzate in 50 paesi del mondo che aiutano a vedere un mondo meraviglioso ma anche fragile. Il film, che è stato prodotto senza fini di lucro, si pone come obiettivo quello di essere visto dal maggior numero di persone possibili per “accrescere il livello di consapevolezza sulla responsabilità di ogni individuo nei confronti del Pianeta”. I guadagni verranno donati a Goodplanet.org, mentre le emissioni di gas serra, causate dai viaggi aerei e dalle ore impiegate negli scatti fotografici in elicottero verranno compensate attraverso il sostegno di progetti non inquinanti.

Yann Arthus-Bertrand: “Questo film era un progetto che avevo in mente da 15 anni. Tutto ciò che ho visto e imparato mentre volavo sopra la Terra mi ha cambiato. Oggi voglio condividere tutto quello che ho acquisito. Questo film sarà eccezionale e intelligente ma, soprattutto, assolutamente costruttivo. Per farvi un esempio: la cosa importante non è che il 50% delle foreste sia scomparso, ma che il 50% ci sia ancora. Quello che è importante oggi è che siamo 6 bilioni di esseri intelligenti che possono agire. Attraverso la qualità delle immagini e dei suoi contenuti, questo film permetterà alle persone di capire che tutti abbiamo delle responsabilità e che tutti possiamo agire nel nostro piccolo. Come disse il mio amico Albert Jacquard “essere coscienti che il domani è in arrivo e che ognuno può avere un effetto su di esso è specifico dell’Uomo”.
Luc Besson: “Sono sempre stato un amante del Pianeta, e più volte ho provato a mostrare alle persone i suoi aspetti più belli attraverso i miei film, Le Grand Bleu, Atlantis e Arthur and the Minimoys. È stato quindi naturale per me unirmi a Yann nella produzione di questo fantastico progetto”.

ancora grazie Obama giugno 5, 2009

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Si chiamava Hester Prynne e la costrinsero ad appuntarsi sul petto un pezzo di stoffa con la lettera A. Accadeva nella Boston del 600

“…dopo Roma la Tomania… e perché no un’europa, un’asia, un’america, un’unica nazione di biondi con gli occhi blu. Aut cesar aut nullus…dittatore del mondo…”. Chi ha pronunciato questa frase?
A: Adenoyd Hynkel.
B: Oreste Lionello.
C: Silvio Berlusconi.
D: Adolf Hitler.

Ancora grazie Obama. Mi ha commosso di nuovo. ( la mia america) Con lui posso immaginare un altro mondo per i miei figli. Dove la parola che conta è la tolleranza. Grazie Obama perché ha detto che la democrazia non si esporta come una merce e tantomeno con le armi e che nessuno sa quello che è il bene per tutti… Grazie per il mondo che mi fai sognare, un mondo senza Giacomoni come direbbe Marcel Liebman (da rileggere Nato Ebreo).  Senza buoni e cattivi, e senza gli uni contro gli altri. Dove non ci si debba ricordare che “le fotografie del Duce non devono essere pubblicate se non sono state autorizzate” (Munculpop, 22 novembre 1936). Dove ai giornali non arrivino note tipo “Il Corriere della Sera e il Mattino hanno pubblicato due disegni riproducenti il Duce. Uno è piaciuto, l’altro no; vale quindi, anche per i disegni, la norma vigente per le fotografie e cioè che debbono essere precedentemente presentate all’Ufficio stampa del Capo del Governo per avere l’autorizzazione alla pubblicazione” (21 ottobre 1933).

Grazie Obama perché fai sperare in un mondo senza più “Tutti soldati morti in guerre perse in partenza” (Los Italianos – Antifascisti nella guerra civile spagnola”, il libro di Franco Sprega e Ivano Tagliaferri edito da Infinito edizioni). Con la speranza che anche qui, meglio prima che dopo, non capiti più di vedere in Tv uomini in guanti bianchi che sorridono al grande capo che può dire quel che vuole, sempre e senza contradditorio, in qualunque canale, in qualunque ora del giorno e della notte, col caffè e durante l’antipasto, dopo pranzo e durante l’ora del the, in prima o seconda serata. E che come un disco rotto ripete sempre e ancora sempre le stesse cose, da Bignami. Al quale fanno seguito le voci dei suoi tanti cloni. Con la casta che tace.

Post scriptum 1: Ho ordinato in libreria il nuovo libro di Beppe Lopez “Giornali e democrazia” (Glocal Editrice). Sottotitolo: “Analisi del degrado dell’informazione in Italia, partendo dallo spartiacque della fine degli anni Settanta e dalla vicenda-metafora del primo quotidiano locale moderno e popolare: il Quotidiano di Lecce”.
Post scriptum 2: ieri sono finito su You tube e mi ha aiutato a ridere

Thanks Obama giugno 4, 2009

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the speech of President Obama

il discorso (versione tradotta)