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Ricci, pateddi e granci maggio 27, 2009

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Sono uno dei tanti ai quali Vincenzo Andraous manda riflessioni e punti di vista. Andraous, detenuto nel carcere di Pavia, condannato a “fine pena mai” per vari e sanguinosi reati, impegnato in un lavoro esterno presso la Comunità Casa del Giovane, è diventato autore di libri di poesia e saggistica. Soprattutto scrive di devianza, bullismo, carcere e rieducazione. Pensieri ad alta voce che partono, dice Andraous, “dalla mia gran brutta storia […] per tentare di intravedere il pericolo dei rischi estremi, in quel mito della trasgressione che spesso diviene devianza…[perché] poi risalire dal baratro diventa difficile”.

Mi ha scritto anche oggi. Nella sua mail, una sola parola, sempre la stessa “amicizia” e un allegato. L’ho appena aperto e letto: quasi alla fine del suo testo Andraous parla di un suo amico pedagogista che consiglia “di ritrovare l’umiltà necessaria per affinare la “pedagogia   della nonna”, quella pratica unica e insostituibile tutta dentro il concetto del “buon esempio”…del fare bene o al meglio delle tue capacità, se pretendi che faccia altrettanto anche tuo figlio”. Mi è piaciuto leggere queste frasi,  soprattutto dove parla di buoni esempi da dare ai figli. Che è quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre, e che è quello che cerco di insegnare io ai miei figli. Quello che fanno tanti in questa nostra Italia.

Qualche settimana fa una lettrice di Repubblica ha raccontato a Corrado Augias la storia di una coppia di peruviani che avevano lasciato sul treno un borsellino con i documenti: passaporti, permessi di soggiorno, biglietti. “Composti ma smarriti” i due hanno trovato aiuto in un giovane poliziotto che si è prodigato dando loro i migliori consigli, le indicazioni più precise, cercando nello stradario, consultando elenchi, compiendo telefonate che avrebbe potuto non fare. La storia di un’Italia umile e laboriosa. L’Italia del buon esempio di cui parla anche Andraous. “Un’Italia lontana – come commentava su Repubblica Augias – dalla canagliesca arroganza di molti”.

A proposito di buoni o cattivi esempi, sul Corriere di oggi Dacia Maraini scrive a Veronica Lario. Quasi alla fine della sua lettera-solidarietà dice: “…Tutti sanno che un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come una cittadino qualsiasi. La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza….questo non significa fare del moralismo, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia”.

Mio padre diceva “Ricci, pateddi e granci spenni assai e nenti manci” (Ricci, patelle e granchi costano molto ma c’è poco da mangiare). Un modo di dire, uno di quelli che ancora ricordo e che accompagnava da tanti  beddramadri. Andava bene per tante occasioni, ma spesso stava a significare che ci sono  persone che si atteggiano a chissà chi, ma sotto sotto, non hanno nulla. O ancora che predicano bene e razzolano male. Quello che accade oggi tutti i giorni.

♦ qui LA PEDAGOGIA DELLA NONNA di Vincenzo Andraous

domanda di riserva maggio 25, 2009

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Quando ero bambino mio padre ci domandava a bruciapelo: di che colore era il cavallo bianco di Garibaldi? E tutti noi fratelli ci mettevamo a ridere. Che dite? Potrebbe andare come domanda di riserva? Il nostro saprebbe finalmente rispondere?

tempo di muri maggio 22, 2009

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“Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.

Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.

Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.

Perché ho buttato giù questo testo, perché nella mia mente sono affiorati questi ricordi è un mistero del mio cervello. Un mistero che comunque posso immaginare frutto di associazioni mentali legate a parole come migrazione, diritti, giustizia, libertà. Fatti di ieri, ma anche fatti di oggi. Un oggi che non mi piace. Dove si parla di respingimenti di migranti e quote. Dove un sindacalista della Cgil del Veneto apparso in Tv l’altra sera da Santoro uniformandosi a camice e fazzoletti verdi chiede di stoppare gli arrivi per garantire quelli che ci sono ad oggi, perché per altri non c’è posto. Senza sapere che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di nuovi rifugiati (Fonte Onu); dimenticando i sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero e che a loro volta vennero trattati male, cacciati o anche uccisi; ignorando che l’11% della popolazione mondiale (ovvero noi) consuma l’88% delle risorse del mondo. Nell’85 al tempo della siccità, sono stato in Etiopia. Mi ricordo che ho fatto tappa a Laisen a 50 minuti di auto da Asmara dove ho visitato i campi profughi dove migliaia di bambini morivano di fame. E dove ho scoperto che mentre c’era gente fiera e guerriera costretta a cibarsi di legno come le capre, mentre dall’Europa venivano mandati come aiuti al Terzo mondo macchinari e trattori più utili a chi li produceva che a quelli ai quali erano destinati, le multinazionali americane ed europee acquistavano a bassissimo prezzo (praticamente niente) arachidi, cacao, caffè, olio di palma, banane…Allora, ancora oggi.

Un oggi dove l’arroganza del potere – come al tempo di Honeker – non accetta controlli e regole. Dove un uomo riesce a conquistare le platee dicendo cose tipo: «Per la prima volta c’è un Governo nella storia del Paese retto da un imprenditore con una squadra di ministri che sembra un consiglio di amministrazione…Ma la legislazione che deve essere migliorata… Il presidente del Consiglio non ha nessuno potere, perché tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100. Diranno che offendo il parlamento ma è la pura verità:le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti. Serve ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, tuttavia per farlo servirebbe un disegno di legge di iniziativa popolare, perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale…Ci sono alcuni parlamentari che non si vedono mai, perché sono imprenditori, perché sono professionisti, e che hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Come si vota? Immagino lo sappiate: si guarda il capo gruppo che fa un gesto e dice come si deve votare”.

Dove questo accade nel silenzio. Dimenticando ad esempio il famoso discorso di Mussolini il 16 novembre del 1922, era il primo discorso del nostro dittatore alla Camera: “Mi sono rifiutato di stravincere…con 300 mila giovani armati potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli…potevo sprangare il Parlamento…e costituire un governo esclusivamente di fascisti…Oggi per esempio 52 iscritti a parlare sulle mie comunicazioni sono troppi”.

La sera del 3 febbraio 1933 a Berlino il neo cancelliere Hitler incontrò i maggiori esponenti della Reichswehr, fra questi il generale Kurt von Hammerstein , capo di stato maggiore dell’esercito tedesco, uomo di destra che tuttavia considerava Hitler un confusionario non particolarmente pericoloso. Nel corso della cena Hitler espose i suoi obiettivi…Fu allora che Kurt von Hammerstein cambiò idea e divenne il punto di riferimento della resistenza contro Hitler.

Marie Terese von Hammerstein ricorda: “Inez Ville, giornalista e nipote di un generale dell’esercito della Confederazione, seduta in poltrona di fronte a mio padre…chiese: “Che cosa è successo?”. La risposta di mio padre fu pregnante e laconica: “Ci siamo tuffati a capofitto nel fascismo”. …A un giovane commilitone del terzo reggimento guardie disse: “Il 98 per cento del popolo tedesco è ubriaco”. (da “Hammerstein ovvero l’ostinazione” di Hans Magnus Ezensberger).

…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…
“Povera patria – canta Franco Battiato – Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature, se avremo ancora un po’ da vivere…”.

ancora dubbi? maggio 19, 2009

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Sono state depositate a Milano le 400 pagine delle motivazioni che hanno portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. In in passaggio della motivazione è scritto che Mills agì «da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall’altro lato Mills ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico».

un caso di impeachment maggio 17, 2009

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girovagando in rete:
sabato 9 maggio Enrico Franceschini ha scritto:
Se Noemi fosse inglese o americana

Se Noemi fosse inglese o americana, ovvero se l’intera storia si svolgesse in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, ecco che cosa succederebbe a questo punto nella soap opera che la vede (co)protagonista. Un quotidiano scandalistico offrirebbe a lei, o al padre di lei, o alla madre di lei, una cifra strabiliante, diciamo 500 mila euro, un milione di euro, forse anche di più, per raccontare tutto dei suoi incontri in privato con il leader maximo, per sapere se ne è l’amante o la figlia illegittima, per apprendere cosa si dicevano, cosa facevano, eccetera. Il leader smentirebbe o direbbe che sono affari suoi privati e che non vuole infierire su una giovane irretita dalla fame di scandali di una stampa senza freni.

Qualche parlamentare presenterebbe però interrogazioni per sapere se è vero che il leader ha avuto rapporti con minorenni, se ha sperperato denaro pubblico a tal fine, se ha abusato della ragazza. Dopo aspro dibattito, il parlamento, con voto bipartisan, approverebbe una commissione d’inchiesta sulla vicenda. Il leader sarebbe chiamato a testimoniare, sotto giuramento. I suoi avvocati negherebbero qualsiasi uso improprio di beni dello stato, sottolioneando che di soldi ne ha abbastanza di suo; quanto al resto, a quello che c’è stato o non c’è stato tra il leader e la ragazza, direbbero che non è stato commesso alcun reato, nè lei ha sporto denuncia contro di lui, quindi in che cosa consiste lo scandalo?

I membri della commissione parlamentare d’inchiesta, dopo avergli fatto giurare di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, rivolgerebbero tuttavia al leader domande del tipo: è vero o non è vero che vi siete incontrati con Noemi nella città X, nella città Y, nella città Z? E’ vero o non è vero che lei le ha regalato una collana di questo valore e un diamante di quest’altro valore? E così via. Cercando di parare i colpi, a un certo punto il leader risponderebbe: “No, non è vero”. Successivamente, dietro lauto pagamento dei tabloid scandalistici a caccia di scoop di cui sopra, emergerebbe un testimone (un autista, una guardia del corpo, un cameriere, una zia di Noemi, un vicino di casa), disposto a fornire la prova che il leader, perlomeno su quel singolo punto, ha mentito. Se il vizio privato può essere perdonato, e certamente non perseguito quando avviene tra adulti (da sottolineare “adulti”) consenzienti, la menzogna pubblica sotto giuramento è inamissibile, commenterebbero mondo politico, mass media, opinione pubblica.

Verrebbe istituito un procedimento di impeachment, il parlamento voterebbe la condanna, il leader sarebbe costretto, prima o dopo il voto a seconda della sua tenacia, a dimettersi; mentre sui tabloid scandalistici continuerebbero a uscire rivelazioni di donne di ogni genere, che spifferano tutto quel che sanno sul leader e sulle sue abitudini sessuali. Nel frattempo, lasciato dalla moglie e abbandonato dagli ex-alleati politici, il leader si ritirerebbe a vita privata in un’isola lontana, chessò, alle Bermuda, lasciando il suo impero mediatico ai figli. Quanto a Noemi, scritto un libro di memorie, interpretati un paio di film di serie B, co-presentata un’edizione del Grande Fratello o di altro reality show televisivo, sposerebbe un farmacista, gli darebbe un paio di bambini e, poco alla volta, verrebbe dimenticata.

…ma non ha niente addosso maggio 16, 2009

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Ultimamente scrivo poco, me lo fanno notare tanti amici. Il motivo è che mi sento un po’ svuotato da tanto frastuono e da tante voci di troppi scrittori, intellettuali, giornalisti e politici embedded . Ridotti per scelta e per denaro a dei processori elettronici, come se fossero progettati appositamente, integrati in un enorme e perverso sistema di controllo totale. Tutti ridotti al rango di veline. Perciò mi consola di più studiare e leggere – ho appena comperato “L’occupazione italiana del Balcani, crimini di guerra e mito della brava gente” di Davide Conti – oppure tentare di ricostruire una vecchia storia tirata fuori dal passato grazie a una donna alla ricerca del padre che apparteneva alla sesta compagnia di sanità della Divisione Pasubio… partito da Bologna assegnato all’Ospedaletto da Campo 836 in aprile del 1941…disperso in Russia….

E nel tempo che mi resta mi interessa di più navigare in rete saltellando da un blog all’altro e dove – al contrario di quello che leggo su tanti giornali o sento in tv – trovo un po’ di gente che ragiona con la propria testa. Bella gente, molti magari nascosti da nick name. Bella gente che racconta di sé e degli altri con amore e senza rancore. Poeti e scrittori veri. Per passione. Gente onesta. E che sa vedere il mondo come quel bimbo di Andersen che seppe spezzare l’incantesimo semplicemente gridando: “ma non ha niente addosso!”.

Spigolature:
1) è morta Susanna Agnelli. Nel ’79 in un intervento alla Camera, durante la seduta del 5 luglio, in occasione dell’invio da parte di Zamberletti di alcune navi per soccorrere i profughi vietnamiti, Susanna Agnelli disse: “…siccome auspichiamo che possano raccogliere un numero determinato di profughi e riportarli in Italia, riteniamo sarebbe bene che il Parlamento adottasse, fin d’ora, alcuni provvedimenti in modo che questi profughi, una volta entrati in Italia, possano essere accolti nei comuni italiani in un determinato modo . Mi riferisco, per esempio, alle abitazioni di questi profughi . Se ad un certo momento non si ottiene una deroga, in modo che i comuni possano accedere ai mutui della Cassa depositi e prestiti per preparare le abitazioni per questi profughi; se non si ottiene la possibilità che possano avere lavoro senza passare attraverso l’ufficio di collocamento; se non sappiamo l’ammontare dei fondi che evidentemente saranno concessi ai comuni per l’assistenza a questi profughi, noi rischiamo – io temo – che queste persone, che abbiamo salvato dalla morte, giunte in Italia si trovino ad affrontare una vita, non dico difficile, ma addirittura impossibile”. E Mirko Tremaglia aggiunse: “… il Parlamento è completamente assente e questo è veramente vergognoso . Sì, partono delle navi, ma non sappiamo se poi si tratta, come si era parlato, di 100 persone o di migliaia di persone; non sappiamo quale destino avranno questi profughi. Ecco perché la nostra reazione è una reazione decisa, il nostro invito è un invito pressante. Bisogna immediatamente tornare qui davanti a questo Parlamento per decidere in termini di umanità e di civiltà la sorte di tutta questa gente che soffre e che muore”.

2) è morta Dora Colaianni: la postina di Onna era in coma dalla notte del 6 aprile. Con la sua morte le vittime del terremoto salgono a 306. Dora Colaianni aveva vissuto in prima persona gli eventi legati alla strage nazista di Onna (17 morti). Era l’11 giugno del ’44, Dora fuggì assieme al fratello alla distruzione da parte dei tedeschi della sua casa di piazzetta del Panettiere. Quella casa, ricostruita dopo la guerra, è crollata il giorno del terremoto.

3) ho gran voglia di vedere il film che il mio amico Dino Viani presenterà fuori concorso al Festival di Cannes il 20 maggio. Si intitola “Canto 6409”, ed è stato girato all’indomani dell’evento sismico che ha colpito le popolazioni dell’Aquila. Il lavoro (22 minuti di pellicola) è stato realizzato in collaborazione con il maestro Emanuel Dimas De Melo Pimenta, uno dei più importanti compositori contemporanei sulla scena mondiale. Racconta Viani: “Ho iniziato a visitare gli hotel della costa per cercare di incontrare delle persone disponibili per poter raccontare una storia che parlasse dell’aspetto invisibile del terremoto, di quei danni, di quelle crepe insanabili aperte nelle anime delle vittime dopo la tragica notte del 6 aprile. E’ stato un compito molto difficile per ovvie ragioni emotive, soprattutto per la breve vicinanza dall’evento. Quando ho incontrato Sascia, con la sua famiglia, ho capito subito che avevo il film a portata di mano, dovevo solo filmare. Attraverso i loro giovani volti smarriti ho cercato di raccontare il loro dolore e quello che ha colpito la mia terra, la mia gente; con quel senso di compostezza, disperazione mista a bellezza”. Aggiunge: “Il mio lavoro vuole essere una delicata neve di primavera che scende su questa terra martoriata come un lungo sudario bianco per coprire le urla dei morti e il piano dei loro cari rimasti soli”.

Conosco Dino Viani da alcuni anni. E’ un poeta dell’immagine. Ricordo il suo Dark Room girato tra la pioggia e le parole e gli sguardi degli anziani della casa di riposo di Alanno. Persone abbandonate. Mentre fuori il mondo festeggiava i suoi stanchi riti…mentre lo sguardo del regista mostrava le loro mani e i loro volti e li accarezzava con amore.

In un mondo senza amore. Un mondo militarizzato, a cominciare dall’Aquila, dove lo stesso segretario dell’Ordine dei Giornalisti Sergio D’Agostino, saputo che al presidente Stefano Pallotta è stato impedito l’accesso al suo ufficio provvisorio nel palazzo dell’Emicilo, ha detto: “Non vorremmo pensare che l’obiettivo reale sia quello di avere nell’area aquilana solo giornalisti embedded”. Un mondo dove non si possono fare domande, un mondo non multietnico e molto razzista. Un mondo in divisa, tipo cravatta, camicia e pochette indossate dai vari Bossi, Borghezio e Cota. Un mondo in divisa tipo mister B. Tutti uguali, tutti con l’uniforme del potere. Embedded e veline al soldo di un gruppo di facinorosi che in poco tenpo hanno fatto scempio di leggi e regole, e venduto paure e veleni.

l’Italia è già multietnica maggio 11, 2009

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girando in rete: i turchi secondo goodwalley un bel post che mi ha fatto pensare.

castelli di sabbia maggio 9, 2009

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Giocare con la sabbia è divertente e anche un po’ magico. Possono nascere castelli stupendi, palazzi da mille e una notte, figure fantastiche. Ho letto che la migliore sabbia per castelli del mondo si trova in Gran Bretagna, sulla spiaggia di Torquay, nel Devon, la città natale di Agata Christie. Il motivo di questa “supremazia inglese” rispetto alle altre sabbie del mondo è che i granelli di Torquay sono perfettamente sferici così da poter raggiungere un maggiore grado di coesione. Andrò a vedere se è vero… Certo anche lì basta poco perché tutto finisca in nulla: sole, vento, un’onda più potente delle altre possono far crollare tutto il lavoro appena fatto. Addio illusioni, addio sogni.

“Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori. La violenza, utile o inutile, è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato… Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo. Pochi paesi possono essere immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori…”.

Così scriveva nel 1986 – un anno prima di morire – Primo Levi lo scrittore di “Se questo è un uomo”. Lo scriveva nel suo “I sommersi e i salvati”, il suo ultimo saggio. Sono andato a rileggerlo. Amaro e illuminante. Fa capire che stiamo andando, anzi no …che siamo arrivati a un punto di non ritorno, quel punto nero della storia fatto di marchiature sulle braccia e nudità dei prigionieri…dove di nuovo ci sono uomini aguzzini che vedono altri uomini come cose. Uomini-cose che possono essere rimpatriati, segregati in gabbie, controllati, schedati, e nella migliore delle ipotesi separati – la chiamano provocazione – in apposite carrozze della metro. Nell’indifferenza di questo nostro oggi. La stessa indifferenza che ha portato a non vedere i lager nazisti mentre è noto che molti sapevano: basta pensare alle industrie alle quali vennero commissionate le costruzioni dei forni crematori o alle aumentate richieste di veleno per le camere a gas.

La stessa indifferenza, per paura e interessi, che sta trasformando-ha trasformato i giornalisti (non tutti)  in pennivendoli da Istituto Luce o come ha detto Russell Crowe pochi giorni prima dell’uscita del suo bel “State of play” in giornalisti senza etica che hanno creato un buco nero, banalizzato le notizie e creato delle verità solo per far piacere agli indici di gradimento. O come capita in “Insider” dove si vuole nascondere i processi chimici con cui le multinazionali producevano dipendenza da nicotina nei consumatori….Per manipolare l’opinione pubblica, per appiattirla, per omologarla e per istupidirla…come nei regimi totalitari, come accadde ai tedeschi vittime del loro Fuhrer e che seguirono fino alla soluzione finale per pigrizia, stupidità, piccolo calcolo. Come accade oggi dove ogni giorno, paletto dopo paletto, la ragione è costretto a fare un passo indietro.

…corrosa come da un acido. Frantumata e sbriciolata…come quei castelli di sabbia sciolti da vento, sole o onde. …Ma quelli erano sogni di bambino, quelli di oggi non lo sono più.

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Post scriptum 1: un ringraziamento a Daniele Sensi che nel suo blog tiene conto dei “Deliri di Radio Padania”.

Qualche esempio: Ettore Pirovano (28.4.2009): “Nelle province in cui la Lega ha il governo del territorio spingeremo i direttori degli ospedali a creare canali preferenziali per i nostri anziani, perché è proprio dei nostri anziani che i medici magari si dimenticano, per la febbre che hanno di curare i clandestini”.

Andrea Rognoni, direttore di “Idee per l’Europa dei Popoli”, rivista voluta dall’onorevole Mario Borghezio (15.4.2009):  “…La città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli, caduta col terremoto del 6 aprile…conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna….Destino?”

(27.3.2009):  “La nostra gente non deve mangiare porcherie arabe”.

Luca Talice (13.2.2009) :“La polizia ha fatto bene se gli ha dato un po’ di botte…fossi stato parlamentare io, sarei andato a trovarli per piantargli un calcio in faccia”…

Don Floriano Abrahamowicz, celebratore ufficiale di messe dell’associazione cristiana leghista (9.12.2008): “Non crediate che Tettamanzi rappresenti l’ala di sinistra in una Chiesa comunque guidata dal conservatore Ratzinger, perché è la Chiesa conciliare tutta intera ad essere in realtà alleata di quei poteri forti che, tramite l’islamizzazione dell’Europa, mirano al dominio del mondo secondo un disegno anticristico”.

Leo Siegel (30.11.2008):  “Uno che parla siciliano, o calabrese, o pugliese, o campano, e che viene eletto qui da noi, non sarà mai uno dei nostri. E’ questo che ci indigna: non che vengano eletti campani in Campania, ma che vengano elette persone di quelle terre in casa nostra”.

Leo Siegel (16.6.2008):  “Certamente c’è stata la persecuzione nazista dei Rom, ma sarebbe facile fare battute sul perché e per come”.

Matteo Salvini (9.4.2008): “I topi sono più facili da debellare degli zingari”.

post scriptum 2:

Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e non dissi niente. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi ancora niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me  e non c’era rimasto nessuno a protestare. (Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller, Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984, teologo e pastore luterano tedesco, oppositore del nazismo, deportato a Dachau).