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il terremoto in Abruzzo aprile 6, 2009

Posted by pagineonlife in società.
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Mi era già successo in altre occasioni e in altri posti. Di nuovo il terremoto mi ha svegliato e spaventato. E anche questa volta, oltre alla paura e all’angoscia, per un po’ di tempo mi è restata addosso una sensazione di precarietà e impotenza. Stessa sensazione sentita quella volta in Umbria nel ’97 dove ero stato mandato dal Messaggero. E ancora prima nel ’76 durante il terremoto del Friuli che provocò oltre 900 morti. Allora ero lì per  “Nord Est”, settimanale del Triveneto, settimanale di battaglia. Sfoglio le vecchie impolverate riviste che ho recuperato dall’ultimo scaffale della libreria. Ecco il numero che cercavo, in copertina una foto seppiata, militari e volontari tra le macerie, il titolo è Friûl. All’interno ci sono gli articoli del direttore Valentino Giacomin e dei vari Sergio Tazzer, Giuseppe Nicotri, Tono Galla, Roberto Bianchin, Curzio Pettenò, Giuseppe Gioia, Enrico Ferri e di tanti altri. Guardo le foto. Sono foto in bianco e nero, sono foto di un’altra Italia, Italia senza il Servizio di Protezione civile, senza vere strutture per l’emergenza.

Da allora sono passati 33 anni: oggi abbiamo i volontari con le mascherine, la protezione civile, i ricercatori, gli esperti al lavoro o in Tv, i giornalisti alla Cucuzza che cercano storie umane. E di nuovo partono gli appelli di aiuti, per sangue, case, strutture, vestiario. Ma, a parte le foto che sono a colori, a parte la tv, internet, video e blog che mi permettono di essere informato minuto per minuto, che cosa è cambiato davvero? Onna, San Gregorio, Fossa, Castelnuovo sono paesi che mi ricordano Gemona, Artegna, Sequals, Pinzano, Forgaria. E di nuovo mi ricordano gente a mani nude che scava tra le macerie, mentre altri piangono sulle bare. Terremoto di classe era, terremoto di classe è rimasto.

E la prevenzione, più che la previsione, quella di nuovo non c’è. All’Aquila è seriamente lesionato anche l’ospedale. Perché non è stato ristrutturato e rinforzato negli anni passati? L’Aquila è zona sismica. Perché non è stato fatto nulla? Il nostro è un paese a rischio – basta guardare la mappa dei rischi – un paese sottoposto a frane, alluvioni e inondazioni. Terremoti. Un paese fragile. Trentatre anni dopo il terremoto del Friuli, cento anni e più dopo il sisma di Messina, o quello della Marsica, che cosa è stato fatto per prevenire? Quante case sono state costruite o risanate con sistemi antisismici? Meglio il Ponte sullo stretto? Meglio nuove centrali nucleari? La risposta la sappiamo. Chi governa e chi ha governato ha solo sbagliato. Prima. Sempre.

Ultimora: il presidente Berlusconi a Porta a Porta dice agli aquilani che è bene chiudere casa e dormire fuori. Perché non l’ha detto prima?  

Raccolta fondi:

i contributi possono essere inviati tramite c/c bancario con la causale “Emergenza l’Aquila” sul conto corrente bancario intestato a CROCE ROSSA ITALIANA, Comitato provinciale di Pescara. – Istituto di credito: CARIPE Agenzia di Pescara – Codice IBAN IT43 L062 451541 000 0000 3910 84

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