jump to navigation

public school marzo 17, 2009

Posted by pagineonlife in società.
Tags: , , , , , ,
trackback

Facendo ordine, mi è capitato di trovare una vecchia mail del 2006 spedita da mio fratello da New York. Nella mail non ci sono parole, ma soltanto una foto, ma è una foto che parla da sola: è il primo giorno di lavoro di sua figlia, assunta come insegnante. Michelle è sulla destra, porta i capelli lunghi sulle spalle, sorride all’obiettivo, felice per il lavoro, per il compito che le aspetta. Ma nella foto c’è anche qualcosa d’altro: non solo la felicità di Michelle, non solo l’orgoglio di mio fratello per la figlia. In quella foto c’è qualcosa di altrettanto importante: sono quei 24 bambini di prima elementare accanto alla loro maestra e dietro al cartello “public school …Brooklyn, class K”. Il fatto è che sono bambini coreani, asiatici, cinesi, portoricani, messicani, africani. Solo una bambina, oltre alla loro insegnante, è di pelle bianca. Riguardo la foto e vedo un altro particolare: alle spalle di tutti quei bambini e di mia nipote c’è la bandiera americana.

…ieri mattina a RaiUno ho sentito il politico di turno parlare di “tetti massimi di stranieri nelle scuole italiane…di quote…di equa distribuzione”. Che dite, gli posso mandare la foto della classe di mia nipote? Potrebbe servire?

Peter Hendke:

…Guardi cosa sta succedendo nella nostra Europa: sono cadute le frontiere ufficiali, sempre più ne sorgono di non ufficiali, invisibili, all’interno di ciascun paese addirittura.

Eastwood-Kowalski:

…ho più cose in comune con questi musi gialli che con i miei figli…

Annunci

Commenti»

1. giustino zulli - aprile 22, 2009

Sino a pochi decenni fa i nostri padri e nonni erano costretti a lasciare l’Italia per andare in America del Nord e del Sud, in Australia, nei Paesi più ricchi dell’Europa occidentale per assoluta mancanza di lavoro e la conseguente miseria e fame più nera. Ogni volta che si verificava qualche grave tragedia mortale, c’era sempre chi parlava il dialetto veneto, abruzzese o meridionale in genere. I circa trecento morti della miniera di Marcinelle, in Belgio, ne sono ancora la drammatica testimonianza. Nei celebri film del neorealismo rosa, quelli della serie “Pane, amore e…”c’era sempre un carabiniere veneto. Nel capolavoro di Mario Monicelli “I soliti ignoti” c’era la cameriera veneta. In altri, personaggi che parlavano con le cadenze tipiche del nostro meridione. Il modo come si viveva è stato ottimamente rappresentato da film come “Pane e cioccolata” e altri. Gli italiani in generale, i veneti, abruzzesi e meri dionali in particolare, sono stati costretti a cercare fuori dalla loro regione e a volte fuori dal loro Paese, quel pane che mancava per sè e le proprie famiglie,con tanti drammi familiari ed esistenziali che hanno segnato intere generzioni. Alcuni decenni dopo, molti, in queste regioni, sono diventati i più razzisti e xenofobi. Senza naturalmente generalizzare, ma a Treviso con l’ex Sindaco Gentiloni che si voleva divertire a sparare addosso ai cittadini extracomunitari, a Verona con l’attuale Sindaco Bosi e le sue famigerate ronde e altrove con atti riprovevoli, stiamo facendo emergere la parte peggiore dell’uomo:homo homini lupus, questo è quanto sta avvenendo da noi. Poveri lavavetri affamati che vengono perseguitati anche da assessori di “sinistra” come a Firenze,diseredati che subiscono le angherie più gravi dai caporali di turno nella raccolta dei pomodori, della frutta e della verdura. Ragazze e signore che provengono dall’est europeo per fare le badanti o le collaboratrici familiari quasi sempre in nero o altre attività che le nostre ragazze si guardano bene dal violer fare. C’è una obiettiva ondata di razzismo e xenofobia alimentata da un modo molto discutibile di fare informazione da parte dei mass-media che produce molta intolleranza e dispiace notare che ciò si verifica in un Paese nel quale opera lo Stato Vaticano con la Chiesa cattolica che non riesce, nonostante lodevoli sforzi, ad attenuare questi odiosi fenomeni indegni di un Paese che si definisce civile. Tutta questa umanità bisognevole di aiuto e comprensione viene assurdamente accusata di togliere il lavoro agli italiani! La verità vera è che, grazie ai tanti lavoratori immigrati che hanno un colore della pelle diverso e parlano un’altra lingua e che operano nelle fonderie, vetrerie, piastrellerie, porcilaie ecc. dove i nostri giovani non vanno più a lavorare, si pagano le pensioni a moltissimi lavoratori italiani. Ogni altra rappresentazione è pura propaganda demagogica che serve solo a stimolare gli istinti più beceri. Che tristezza!


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: