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il voto in Sardegna febbraio 14, 2009

Posted by pagineonlife in società.
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Alcuni anni fa ho provato ad insegnare a mio figlio come riuscire a catturare una lucertola senza ferirla. Un piccolo gioco che avevo visto fare da mio padre usando una lungo e resistente filo d’erba con un cappio a una delle estremità. Io e mio figlio non ci siamo riusciti. Ricordo perfettamente invece che ci riusciva mio padre, evidentemente molto più abile e paziente di me. Nella mente ho le immagini di campi, di spighe di grano, strade bianche e tanto sole. Immagini di un passato riemerse stamane quando stimolato dal discorso di chiusura della campagna elettorale di Renato Soru in Sardegna, trasmesso da radio radicale – un bel discorso di quelli che coinvolgono e convincono – sono finito su internet a cercare pensieri e parole del candidato presidente. Per saperne di più. E così sono finito sul comizio che ha tenuto a Seneghe, nell’alto Oristanese mercoledì 13 febbraio. Un comizio interamente in sardo, ovviamente non ho capito nulla, ma che grazie alla lettura della traduzione fatta dall’Unità mi ha appunto portato, grazie a chissà quali passaggi mentali, al mio passato.

Ecco le parole di Soru in “sanlurese”, la lingua di Sanluri, il paese dove è nato:

In questi anni abbiamo tentato di fare ogni cosa per dimostrare quanto sia necessario rispettare e comprendere meglio il valore delle nostre cose, della nostra terra, dell’agricoltura, della possibilità di continuare a occuparci di agricoltura e pastorizia. Dimostrare di essere bravi a trasformare i prodotti della terra in cose da mangiare ma di grande qualità… Dimostrare il valore che c’è negli scalpellini, in tutti gli artigiani, in tutta quella grande sapienza che viene dai tempi passati e che oggi sembra non essere in grado di farci vivere bene rispetto a quelle che sono le pretese dei tempi odierni. Però questi valori non sono da buttare, non sono da mettere da parte cercando altri valori che a volte servono a poco o altri valori che a volte non si trovano proprio. Allora la responsabilità della politica è quella di guardare nuovamente bene le cose, di comprendere il valore delle cose nuove, di capire il valore della modernità, ma di capire anche che sarebbe sbagliato buttar via tutto, buttare tutto troppo velocemente e capire, alla fine, che ci troviamo più poveri anzichè più ricchi. La lingua, per esempio, non è una cosa da tirar via così semplicemente… è una grande ricchezza. E’ una ricchezza grande che possiamo capire solo se pensiamo a cosa sarebbe la Sardegna senza una lingua”.

Se fossi sardo se fossi un elettore, voterei per lui ad occhi chiusi.

per vedere il video di Soru: http://video.unita.it/?video=690

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Commenti»

1. lancianese - febbraio 14, 2009

Anch’io se fossi sardo, voterei per Soru. Anche perché, comunque, non voto mai un candidato di Berlusconi.
Ma sulle considerazioni dell’autore del blog e sul comizio di Soru non sono del tutto d’accordo. Certo, anch’io ricordo con nostalgia quando da bambino, con i miei fratelli e i miei amichetti, andavo a caccia di lucertole, cercavo le lumache dopo la pioggia, mangiavo i mirtilli degli anfratti senza la paura di avvelenarmi. Ma, per carità, non lasciamo credere che 50 anni fa si stava meglio. Chi lo dice, penso che faccia un “falso storico”. A dirla tutta, questa retorica di un passato sempre e comunque amplificato e rimpianto mi puzza di qualunquismo.
Soru parla “della possibilità di continuare a occuparci di agricoltura e pastorizia; dimostrare di essere bravi a trasformare i prodotti della terra in cose da mangiare ma di grande qualità”. Bene, allora vi racconto una storia. Qui in Val di Sangro, 30 anni fa, c’era chi voleva combattere l’arrivo della Sevel, della Honda e altre fabbriche in favore di aziende di trasformazione dei prodotti dell’agricoltura locale. Venne una sola un’azienda di questo genere e fallì dopo alcuni mesi.
Direte che ora le industrie sono in crisi in Val di Sangro: vero, ma in 30 anni hanno portato più benessere e ricchezza di quanto abbia fatto mai l’agricoltura, e la crisi passerà.
Soru aggiunge pure che bisogna “dimostrare il valore che c’è negli scalpellini, in tutti gli artigiani, in tutta quella grande sapienza che viene dai tempi passati…….>. Francamente mi sembra di sentire certi ambientalisti che si lamentano perché le belle case rurali di un tempo sono state abbandonate, però loro preferiscono vivere nei brutti palazzoni di città. E poi, giusto conservare i “dialetti”, a patto però che si conosca bene anche la lingua nazionale e magari pure quelle straniere.
Detto questo, forza Soru! Se fossi sardo non avrei dubbi a votare per lui.


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