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una candela per Anna Politkoskaja ottobre 5, 2008

Posted by pagineonlife in società.
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Alcuni mesi fa ho assistito a “Donna non rieducabile”, il memorandum teatrale di Stefano Massini messo in scena da una magistrale Ottavia Piccolo nei panni di Anna Politkoskaja, la giornalista ucraina uccisa il 7 ottobre del 2006 mentre rientrava a casa, alla periferia di Mosca. Ammazzata da dei sicari che hanno eseguito l’ordine di un mandante rimasto ancora sconosciuto. Pallottole andate a segno, dopo un fallito tentativo di avvelenamento e l’uccisione di una donna che le assomigliava. Ammazzata per farla tacere, per impedire alla giornalista di continuare a scrivere quello che vedeva. Fatti e non commenti.Il memorandum teatrale di Massini dura circa un’ora, un’ora intensa, un taccuino teatrale che è come un incubo tra guerriglieri decapitati, stupri di massa, bombe, uccisioni, rapimenti, Beslan. (…5 agosto. Cronaca di una giornata qualsiasi a Kurcaloj, Cecenia. C’è una strana polvere in aria. La piazza è piccola….Poi…come un gigante di ferro e acciaio il gasdotto. Attraversa tutto il paese…il gasdotto corre per la piazza di Kurcaloj. C’è una folla in piazza, una folla che aspetta. …si materializza un camion . Scendono in due. Dallo sportello viene fuori un catino. E dal catino i due tirano fuori una specie di palla di stracci. E’ una palla rossa. E’ una testa. Una testa umana. Infilata a un gancio. L’appendono lassù al tubo del gasdotto…ed ora gocciola. Lentamente. Precisamente. Gocciola. Gocciola. Gocciola…). Ascolti e resti senza fiato e senza parole. Hai tanta rabbia. L’applauso ti libera. E resti a pensare. A quella donna. Una giornalista. Nata in America da genitori ucraini, diplomatici. Uccisa perché scriveva quello che vedeva. Anna Politkoskaja non giudicava, non stava da una parte o dall’altra, non stava con i terroristi o con i ceceni o con i russi, piuttosto invitava le parti al dialogo, unico percorso possibile per una soluzione pacifica del conflitto. Ma soprattutto raccontava i fatti. Indignata, questo sì, per quanto accadeva, per la mancanza del rispetto della vita e della dignità umana. Perché non voleva che il suo paese piombasse di nuovo nel terrore. Ma i suoi articoli non andavano bene, i racconti dalla Cecenia ancora meno. La libertà d’informazione è quello che hanno voluto toglierle. A lei e a noi.

Nell’anniversario dell’assassinio della giornalista russa aderisco idealmente alle iniziative dell’associazione “AnnaViva” ( http://www.annaviva.com ) promosse anche da www.futureland.it/annaviva-commemorazione che in piazza della Scala a Milano e a Campo dei Fiori a Roma organizza due presidi di commemorazione. Perché il suo sacrificio in favore dei diritti umani in Cecenia non venga dimenticato.

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