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a proposito di vespe ottobre 31, 2008

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Un grazie alla partigiana Dilala Girarducci. L’applauso del pubblico, partito quando ha detto che “tutte le morti sono uguali ma c’è chi è  morto dalla parte giusta e chi no”, ieri notte  mi ha mandato a letto un po’ più sereno. Non è stato affatto piacevole ascoltare le domande agli ospiti fatte dal solito Vespa che con lo stile ben collaudato tipo plastico di Cogne e con l’aiuto di Pansa, del libro e ora film “Il sangue dei vinti” e ben supportato dall’articolo apparso alcune settimane fa sul Riformista (“ecco il volantino che condannò Sant’Anna”) cercava di dimostrare che i partigiani hanno compiuto nefandezze, che non erano amati dalla popolazione, che vanno equiparati coi i combattenti di Salò, che c’era il triangolo della morte…che ci sono anche le foibe. Grazie anche al sindaco di Sant’Anna Michele Silicati che alle domande insistenti “perché l’hanno fatto” alludendo al fatto che i partigiani avrebbero potuto evitare la strage se si fossero consegnati ai tedeschi o se avessero favorito o meno lo sfollamento da Sant’Anna, ha detto chiaro e tondo: “operazione pianificata, una strage preparata dai nazisti, la tesi della vendetta per il mancato sfollamento è stata demolita nel processo”. E grazie allo storico professor  Villari il quale ha ricordato che la storia serve per trasmettere verità, tutto il contrario dei raccontini senza fondamento morale dei vari Pansa di turno. Perché al di là delle pagine nere del nostro passato la verità resta una: le stragi come quella di Sant’Anna di Stazzema ( 12 agosto ’44, 560 vittime) sono state compiute dai nazisti . Anzi  la verità è anche un’altra: l’Italia è libera grazie a chi ha fatto la Resistenza, grazie a persone come Dilala Girarducci.

Nb. Per chi avesse dei dubbi su che cosa servono Pansa, Vespa, il Riformista e company si legga i commenti, gli applausi, e la condanna dei partigiani che appaiono su tanti blog di destra ed estrema destra.

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la protesta nelle scuole ottobre 27, 2008

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Nel lontano ’68 anche io ho occupato per alcuni giorni il liceo dove studiavo. Poi è arrivata la polizia…Allora si lottava contro il classismo (il 90 % degli alunni delle scuole elementari erano figli di lavoratori, ma solo il 10 per cento di questi si iscriveva all’Università), contro l’autoritarismo, per la democrazia nelle scuole, per il diritto allo studio, contro la guerra in Vietnam, per la pace. Quarant’anni dopo la storia sembra ripetersi. Guardo i ragazzi che occupano, ascolto i racconti di mia figlia di ritorno da un’assemblea…la vedo euforica. Un po’ come lo ero io tanti anni fa. Sull’Unità di oggi a pagina 4 una foto ritrae i manifestanti di Pisa che sfilano lungo l’Arno, tantissimi. Impossibile non vederli, impossibile non pensare. Usando ovviamente la testa. Cosa che in Italia non succede più: da una parte c’è la ministra Gelmini secondo la quale “è una protesta di pochi”, dall’altra c’è l’ex presidente Cossiga.

Mi scrive così il mio amico G. Zanetta: “Incredibile che un ex-presidente (di tutto) possa dichiarare queste cose e soprattutto possa chiamare in causa Enrico Berlinguer. Siamo all’applicazione della scuola di Chicago, le teorie che Friedman consigliò ai generali sud-americani ed in particolare  al generale Pinochet. Queste persone dovrebbero stare da un’altra parte, così tutti quelli inquisiti dal Golpe Borghese, alla P2, ai servizi deviati (1964, 1984 e 2004). Siamo all’istigazione del colpo di stato, meno male che siamo in Europa”.

quando eravamo dalla parte dei cattivi ottobre 26, 2008

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Mio padre prima dell’8 settembre e prima di diventare un combattente partigiano è stato in Africa con la divisione Folgore dove ha combattuto nella battaglia di El Alamein, un inferno di sangue e morte che causò 100-150 mila morti. Ricordo che mi raccontava che erano senz’acqua, che molti erano costretti a bere l’urina, che invano più volte chiedevano aiuti ai tedeschi dai quali ricevano solo battute di scherno e il solito “raus”. E non avevano nemmeno munizioni a sufficienza tanto che contro i tank usavano le bottiglie incendiarie. “Ci nascondevamo sotto la sabbia, e dopo che il carro armato ci era passato sopra uscivamo allo scoperto; quindi da dietro gettavamo all’interno del tank le bottiglie incendiarie”. Ma non erano per niente degli eroi. Anzi erano giovani mandati al macello, prime vittime di una vera e propria guerra di aggressione. Uomini dalla parte sbagliata. Ha detto il presidente Giorgio Napolitano in visita l’altro ieri al Sacrario di El Alamein che custodisce le spoglie di quasi cinque mila soldati italiani (la metà rimasti ignoti), caduti negli ultimi mesi del ’42: “I veri sconfitti furono i disegni di aggressione e di dominio, fondati persino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo hitleriano l’espressione più virulenta e conseguente”. Anche mio padre mi diceva: meno male che siamo stati sconfitti, la vittoria nostra e dei tedeschi sugli alleati avrebbe significato la vittoria di Hitler.

articolo 11: l’Italia ripudia la guerra ottobre 20, 2008

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Per il ministro Ignazio La Russa e per il gruppo di studio del governo impegnato nell’organizzare concerti, parate di soldati e visite di generali nelle scuole per “celebrare la Vittoria nella Grande Guerra e risvegliare i sentimenti di orgoglio e unità nazionali”.

Dal diario di Angelo Paoli, soldato italiano in Galizia, settembre 1914: “Pareva la finizione del mondo, cannonate, fucilate, arme a macchina sparavano a fuoco accelerato, le palle fischiavano da tutte le parti i morti e i feriti erano uno vicino all’altro, chi senza gamba, chi senza braccio, chi spaccata la testa, chi nel ventre che perdevano per fino le budelle”. Queste frasi si possono leggere su “Il Popolo scomparso. Il Trentino, i Trentini nella prima guerra mondiale”, un volume di oltre 600 pagine e di un migliaio di foto raccolte da Guido Antonelli e Diego Leoni per il Laboratorio di storia di Rovereto. Pagine di storia che raccontano la tragedia del 15-18: la trincea, la poltiglia umana, la melma, il sangue, soldati senza diritti, solo un numero all’interno della guerra di massa, un numero da eliminare se non obbediva, da rinchiudere nei manicomi se impazziva. Una tragedia immane: primi bombardamenti aerei sui civili, prime deportazioni di massa, profughi, armi chimiche tra cui il gas iprite usato prima dai francesi in Belgio, poi nel 17 dai tedeschi sugli italiani, quindi dagli inglesi e nel ‘35 dagli italiani nella guerra d’Etiopia. Un inferno, risultato finale: 9 milioni di morti e 20 milioni di feriti….e poi arrivò la seconda guerra mondiale…

“…Le democrazie, che siano tali davvero, non pensano alla guerra e la nostra Costituzione, con assoluta chiarezza, ripudia la guerra,  ma le forze armate hanno compiti ben più alti e più degni, poichè sono presidio di protezione, di difesa delle istituzioni, sono presenza di pace…” (dal messaggio del presidente Oscar Luigi Scalfaro per il 4 novembre, festa dell’unità nazionale -novembre 1992).

Appunti: 1) Le fucilazioni sommarie nella prima guerra mondiale, di Marco Pluviano e Irene Guerrini edito dalla casa editrice Gaspari; 2) “Uomini contro”  di Francesco Rosi; 3) “Scemi di guerra, la follia nelle trincee”

la saggezza della suora ottobre 15, 2008

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Berlusconi si genuflette davanti a Bush e lo definisce un grandissimo presidente. In realtà , contrariamente a quanto pensa e dice, gli americani sotto Bush hanno perso di tutto un po’. Basta leggere i giornali o farsi raccontare le cose che avvengono oltre oceano come capita a me che ho un fratello che da anni vive a New York. O leggere il premio Nobel Krugman che in più occasioni sul New York Times ha parlato di “devastazione dell’economia” e dei “grandi inganni del governo cieco e dell’economia senza progetti, senza guida se non l’avidità di chi sta al potere”. Se ne è accorta anche Maria Josephine Clarissa Guadette, 106 anni compiuti a marzo, cittadina americana, madre Cecilia al convento di Maria e Gesù sulla Nomentana a Roma. China sulla sua vecchia macchina da scrivere,  tipo Olivetti 40, suor Cecilia ha infatti votato per Obama “perché è onesto” e perché – come si augura di cuore – “dovrà far cessare la guerra in Iraq”. La guerra voluta da Bush. E alla domanda “se Obama non dovesse fare bene e far cessare la guerra”, la suorina risponde: “fra quattro anni non gli darò più il mio voto”.

se fossi eluana ottobre 11, 2008

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Non ho alcun diritto di parlare. Chiedo subito scusa, ma se fossi Eluana Englaro, se potessi scrivere, forse, ripeto forse, io potrei dire così:  “Da quasi 17 anni mi nutrono e mi fanno defecare artificialmente. Io non vivo, non sento, non vedo, non penso, non soffro. Mia madre sta male, mio padre sembra don chisciotte, vive per me, vive solo per me, guarda le mie foto e appare sui giornali con la sua aria triste e sconsolata. In un libro “Eluana. La libertà e la vita”, Rizzoli-Bur, appena mandato alle stampe, c’è la nostra storia. Mio padre parla del suo-nostro lungo calvario sanitario e giudiziario, alla disperata ricerca del rispetto della mia volontà. Avevo vent’anni quando Alessandro, detto Furia, rimase in coma per un incidente, esattamente un anno prima del mio incidente. Ricordo bene: di fronte a quella condizione di sopravvivenza artificiale, dissi ripetutamente “A me, mai”. Mio padre lo scrive nel libro, lo dice da anni. Non succede nulla: preti, magistrati, politici, giuristi, esperti di bioetica, giornalisti, tutti costoro mi girano attorno senza vedermi e intanto parlano per me di sacralità della vita. Mio padre ha ragione, questa è una storia di oscurantismo, da medioevo. Decidono per me: tutti vogliono parlare per me. Forse è il caso che me ne vada da sola, spero di farcela, forse un dio pietoso perché in terrà la pietà non c’è, mi aiuterà a togliere il disturbo. Affinché quelli che non vedono e non vogliono vedere possano stare in pace con le loro idee. Su repubblica.it Piero Colaprico oggi sabato, alle ore 16.30 scrive che le mie condizioni  sono peggiorate all’improvviso e gravemente…che l’intervento dei medici, chiamati dalle suore misericordine che accudiscono la paziente, è per ora vano. Sarebbe necessaria una trasfusione di sangue ma – date le condizioni critiche – questa trasfusione potrebbe essere accanimento terapeutico, perché non porterebbe alcun miglioramento significativo nella non-vita… Il padre, chiuso nel suo silenzio, è andato di persona alla clinica, annullando i due impegni per oggi: andare a registrare una puntata di Che tempo che fa? con Fabio Fazio e partecipare a un convegno in corso Matteotti a Milano, organizzato da Politeia, all’auditorium san Carlo. Intorno alla clinica di Lecco sono già presenti alcuni giornalisti e una rete Tv…
Forse ce la faccio davvero a togliere il disturbo, i parrucconi saranno soddisfatti”.

in galera ottobre 8, 2008

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Tornando a casa in auto, ieri sera mi sono sintonizzato su radio radicale. Riccardo Arena, che conduce Radiocarcere, ha parlato della situazione del carcere siciliano “Cavallucci” di Termini Imerese, che “ospita” 56 detenuti, costruito nel 1914. La descrizione di quelle celle è da brividi: in sei o in otto in uno spazio di quattro metri per quattro, tanto che i detenuti sono costretti a muoversi a turno. “Unni cagano mangiano” dice Giovanni, 52 anni, che ha scontato una pena di 8 anni. In sintesi ecco quello che ricordo dall’intervista realizzata da Riccardo Arena: “Un carcere indecente, inadatto e illegale tra muffa e ruggine nelle inferriate e nelle brande, umidità, puzza e topi.Un bunker: durante l’ora d’aria vedi solo cielo e cemento. Non siamo bestie – ripete Giovanni – è vero che dobbiamo pagare per una colpa commessa, ma abbiamo dei diritti. Nel carcere di Termini Imerese non c’è neppure l’acqua calda: un boiler da 25 litri per otto persone, gli ultimi fanno la doccia con l’acqua fredda. E non c’è neppure il riscaldamento. E illegali sono anche le celle di isolamento: buchi da un metro e mezzo per tre metri con un pisciatoio a vista con una finestra a bocca di leone, una branda, un tavolinetto a muro, niente sgabelli. Per mangiare ci si siede nel letto. Il ministero dice che un detenuto costa 50 euro al giorno, intanto la domenica sera si mangia mortadella e minestrina”. Giovanni conclude: Sai che farei io? Io prenderei Caselli, Mastelli e i tanti politici e li porterei in una cella di Termini Imerese. Bastano 24 ore, vediamo dopo cosa dicono…Non siamo bestie, siamo persone umane”.

I detenuti sono oggi 54.605. I posti letto regolamentari sono 42.890. Vi sono 11.715 persone in più rispetto ai posti letto disponibili. (dal quinto rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia – Osservatorio Antigone).

una candela per Anna Politkoskaja ottobre 5, 2008

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Alcuni mesi fa ho assistito a “Donna non rieducabile”, il memorandum teatrale di Stefano Massini messo in scena da una magistrale Ottavia Piccolo nei panni di Anna Politkoskaja, la giornalista ucraina uccisa il 7 ottobre del 2006 mentre rientrava a casa, alla periferia di Mosca. Ammazzata da dei sicari che hanno eseguito l’ordine di un mandante rimasto ancora sconosciuto. Pallottole andate a segno, dopo un fallito tentativo di avvelenamento e l’uccisione di una donna che le assomigliava. Ammazzata per farla tacere, per impedire alla giornalista di continuare a scrivere quello che vedeva. Fatti e non commenti. (altro…)

non se ne sarebbero più dimenticati ottobre 2, 2008

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…Gli impiccati di Bassano, quanti li videro non se ne sarebbero più dimenticati: …‘a sera me papà no’ me ga fatto uscire de casa per ‘ndar vedere ‘sti tosi… perché mi me pareva impossibie che ‘i gavesse impica’ così.. – a Bassan… in centro a Bassan! E così… a mattina presto so nda’ a tore el pan co’ ‘a tessera — quel poco de pan nero che ‘i te dava senza sae e senza niente — e so’ ‘nda’ vedere in via XX… perché no ghe credevo.., ma varda… ‘na roba.., so ‘ndata che quando ‘i vedevo da qua a là, ‘sti tosi impicai, co’ sta corda de fero… in via XX ghe se sempre vento, no? E insomma ‘i pareva… ‘i pareva dei bamboeoti. -. i giera come tanti bamboeoti che ‘i se moveva al vento, e ‘i gaveva anca ‘sto carteon pica’, co’ ‘sta scritta grande «Bandito»… Varda xe sta’ ‘na roba bruttissima, terribile… go ciapa’ ‘na paura, cosa vuto, giero ‘na tosetta…
da Sergio Luzzato “Sangue d’Italia interventi sulla storia del Novecento”. Manifestolibri. (articolo pubblicato su Micromega, maggio 2006).

la deriva ottobre 1, 2008

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Ieri il ragazzo ghanese picchiato a Parma. Due settimane fa l’uccisione di Abdul a Milano. E prima ancora il giovane straniero arrestato a Monza e ammanettato a una colonna perché in commissariato non c’erano celle di scurezza. O l’episodio dei vigili di Termoli che cercavano di ficcare dentro il bagagliaio della loro auto un ambulante straniero che si rifiutava di consegnare la sua merce ed ancora sempre a Parma la foto con la donna nigeriana abbandonata seminuda per terra in una cella al comando dei vigili. Per qualcuno non è razzismo. E’ solo tolleranza zero per chi non rispetta le regole. Ma la realtà è che la tolleranza zero è diventata intolleranza. E l’intolleranza cattiveria. E la cattiveria è diventata pregiudizio e odio verso chi è diverso e straniero. E questo per me è razzismo, non ho altre parole per descrivere la deriva alla quale siamo arrivati.

Primo Levi: “E’ accaduto può ancora accadere”.