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quel 26 settembre del ‘44 settembre 24, 2008

Posted by pagineonlife in società.
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bassanofotoNon so come i miei genitori, deceduti ormai da diversi anni, vennero in possesso di queste foto. So solo che in casa nostra ci sono sempre state. Mio fratello le portò anche al liceo e le utilizzò per una ricerca sul fascismo. Poi tornarono nei cassetti di casa, dimenticate, ma non del tutto: da bambino quando andavamo a Bassano del Grappa mio padre mi portava a vedere gli alberi sul viale dei Martiri. Ricordo bene quei lecci che si affacciavano sulla valle più sotto. Sul tronco di ciascun albero era stata messa una targa con foto e nome. Trentun nomi, trentun giovani uccisi dalle SS e dai fascisti. Erano giovanissimi, storditi con dei farmaci, appesi a dei cappi realizzati con i fili del telefono, le mani legate dietro alla schiena, un cartello con scritto “bandito”. E giovani erano anche i fascisti italiani della Guardia nazionale repubblicana che aiutarono i soldati tedeschi a infilare le teste delle vittime dentro i cappi. Qualcuno era alto, con le punte dei piedi riusciva a toccare per terra e allora questi volontari intervenivano tirandoli per i piedi perché il cappio facesse il suo dovere. Per tanti fu una agonia lunghissima. Restarono appesi un giorno e una notte e un altro giorno: monito ai partigiani o a chi solo pensasse di ribellarsi ai nazifascisti. I carnefici invece festeggiavano al Caffè Centrale e all’albergo del Cardellino.

I soldati tedeschi responsabili del rastrellamento e dell’eccidio non furono mai processati; i militi della Legione Tagliamento, le Brigate Nere di Vicenza e di Treviso e gli altri repubblichini che li avevano affiancati, furono invece processati nei tribunali militari e civili, condannati e presto rimessi in libertà grazie alle amnistie. Le foto mostrano alcuni impiccati lungo il viale e nelle vie vicine che portano, credo, verso la Valsugana. Forse alcune di queste foto sono già note, ma il ricordo di quella strage sembra un po’ dimenticato. Anche se non da tutti: gli storici Lorenzo Capovilla, Federico Maistrello e Sonia Residori dell’Istituto per la Storia della Resistenza della Marca Trevigiana e di Vicenza e dell’istituto di Vicenza Gallo hanno trovato una dichiarazione del ’46 di Alfredo Perillo, ufficiale di collegamento della Rsi con i tedeschi durante la guerra, nella quale scriveva che “l’ordine dell’impiccagione venne dato dal tenente Andorfer”. Altre indagini avrebbero poi scoperto l’identità del’autore materiale della strage, tale Karl Tausch (ancora vivo). Specializzato nell’antiguerriglia, Karl Franz Tausch all’epoca aveva 22 anni, ed era vicebrigadiere delle SS sotto Herbert Andorfer, tenente di stanza a Roncegno in Trentino. L’ordine di uccidere civili e partigiani (30 persone per paese) era arrivata dal comando, ma chi organizzò materialmente l’ordine sarebbe stato appunto Tausch. Complessivamente in quei giorni vennero uccise, impiccate e fucilate, oltre 200 persone.

Per saperne di più: Sonia Residori, il massacro del Grappa
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Ecco-il-boia-di-Bassano/2034507

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Commenti»

1. il 25 aprile e la legge 1360 « pagine on life - aprile 25, 2009

[…] italiani aiutarono i tedeschi anche nei rastrellamenti e nelle impiccagioni a Bassano del Grappa. (ne ho parlato lo scorso anno nel post dal titolo “Quel 26 settembre ‘44″) . Erano uomini della Legione Tagliamento, erano le Brigate Nere di Vicenza e di Treviso. Erano […]

2. lorenzo - luglio 23, 2009

Mio padre ( Andrea “Giulio” Bragagnolo)era un partigiano della brigata Italia Libera di Campocroce. Dopo l’ordine del “si salvi chi può”, riuscì a sfuggire all’accerchiamento sul Grappa ed a rientrare a casa a Mussolente.
La nostra casa, (lungo la statale da Asolo a Bassano del Grappa), era nel frattempo diventata un posto di comando tedesco ( Wehrmacht e non SS) e dopo pochi giorni mio padre venne scoperto.
Dopo ( posso solo immaginare) lunghe trattative, il comandante tedesco ordinò a mio nonno di far nascondere mio padre nel sottotetto e di non farlo uscire ” …fino all’arrivo degli americani…”
Quando i tedeschi partrirono, a casa nostra lasciarono tutto quanto non necessario alla loro ritirata ( tra l’altro anche un camion officina che all’epoca rappresentava un valore non indifferente).
Tutto quanto rimase a casa nostra dopo la ritirata dei tedeschi venne requisito dai “partigiani” il giorno successivo. Non è dato a sapere a quale titolo.
Questo per dire che, all’epoca, c’era già chi pensava al “soldo” più che agli ideali!
Questo per dire che anche tra i partigiani c’era chi pensava a far quattrini sulle disgrazie dei compaesani !
Quantro sopra per dovere di cronaca.
Chiedo invece di sapere, se ancora esiste una qualche memoria, notizie in merito ad uno scambio di prigioonieri avvenuto a Mussolente ed avente come oggetto l’allore farmacista del paese e non so chi.
Ringrazio chiunque fosse in grado di fornirmi indicazioni al riguardo.
Lorenzo Braganolo

3. w i partigiani « pagine on life - aprile 25, 2010

[…] a Maria Cervi figlia di Alcide Cervi, da Arcoiris 3)il 25 aprile (qui; poi qui; e anche qui, e ancora qui) 4)L’albero del riccio […]


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