Ricci, pateddi e granci maggio 27, 2009
Posted by pagineonlife in società.Tags: buoni e cattivi esempi, Corrado Augias, Dacia Maraini, Il Corriere della Sera, La Repubblica, Pavia, Vincenzo Andraous
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Sono uno dei tanti ai quali Vincenzo Andraous manda riflessioni e punti di vista. Andraous, detenuto nel carcere di Pavia, condannato a “fine pena mai” per vari e sanguinosi reati, impegnato in un lavoro esterno presso la Comunità Casa del Giovane, è diventato autore di libri di poesia e saggistica. Soprattutto scrive di devianza, bullismo, carcere e rieducazione. Pensieri ad alta voce che partono, dice Andraous, “dalla mia gran brutta storia […] per tentare di intravedere il pericolo dei rischi estremi, in quel mito della trasgressione che spesso diviene devianza…[perché] poi risalire dal baratro diventa difficile”.
Mi ha scritto anche oggi. Nella sua mail, una sola parola, sempre la stessa “amicizia” e un allegato. L’ho appena aperto e letto: quasi alla fine del suo testo Andraous parla di un suo amico pedagogista che consiglia “di ritrovare l’umiltà necessaria per affinare la “pedagogia della nonna”, quella pratica unica e insostituibile tutta dentro il concetto del “buon esempio”…del fare bene o al meglio delle tue capacità, se pretendi che faccia altrettanto anche tuo figlio”. Mi è piaciuto leggere queste frasi, soprattutto dove parla di buoni esempi da dare ai figli. Che è quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre, e che è quello che cerco di insegnare io ai miei figli. Quello che fanno tanti in questa nostra Italia.
Qualche settimana fa una lettrice di Repubblica ha raccontato a Corrado Augias la storia di una coppia di peruviani che avevano lasciato sul treno un borsellino con i documenti: passaporti, permessi di soggiorno, biglietti. “Composti ma smarriti” i due hanno trovato aiuto in un giovane poliziotto che si è prodigato dando loro i migliori consigli, le indicazioni più precise, cercando nello stradario, consultando elenchi, compiendo telefonate che avrebbe potuto non fare. La storia di un’Italia umile e laboriosa. L’Italia del buon esempio di cui parla anche Andraous. “Un’Italia lontana – come commentava su Repubblica Augias – dalla canagliesca arroganza di molti”.
A proposito di buoni o cattivi esempi, sul Corriere di oggi Dacia Maraini scrive a Veronica Lario. Quasi alla fine della sua lettera-solidarietà dice: “…Tutti sanno che un uomo che rappresenta una nazione non può comportarsi come una cittadino qualsiasi. La sua condotta deve, non dico essere esemplare, tutti possono sbagliare, ma non può trascurare la trasparenza….questo non significa fare del moralismo, ma credere in una tenuta pubblica che deve suscitare stima e fiducia”.
Mio padre diceva “Ricci, pateddi e granci spenni assai e nenti manci” (Ricci, patelle e granchi costano molto ma c’è poco da mangiare). Un modo di dire, uno di quelli che ancora ricordo e che accompagnava da tanti beddramadri. Andava bene per tante occasioni, ma spesso stava a significare che ci sono persone che si atteggiano a chissà chi, ma sotto sotto, non hanno nulla. O ancora che predicano bene e razzolano male. Quello che accade oggi tutti i giorni.
♦ qui LA PEDAGOGIA DELLA NONNA di Vincenzo Andraous
domanda di riserva maggio 25, 2009
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Quando ero bambino mio padre ci domandava a bruciapelo: di che colore era il cavallo bianco di Garibaldi? E tutti noi fratelli ci mettevamo a ridere. Che dite? Potrebbe andare come domanda di riserva? Il nostro saprebbe finalmente rispondere?
tempo di muri maggio 22, 2009
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“Est e Ovest sono due categorie sempre più relative, dipende dai punti di vista; la cosa importante è una sola: tutti hanno diritto ad andare dove vogliono e costruirsi una vita in qualunque paese. Siano essi tedeschi dell’Est o dell’Ovest”. Frasi datate e ormai superate. Fanno parte dei miei vecchi taccuini di viaggio e sono parole pronunciate da Gunther nell’ottobre dell’89 a Berlino Est. In una vecchia casa a Weissensee, in un appartamento riscaldato a carbone, in un grigio palazzo popolare di cinque piani senza ascensore, mi incontravo con Gunther pastore protestante e i due figli Christoph e Bernhard, quest’ultimo appena arrivato da Berlino Ovest dopo aver attraversato il confine sulla Friedrich strasse dieci anni dopo il suo salto del Muro.
Quell’incontro tra “gente divisa”, è ancora nella mia mente, i taccuini quasi non servono. Quella gente me la vedo ancora davanti, da una parte c’era chi era rimasto per cambiare il proprio paese dall’interno e dall’altra Bernhard fuggito per tentare di cambiarlo dall’esterno. Parole di Gunther mentre mi mostrava un volantino scritto con carta carbone della Neues forum: “La gente scappa perché vuole libertà, perché non può vivere sotto tutela. Certo, molti scappano dalla Ddr perché vogliono più soldi o perché se li hanno non hanno nulla da comperare. In realtà si scappa anche perché si cerca un futuro”. C’era una parola in quell’incontro che veniva ripetuta in continuazione. Quella parola era un verbo, era wagen che significa osare. “Adesso qui all’Est – mi dicevano Gunther e Christopf – la gente ha cominciato a osare, e ha trovato il coraggio non solo di scappare, ma anche di protestare e chiedere. Soprattutto due cose: giustizia e libertà”.
Un mese dopo quel nostro incontro, in meno di mezz’ora, la sera del 9 novembre furono migliaia le persone che scavalcarono il muro e passarono a Ovest; in dieci giorni diventarono migliaia: il Muro alto 3 metri e mezzo, costruito nel 61, a poco a poco venne abbattuto a colpi di piccone. “E’ la più grande migrazione dai tempi della seconda guerra mondiale” scrive nel suo “Patria” (pagina 285) Enrico Deaglio.
Perché ho buttato giù questo testo, perché nella mia mente sono affiorati questi ricordi è un mistero del mio cervello. Un mistero che comunque posso immaginare frutto di associazioni mentali legate a parole come migrazione, diritti, giustizia, libertà. Fatti di ieri, ma anche fatti di oggi. Un oggi che non mi piace. Dove si parla di respingimenti di migranti e quote. Dove un sindacalista della Cgil del Veneto apparso in Tv l’altra sera da Santoro uniformandosi a camice e fazzoletti verdi chiede di stoppare gli arrivi per garantire quelli che ci sono ad oggi, perché per altri non c’è posto. Senza sapere che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di nuovi rifugiati (Fonte Onu); dimenticando i sessanta milioni di italiani che vivono oggi all’estero e che a loro volta vennero trattati male, cacciati o anche uccisi; ignorando che l’11% della popolazione mondiale (ovvero noi) consuma l’88% delle risorse del mondo. Nell’85 al tempo della siccità, sono stato in Etiopia. Mi ricordo che ho fatto tappa a Laisen a 50 minuti di auto da Asmara dove ho visitato i campi profughi dove migliaia di bambini morivano di fame. E dove ho scoperto che mentre c’era gente fiera e guerriera costretta a cibarsi di legno come le capre, mentre dall’Europa venivano mandati come aiuti al Terzo mondo macchinari e trattori più utili a chi li produceva che a quelli ai quali erano destinati, le multinazionali americane ed europee acquistavano a bassissimo prezzo (praticamente niente) arachidi, cacao, caffè, olio di palma, banane…Allora, ancora oggi.
Un oggi dove l’arroganza del potere – come al tempo di Honeker – non accetta controlli e regole. Dove un uomo riesce a conquistare le platee dicendo cose tipo: «Per la prima volta c’è un Governo nella storia del Paese retto da un imprenditore con una squadra di ministri che sembra un consiglio di amministrazione…Ma la legislazione che deve essere migliorata… Il presidente del Consiglio non ha nessuno potere, perché tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100. Diranno che offendo il parlamento ma è la pura verità:le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti. Serve ridurre drasticamente il numero dei parlamentari, tuttavia per farlo servirebbe un disegno di legge di iniziativa popolare, perché non si può chiedere ai capponi o ai tacchini di anticipare il Natale…Ci sono alcuni parlamentari che non si vedono mai, perché sono imprenditori, perché sono professionisti, e che hanno cose più importanti da fare che stare li per un giorno con le mani dentro la scatoletta del voto e votare cose che nessuno può sapere cosa sono perché quando ci sono 400 emendamenti… Come si vota? Immagino lo sappiate: si guarda il capo gruppo che fa un gesto e dice come si deve votare”.
Dove questo accade nel silenzio. Dimenticando ad esempio il famoso discorso di Mussolini il 16 novembre del 1922, era il primo discorso del nostro dittatore alla Camera: “Mi sono rifiutato di stravincere…con 300 mila giovani armati potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco di manipoli…potevo sprangare il Parlamento…e costituire un governo esclusivamente di fascisti…Oggi per esempio 52 iscritti a parlare sulle mie comunicazioni sono troppi”.
La sera del 3 febbraio 1933 a Berlino il neo cancelliere Hitler incontrò i maggiori esponenti della Reichswehr, fra questi il generale Kurt von Hammerstein , capo di stato maggiore dell’esercito tedesco, uomo di destra che tuttavia considerava Hitler un confusionario non particolarmente pericoloso. Nel corso della cena Hitler espose i suoi obiettivi…Fu allora che Kurt von Hammerstein cambiò idea e divenne il punto di riferimento della resistenza contro Hitler.
Marie Terese von Hammerstein ricorda: “Inez Ville, giornalista e nipote di un generale dell’esercito della Confederazione, seduta in poltrona di fronte a mio padre…chiese: “Che cosa è successo?”. La risposta di mio padre fu pregnante e laconica: “Ci siamo tuffati a capofitto nel fascismo”. …A un giovane commilitone del terzo reggimento guardie disse: “Il 98 per cento del popolo tedesco è ubriaco”. (da “Hammerstein ovvero l’ostinazione” di Hans Magnus Ezensberger).
…quella lontana sera dell’89, quando salutai Gunther, suo padre e suo fratello, me ne andai a passeggio per un po’ per la Weissensee…nel quartiere vi abitavano gli ebrei, i nazisti li presero, li marchiarono come buoi poi li spedirono nelle camere a gas. Intorno a me vecchi palazzi guglielmini con i segni della guerra: lì raffiche di mitra, più in là un buco di una granata…
“Povera patria – canta Franco Battiato – Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali, che possa contemplare il cielo e i fiori, che non si parli più di dittature, se avremo ancora un po’ da vivere…”.
ancora dubbi? maggio 19, 2009
Posted by pagineonlife in società.Tags: Fininvest, Milano, Mills, tangenti
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Sono state depositate a Milano le 400 pagine delle motivazioni che hanno portato alla condanna dell’avvocato inglese David Mills a 4 anni e 6 mesi per corruzione in atti giudiziari. In in passaggio della motivazione è scritto che Mills agì «da falso testimone per consentire a Silvio Berlusconi e al gruppo Fininvest l’impunità dalle accuse, o almeno, il mantenimento degli ingenti profitti realizzati. Dall’altro lato Mills ha contemporaneamente perseguito il proprio vantaggio economico».
un caso di impeachment maggio 17, 2009
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girovagando in rete:
sabato 9 maggio Enrico Franceschini ha scritto:
Se Noemi fosse inglese o americana
Se Noemi fosse inglese o americana, ovvero se l’intera storia si svolgesse in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, ecco che cosa succederebbe a questo punto nella soap opera che la vede (co)protagonista. Un quotidiano scandalistico offrirebbe a lei, o al padre di lei, o alla madre di lei, una cifra strabiliante, diciamo 500 mila euro, un milione di euro, forse anche di più, per raccontare tutto dei suoi incontri in privato con il leader maximo, per sapere se ne è l’amante o la figlia illegittima, per apprendere cosa si dicevano, cosa facevano, eccetera. Il leader smentirebbe o direbbe che sono affari suoi privati e che non vuole infierire su una giovane irretita dalla fame di scandali di una stampa senza freni.
Qualche parlamentare presenterebbe però interrogazioni per sapere se è vero che il leader ha avuto rapporti con minorenni, se ha sperperato denaro pubblico a tal fine, se ha abusato della ragazza. Dopo aspro dibattito, il parlamento, con voto bipartisan, approverebbe una commissione d’inchiesta sulla vicenda. Il leader sarebbe chiamato a testimoniare, sotto giuramento. I suoi avvocati negherebbero qualsiasi uso improprio di beni dello stato, sottolioneando che di soldi ne ha abbastanza di suo; quanto al resto, a quello che c’è stato o non c’è stato tra il leader e la ragazza, direbbero che non è stato commesso alcun reato, nè lei ha sporto denuncia contro di lui, quindi in che cosa consiste lo scandalo?
I membri della commissione parlamentare d’inchiesta, dopo avergli fatto giurare di dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, rivolgerebbero tuttavia al leader domande del tipo: è vero o non è vero che vi siete incontrati con Noemi nella città X, nella città Y, nella città Z? E’ vero o non è vero che lei le ha regalato una collana di questo valore e un diamante di quest’altro valore? E così via. Cercando di parare i colpi, a un certo punto il leader risponderebbe: “No, non è vero”. Successivamente, dietro lauto pagamento dei tabloid scandalistici a caccia di scoop di cui sopra, emergerebbe un testimone (un autista, una guardia del corpo, un cameriere, una zia di Noemi, un vicino di casa), disposto a fornire la prova che il leader, perlomeno su quel singolo punto, ha mentito. Se il vizio privato può essere perdonato, e certamente non perseguito quando avviene tra adulti (da sottolineare “adulti”) consenzienti, la menzogna pubblica sotto giuramento è inamissibile, commenterebbero mondo politico, mass media, opinione pubblica.
Verrebbe istituito un procedimento di impeachment, il parlamento voterebbe la condanna, il leader sarebbe costretto, prima o dopo il voto a seconda della sua tenacia, a dimettersi; mentre sui tabloid scandalistici continuerebbero a uscire rivelazioni di donne di ogni genere, che spifferano tutto quel che sanno sul leader e sulle sue abitudini sessuali. Nel frattempo, lasciato dalla moglie e abbandonato dagli ex-alleati politici, il leader si ritirerebbe a vita privata in un’isola lontana, chessò, alle Bermuda, lasciando il suo impero mediatico ai figli. Quanto a Noemi, scritto un libro di memorie, interpretati un paio di film di serie B, co-presentata un’edizione del Grande Fratello o di altro reality show televisivo, sposerebbe un farmacista, gli darebbe un paio di bambini e, poco alla volta, verrebbe dimenticata.
l’Italia è già multietnica maggio 11, 2009
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girando in rete: i turchi secondo goodwalley un bel post che mi ha fatto pensare.
castelli di sabbia maggio 9, 2009
Posted by pagineonlife in società.Tags: Agata Christie, Don Floriano Abrahamowicz, il terremoto dell'Aquila, lager, Lega, Leo Siegel, Matteo Salvini, Papa Ratzinger, Primo Levi, Radio Padania, razzismo, Russell Crowe, Tettamanzi, Torquay
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Giocare con la sabbia è divertente e anche un po’ magico. Possono nascere castelli stupendi, palazzi da mille e una notte, figure fantastiche. Ho letto che la migliore sabbia per castelli del mondo si trova in Gran Bretagna, sulla spiaggia di Torquay, nel Devon, la città natale di Agata Christie. Il motivo di questa “supremazia inglese” rispetto alle altre sabbie del mondo è che i granelli di Torquay sono perfettamente sferici così da poter raggiungere un maggiore grado di coesione. Andrò a vedere se è vero… Certo anche lì basta poco perché tutto finisca in nulla: sole, vento, un’onda più potente delle altre possono far crollare tutto il lavoro appena fatto. Addio illusioni, addio sogni.
“Può accadere, e dappertutto. Non intendo né posso dire che avverrà; è poco probabile che si verifichino di nuovo, simultaneamente, tutti i fattori che hanno scatenato la follia nazista, ma si profilano alcuni segni precursori. La violenza, utile o inutile, è sotto i nostri occhi: serpeggia, in episodi saltuari e privati, o come illegalità di stato… Attende solo il nuovo istrione (non mancano i candidati) che la organizzi, la legalizzi, la dichiari necessaria e dovuta e infetti il mondo. Pochi paesi possono essere immuni da una futura marea di violenza, generata da intolleranza, da libidine di potere, da ragioni economiche, da fanatismo religioso o politico, da attriti razziali. Occorre quindi affinare i nostri sensi, diffidare dai profeti, dagli incantatori…”.
Così scriveva nel 1986 – un anno prima di morire – Primo Levi lo scrittore di “Se questo è un uomo”. Lo scriveva nel suo “I sommersi e i salvati”, il suo ultimo saggio. Sono andato a rileggerlo. Amaro e illuminante. Fa capire che stiamo andando, anzi no …che siamo arrivati a un punto di non ritorno, quel punto nero della storia fatto di marchiature sulle braccia e nudità dei prigionieri…dove di nuovo ci sono uomini aguzzini che vedono altri uomini come cose. Uomini-cose che possono essere rimpatriati, segregati in gabbie, controllati, schedati, e nella migliore delle ipotesi separati – la chiamano provocazione – in apposite carrozze della metro. Nell’indifferenza di questo nostro oggi. La stessa indifferenza che ha portato a non vedere i lager nazisti mentre è noto che molti sapevano: basta pensare alle industrie alle quali vennero commissionate le costruzioni dei forni crematori o alle aumentate richieste di veleno per le camere a gas.
La stessa indifferenza, per paura e interessi, che sta trasformando-ha trasformato i giornalisti (non tutti) in pennivendoli da Istituto Luce o come ha detto Russell Crowe pochi giorni prima dell’uscita del suo bel “State of play” in giornalisti senza etica che hanno creato un buco nero, banalizzato le notizie e creato delle verità solo per far piacere agli indici di gradimento. O come capita in “Insider” dove si vuole nascondere i processi chimici con cui le multinazionali producevano dipendenza da nicotina nei consumatori….Per manipolare l’opinione pubblica, per appiattirla, per omologarla e per istupidirla…come nei regimi totalitari, come accadde ai tedeschi vittime del loro Fuhrer e che seguirono fino alla soluzione finale per pigrizia, stupidità, piccolo calcolo. Come accade oggi dove ogni giorno, paletto dopo paletto, la ragione è costretto a fare un passo indietro.
…corrosa come da un acido. Frantumata e sbriciolata…come quei castelli di sabbia sciolti da vento, sole o onde. …Ma quelli erano sogni di bambino, quelli di oggi non lo sono più.
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Post scriptum 1: un ringraziamento a Daniele Sensi che nel suo blog tiene conto dei “Deliri di Radio Padania”.
Qualche esempio: Ettore Pirovano (28.4.2009): “Nelle province in cui la Lega ha il governo del territorio spingeremo i direttori degli ospedali a creare canali preferenziali per i nostri anziani, perché è proprio dei nostri anziani che i medici magari si dimenticano, per la febbre che hanno di curare i clandestini”.
Andrea Rognoni, direttore di “Idee per l’Europa dei Popoli”, rivista voluta dall’onorevole Mario Borghezio (15.4.2009): “…La città dell’Aquila è costruita seguendo la pianta di Gerusalemme, e la Basilica di Collemaggio, rimasta in piedi per tanti secoli, caduta col terremoto del 6 aprile…conserva una lastra da un inequivocabile segno: una torre sormontata da una mezzaluna….Destino?”
(27.3.2009): “La nostra gente non deve mangiare porcherie arabe”.
Luca Talice (13.2.2009) :“La polizia ha fatto bene se gli ha dato un po’ di botte…fossi stato parlamentare io, sarei andato a trovarli per piantargli un calcio in faccia”…
Don Floriano Abrahamowicz, celebratore ufficiale di messe dell’associazione cristiana leghista (9.12.2008): “Non crediate che Tettamanzi rappresenti l’ala di sinistra in una Chiesa comunque guidata dal conservatore Ratzinger, perché è la Chiesa conciliare tutta intera ad essere in realtà alleata di quei poteri forti che, tramite l’islamizzazione dell’Europa, mirano al dominio del mondo secondo un disegno anticristico”.
Leo Siegel (30.11.2008): “Uno che parla siciliano, o calabrese, o pugliese, o campano, e che viene eletto qui da noi, non sarà mai uno dei nostri. E’ questo che ci indigna: non che vengano eletti campani in Campania, ma che vengano elette persone di quelle terre in casa nostra”.
Leo Siegel (16.6.2008): “Certamente c’è stata la persecuzione nazista dei Rom, ma sarebbe facile fare battute sul perché e per come”.
Matteo Salvini (9.4.2008): “I topi sono più facili da debellare degli zingari”.
post scriptum 2:
Prima di tutti vennero a prendere gli zingari e non dissi niente. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi ancora niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare. (Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller, Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984, teologo e pastore luterano tedesco, oppositore del nazismo, deportato a Dachau).




