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la legge è uguale per tutti gennaio 30, 2010

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Il popolo viola è tornato in piazza. C’ero anch’io, e quando sono andato via ero un po’ più felice. E il sorriso mi è rimasto addosso e mi ha accompagnato per il resto della giornata.

politiche per l’integrazione gennaio 27, 2010

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Cinquecento euro e il viaggio di ritorno pagato a quegli immigrati che sceglieranno di restituire il permesso di soggiorno e rientrare nel proprio Paese, con la garanzia di non fare ritorno in Italia per almeno 5 anni. Accade a Brescia e l’operazione – definita “ritorno volontario assistito” – è stata annunciata dal sindaco di Brescia Adriano Paroli (Pdl) che si è ispirato al progetto Nirva (Network italiano per i rimpatri volontari assistiti per rifugiati, vittime della tratta di esseri umani o stranieri con permessi temporanei.). Obiettivo del progetto bresciano: aiutare tutti gli immigrati che vogliono tornare in patria.
Alla faccia delle politiche dell’integrazione. Sinceramente, questo progetto non mi convince. E soprattutto oggi 27 gennaio la giornata della memoria. E intanto penso a un mio vecchio post dal titolo a proposito di vespe.

Post scriptum per leghisti, razzisti, padani, per tutti coloro che credono nelle radici e non sanno nulla di geologia, dinamiche della crosta terrestre, etc: “… la scienza prevede che l’Italia perderà la sua conformazione fisica di penisola e si salderà con la regione balcanica: monti che si uniscono a monti, l’Adriatico trasformato in lago, parte della Sicilia spostata a Nord Ovest”.

i vermi del fuoco gennaio 11, 2010

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L’opera di disgregazione sotterranea continua con forza,  i “vermi del fuoco” dell’ Oberförster sono diventati ancora più potenti:  ferro e fuoco e distruzione si abbattono Sulle scogliere di marmo (Ernst Jünger scrisse “Sulle scogliere di marmo” all’indomani della notte dei cristalli)

L’odio seminato da Bossi e dagli altri uomini del partito della Lega continua a dare i suoi frutti. E l’ultimo frutto è quello che è accaduto a Rosarno. E il nome di questo frutto è razzismo. A Cortina in un incontro pubblico con il sindaco di Roma Alemanno e la presidente del Pd Bindi, Gian Antonio Stella ha detto: “Era cominciata con le battute è finita con Sebrenica…la storia qualche volta va a ripetersi, non prendiamo sottogamba la violenza e questo crescente tasso di odio…Mi chiedete se siamo diventati razzisti? La verità è che lo siamo sempre stati”.

Gli alberi del sud danno uno strano frutto, sangue sulle foglie e sangue sulle radici, un corpo nero si agita nella brezza del sud, strano frutto che penzola dagli alberi di pioppo. (Billie Holiday – Strange Fruit)

…In questo mondo multiculturale, le persone di altre culture chiedono di essere trattate da uguali, di essere rispettate e accolte con benevolenza. È scontato che non esistano culture superiori o inferiori, e che le differenze siano solo il risultato di particolari condizioni geografiche e storiche. Il problema è che sappiamo poco delle altre culture, e invece di aspirare a una conoscenza decente tendiamo ad accontentarci di stereotipi falsi e facili.…Erodoto questo lo aveva capito benissimo. Meglio ancora, sapeva che solo la conoscenza reciproca rende possibile la comprensione e la comunicazione come unica strada verso la pace e l’armonia, la collaborazione e lo scambio”. (Ryszard Kapuscinski su “Internazionale” 515, del 20 novembre 2003).

…La scelta davanti alla quale – migliaia di anni fa – si è trovato il gruppo dei nostri antenati si ripropone oggi a tutti noi, e con la stessa intensità: una scelta categorica e fondamentale. Come comportarsi con gli altri? Che atteggiamento avere nei loro confronti? Si può scegliere il duello, il conflitto, la guerra. Di eventi del genere conservano memoria gli archivi, i campi di battaglia, i resti di rovine sparse nel mondo intero. Sono testimonianze della sconfitta dell’uomo, della sua incapacità – o non volontà – d’intendersi con gli altri. Un tema al quale, nelle sue infinite varianti, si è ispirata la letteratura di ogni epoca e paese. Ma può anche succedere che, invece di aggredire e combattere, la nostra famiglia-tribù decida di separarsi e isolarsi dagli altri. Un atteggiamento che nel tempo ha prodotto fenomeni sostanzialmente simili tra loro: la Grande Muraglia cinese, le porte di Babilonia, il limes romano e le mura di pietra degli incas. Per fortuna, ci sono prove che il genere umano è capace anche di un altro atteggiamento. Sono prove di collaborazione: resti di mercati, luoghi di sosta per rifornirsi d’acqua, dove si trovavano agorà e santuari, dove sorgono tuttora le sedi di antiche università e accademie o dove ancora si conservano tracce di vie commerciali come la via della Seta, dell’Ambra o del Sahara. Tutti luoghi dove la gente si è incontrata, ha scambiato idee e merci, ha fatto affari, ha stretto patti e alleanze, ha scoperto finalità e valori comuni. L’altro, il diverso, non era sinonimo di estraneità, ostilità ed eventuale morte. Ciascuno scopriva di avere in sé una piccola parte dell’altro, ci credeva e viveva con quella convinzione. Ogni volta che l’uomo incontra l’altro gli si presentano tre possibilità: fargli guerra, ritirarsi dietro a un muro, aprire un dialogo. L’uomo esita da sempre tra queste tre opzioni e – a seconda della situazione e della cultura – sceglie l’una o l’altra. Le sue scelte sono mutevoli: non sempre si sente sicuro. Quella della guerra è una scelta difficilmente giustificabile. Secondo me ne escono tutti perdenti, nel senso che la guerra rivela l’incapacità dell’uomo di capire, di immedesimarsi con l’altro, di mostrarsi buono e intelligente. In questo caso l’incontro con l’altro finisce sempre tragicamente, con il dramma del sangue e della morte. …[Come afferma] Cyprian Norwid (1821-1883) nell’introduzione all’Odissea si chiede quali siano le ragioni dell’ospitalità ricevuta da Ulisse nel viaggio di ritorno a Itaca…Porte e cancelli non sono fatti solo per chiudersi e impedire l’accesso all’altro: possono anche aprirsi invitandolo a entrare. Le strade non servono solo al passaggio di eserciti nemici: possono anche essere la via lungo la quale, travestito da pellegrino, viene a trovarci un dio. Grazie a questa interpretazione, cominciamo a vivere in un mondo non solo più ricco e vario, ma anche più rassicurante, nel quale noi stessi siamo disposti ad andare per primi verso l’altro. (Ryszard Kapuscinski su “Internazionale” 567, 25 novembre 2004).

scuole di razza gennaio 9, 2010

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Ieri:
Tutti biondi – Tutti con gli occhi azzurri – Tutti senza malattie ereditarie – Tutti figli di donne ariane, belle bionde e alte – Tutti figli di ufficiali delle SS di pura razza ariana fin da 1650 – Tutti con certificato attestante la sanità di tutti i membri della famiglia (progetto Lebensborn ideato e realizzato da Heinrich Himmler a partire dal 1935 con la creazione di sei cliniche con 263 letti per le madri e 487 per i neonati…).

Oggi:
La percentuale massima di alunni con cittadinanza non italiana per ogni classe non potrà superare il 30 per cento – Il limite verrà introdotto gradualmente dalle prime classi in tutti gli ordini di scuola – Il tetto del 30 per cento massimo potrà essere anche oltrepassato se gli stranieri da integrare avranno già le competenze linguistiche per essere inseriti in classe senza difficoltà (Indicazioni e raccomandazioni del ministro Gelmini alle scuole italiane per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana – 8 gennaio 2010).

per saperne di più:
Wikipedia su progetto Lebensborn
La lista dei figli di Hitler dal Corriere della sera

l’anno dei sogni dicembre 31, 2009

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L’anno se ne va e muoiono i sogni. I miei e anche quelli di tanti. Ho ancora in mente le parole di Obama contro guerre e torture, per l’integrazione e la pace, scopro invece che un ragazzetto nigeriano ricco e insicuro ha ridato fiato a chi predica vendette e lotta al terrore. In uno scontro tra civiltà e integralismi che non mi appartiene e non condivido. Il brutto di questo fine anno è che Obama ha abboccato dimenticandosi quanto aveva detto al Cairo e mentre in Iran si fa strage di democrazia e in Russia Putin rilancia la politica degli armamenti.

Quando ero bambino la domenica mia madre ci vestiva a festa, camicia bianca, calzettoni colorati fin sotto il ginocchio, pantaloncini corti anche d’inverno, montgomery color testa di moro, come si diceva allora. Andavamo tutti a messa, tutti meno mio padre che restava fuori ed entrava solo per sentire la predica del prete. Per capire, commentare e giudicare. Di altro a lui non importava. Ecco forse bisognerebbe fare come mio padre, ritornare ad usare la ragione e non la fede. Qualunque fede.

A proposito di sogni traditi è di pochi giorni fa il ventennale della caduta del regime di Ceausescu. Da Bucarest Paolo Rumiz racconta di una manifestazione di protesta e di uno striscione con la scritta “Libertà”. Scrive che sono un centinaio, e che marciano scortati da un’auto della Polizia col lampeggiante. Chiede contro chi protestano. E si sente rispondere: «Contro i comunisti che governano». Poi, alla domanda che cosa stanno celebrando, gli rispondono che celebrano «la fregatura dell’unico Paese dell’Est dove troppo è come prima».

Anche io ero stato in Romania qualche anno dopo “la rivoluzione”. Ho rovistato tra i miei ricordi ed è saltato fuori un mio vecchio articolo scritto per il Messaggero ma che non venne mai pubblicato. Era il 18 dicembre 95; ecco qui quello che scrissi allora da Timisoara:

“Centinaia di morti, nessun colpevole” è scritto su uno striscione davanti alla cattedrale ortodossa di piazza dell’Opera. Lo tengono due uomini. E con loro, in processione sotto una grande croce, ci sono un migliaio di persone, vecchie donne con i fazzoletti neri in testa, giovani con il colbacco. In alto sulle case sventolano le bandiere rumene: blu, giallo e rosse, un buco al centro là dove prima c’era lo stemma del vecchio regime di Ceausescu: la spiga, il trattore, le montagne e il sole rosso. Sei anni sono passati. Traditi in questi sei anni tutti gli ideali di questo popolo: stoffette nere sulle aste delle bandiere. “Si prepara un’altra rivoluzione” dice Nicolai Dide uno dei cinque segretari del partito democratico, ex ministro estromesso nel ‘92.

Domenica mattina. Accende due candele in piazza settecento la mamma di Radian Belici eroe ucciso da una fucilata sparata dagli uomini della milizia. Altri ceri accendono davanti alle croci e alle lapidi di Timisoara i parenti e gli amici delle vittime. Le cifre sono scritte sulle strisce di stoffa appuntate con gli spilli sui cappotti di uomini e donne: 44 carbonizzati, 113 uccisi dalle pallottole, 393 mutilati, 860 arrestati e torturati. Ma sono cifre ufficiali, ben più alti i numeri della strage cominciata il 17 dicembre ‘89, quando la milizia ha aperto il fuoco contro una popolazione che chiedeva libertà ed elezioni democratiche. Chi sono? Quanti sono i cadaveri stivati nei tir come carne macellata e portati negli inceneritori di Bucarest? Rivoluzione tradita, centinaia di morti nessun colpevole. Rivoluzione che non ha cambiato nulla. Opinione di tutti in questa piazza dove le autorità hanno appena deposto le corone di fiori e che presto, quando sarà notte verranno tolte dalla gente, da quelli che dicono: “Iliescu era il numero due di Ceausescu”. Vasil Cercel, trent’anni: “La milizia è diventata polizia, la securitate è diventata servizio di informazione. Da allora sono cambiati i nomi e io posso parlare mentre due poliziotti sono a pochi metri di distanza, ma per il resto il sistema Iliescu è come il sistema Ceausescu. “E i bambini in strada continuano a chiedere l’elemosina” dice Joan Bacho, 48 anni, mungitore, anche lui qui in questa piazza, mentre dalla cattedrale escono i preti in processione, mentre scendono dai gradini che sei anni fa si macchiarono del sangue di donne e bambini. Cristianos Aspasos: “Torneremo in piazza, eravamo migliaia, saremo di nuovo migliaia”.

Scalda il sole oggi nel sesto anno della rivoluzione, mentre la vita prosegue male, mentre i ricordi sono ferite aperte. E il futuro è l’annuncio di una nuova protesta. Ancora Nicolai Dide: “La Romania sta diventando come un paese del Sud America, un due per cento ricchissimi, tutti gli altri poverissimi. Poco, forse nulla è cambiato. Gli ex segretari del Pc sono diventati prefetti, aziende come la Umt, la Cftb e la Faur hanno gli stessi direttori di allora. Questa era un rivolta anticomunista soprattutto, la rivolta è fallita. Chi era al potere prima è al potere anche oggi. A trenta chilometri da qui tre anni fa c’è stato il terremoto, la gente vive ancora sotto le tende, poi c’è stata l’alluvione, tanti mangiano la terra. Di più non c’è”.

Prega la gente nel sesto anno della rivoluzione tradita. Un ragazzo pachistano che qui al tempo di Ceausescu studiava medicina adesso dice: vuoi sigarette? vuoi donne? vuoi droga? vuoi armi? E Maria studentessa che quasi tutti i giorni arrotonda lavando le macchine dei ricchi ti chiede qualche lira per mangiare; il giovane Mario ti chiede di non scrivere il suo nome perché ancora oggi minacciano di uccidere la sua famiglia e i suoi piccoli figli. Intanto cinquanta bambini in piazza del mercato di giorno si fanno con la colla e di notte scendono a dormire sotto terra, nelle fogne, tra i topi. Trentottomila sono le Srl in questa città a sei anni dalla rivoluzione, qualche centinaio i ricchi; poveri, traditi, disillusi tutti gli altri che se mangiano capita una volta al dì. Mentre ha le pompe di benzina in Serbia l’ex capo della sicurezza al tempo di Ceausescu Radu Tino, mentre fa affari e bene se la passa Valenti Giuca che sei anni fa con i suoi Tir faceva sparire per conto del governo di Ceausescu i cadaveri falciati per le strade. “Iliescu come Ceausescu” dice la gente, tutta la gente in piazza dell’Opera nel sesto anno della rivoluzione tradita”. Era il 1995, più che mai attuale.

Appunti:
da leggere: Lontana Timisoara Luca Peretti da Il Manifesto

Vent’anni dopo Rumiz da La Repubblica

Ho appena acquistato “Veleni di Stato” di Gianluca Di Feo. Nel retro della copertina una frase di Albert Einstein : “Io non so con quali armi sarà combattuta la Terza guerra mondiale, ma so che la Quarta guerra mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni”. Dick Chaney diceva che la guerra al terrore durerà almeno un secolo. Guai per tutti se si avvera…davvero non vorrei trovarmi nel mondo immaginato dalla scrittrice britannica Phyllis Dorothy James nel suo “I figli degli uomini (Children of Men)” e raccontato al cinema da Alfonso Cuarón: …2027, la razza umana sta per estinguersi… Londra è infestata da frange nazionaliste violente che vorrebbero mandar via dall’Inghilterra tutti gli immigrati…

Auguri

1984 più o meno dicembre 30, 2009

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Londra, 1984, più o meno; dal Ministero dell’Amore, dal Ministero della Pace e dal Ministero della Verità, Via Negri 4, Milano, futura sede de Il Giornale
Disposizioni per il prossimo del 29.12.09:
1) Fermiamo gli immigrati islamici (firmato V.Feltri);
2) L’Islam moderato non esiste (D. Santanchè);
3) Perché non possiamo più fidarci neppure dei bravi ragazzi (R.Farina).

ricordi di natale dicembre 26, 2009

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Il mio primo ricordo del natale risale a quando avevo sei o sette anni. Quella mattina io e i miei fratelli ci alzammo più presto del solito e in sala sotto l’albero trovammo i regali: i miei doni erano una bellissima camicia di fustagno a quadretti rossi e blu, un berretto di lana col fiocco, una trottola di latta e un soldatino con tamburo anche questo di latta. Restammo senza fiato dalla gioia e ancora adesso ho la sensazione di aver vissuto e di essere stato parte di una grandissima magia. Poi mia madre ci preparò per andare a messa facendoci indossare la camicia di fustagno e il berretto portati da babbo natale che anche allora era un omone vestito di rosso con la slitta tirata dalle renne e i sacchi pieni di giocattoli. Ma diversamente da oggi, era un tipo molto più simpatico. E certo nessuno avrebbe mai pensato di dirgli di portare in regalo tessere di partito.

Nb: da rileggere perché ancora attuale intercettazioni di natale

solo coincidenze dicembre 18, 2009

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Benito Mussolini in una foto d’epoca con una benda attorno al naso all’indomani dell’attentato, il 7 aprile del ’26, ad opera di una psicopatica irlandese, Violet Gibson, che gli spara sul piazzale del Campidoglio. Ferito superficialmente, il capo del fascismo presiede poi regolarmente la cerimonia di insediamento del nuovo direttorio fascista e nel discorso tenuto per l’occasione pronuncia uno dei suoi celebri motti: “Se avanzo, seguitemi; se indietreggio, uccidetemi; se muoio, vendicatemi”.

Miracolo a Milano…o no? dicembre 15, 2009

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processato, inguaiato, incazzato, indebolito, colpito, ferito, salvato, miracolato, beatificato, rinato, restaurato, potenziato…

e la storia potrebbe ripetersi:

passato:

… nella notte il ministro dell’interno, l’onorevole Federzoni, inviò ai prefetti due telegrammi riservati. Le disposizioni invitavano, in particolare, le autorità ad esercitare la sorveglianza più vigile su circoli, associazioni, esercizi pubblici che potessero costituire pericolo per l’ordine pubblico e, se del caso, ad attuarne la chiusura forzata. Le autorità erano altresì autorizzate ad avvalersi senza scrupoli del fermo temporaneo nei confronti degli oppositori politici. Inoltre i prefetti venivano invitati ad applicare con rigore assoluto il decreto legge atto a “reprimere gli abusi della stampa periodica”, approvato durante il Consiglio dei ministri del 7 luglio 1924, ma fino a questo momento usato quasi esclusivamente nei confronti della stampa di ispirazione comunista. Il decreto conferiva ai prefetti, ossia al governo, il potere di diffidare o addirittura sequestrare, il giornale che diffondesse “notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico”. Una successiva circolare interpretativa del ministro Federzoni aveva, fin da subito, sgombrato il campo dagli equivoci: il giornale poteva essere sequestrato anche se la notizia pubblicata si fosse rivelata vera. (da wikipedia).

presente:

Dopo sei mesi di proteste di piazza seguite alla contestata rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad , la Guida suprema iraniana l’ayatollah Ali Khamenei ha affermato: “l’opposizione sarà eliminata agli occhi della nazione”.

Tra le cose che oggi ho letto e che condivido:
1) “Niente leggi contro la libertà di tutti” di Massimo Russo e Vittorio Zambardino

2) “Centrodestra compatto: “È una conseguenza del clima di odio”. Finalmente un po’ di autocritica”. (da Spinoza, Un blog serissimo

3) Valentino Parlato sul Manifesto di oggi: “Sono passati due giorni dall’aggressione a Silvio Berlusconi in piazza del Duomo e si può tentare di ragionare a mente fredda. Certo esprimere il dispiacere, e anche solidarietà, al presidente del Consiglio. Ma in fasi di tensione (e ci siamo per la crisi della democrazia e dell’economia) queste aggressioni sono nel conto….Siamno in una difficile, pericolosa crisi politicae democratica e Berlusconi cerca di trarne il massimo profitto…Tentando sempre di ragionare a mente fredda, è chiaroi che il cavaliere in difficoltà ha guadagnato un punto con il colpo scagliato dal provvidenziale Tartaglia. Adesso promuovere una manifestazione di piazza contro Berlusconi è più dificile, ma non per questo si deve mollare…Non basta dire – ma occorre insistere nel dirlo – che Berlusconi liquida democrazia e costituzione. Occorre produrre un programma, da discutere con i cittadini (anche con quelli che votano Berlusconi per puro disimpegno), che definisca obiettivi concreti per la ripresa della democrazia, dell’occupazione, della scuola. I partiti, che ancora ci sono, i sindacati, le cooperative, le associazioni politiche e culturali, alcune trasmissioni televisive (penso a Report, Anno Zero, Ballarò) dovrebbero attivare la comunicazione tra loro. Costruire un fronte non solo di liberazione nazionale, ma di rinascita della Repubblica, finora soffocata e mortificata non solo da Berlusconi, ma anche, dalla moltiplicazione e prevalenza degli interesse di gruppo o di singoli su quello di noi tutti…”.

la strage di Stato dicembre 11, 2009

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Il 12 dicembre 1969 un ordigno contenente sette chili di tritolo esplode alle 16,37, nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura, in piazza Fontana, a Milano. Il bilancio delle vittime è di 16 morti e 87 feriti. Guarda la strage di piazza Fontana (wikipedia)

Alla fine ho trovato quello che cercavo. Impolverati, con le pagine ingiallite dal tempo e le copertine scollate, ho tra le mani due libri preziosi: uno è “Il silenzio di Stato”, Sapere Edizioni, scritto da Pino Nicotri e dal Comitato di documentazione antifascista di Padova, e l’altro è “La strage di Stato”, edito da La nuova sinistra, autori “un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare”. Nel primo in copertina c’è il disegno delle tre scimmiette “non vedo, non sento e non parlo” e nel secondo due militari di spalle e la foto di Pietro Valpreda. Due lavori di controinformazione e che rivelano, come scrive Nicotri parlando dei suo Il silenzio di Stato, “tutte le protezioni che i neonazisti veneti capeggiati da Franco Freda hanno avuto nella Padova degli anni della strategia della tensione per poter prima imparare a mettere le bombe nei treni e poi organizzare la strage di piazza Fontana. Il libro racconta anche come il Ministero dell’Interno ha fatto sparire le testimonianze che avrebbero potuto portare agli autori della strage nel giro di 48 ore, e come i servizi segreti militari hanno prima allevato la cellula terrorista di Freda e poi fatto fuggire all’estero alcuni suoi imputati”.

Ho copiato qui un passaggio del libro: “A tre giorni dagli attentati il proprietario della valigeria Al Duomo di Padova telefona in Questura affermando di aver venduto due giorni prima degli attentati proprio quattro borse. Una sua commessa riconoscerà poi in Freda l’acquirente. Un compagno, anche lui non appena il Giorno pubblica le foto del particolare disegno della borsa rinvenuta alla Banca Commerciale, accortosi di possederne una uguale la fa vedere a un poliziotto…il poliziotto se la cava dicendo che ormai sanno chi è il colpevole…L’episodio venne da noi portato a conoscenza del giudice D’Ambrosio e del settimanale L’Espresso. Così sollecitato D’Ambrosio fa fare delle ricerche a Padova e solo così verrà alla luce la storia delle altre quattro borse, quelle degli attentati”.

Il secondo libro “la strage di Stato” è tutto in rete a questo indirizzo

Concludo citando ancora Nicotri: “l’Ufficio Politico della questura di Milano e una sezione molto delicata e chiacchierata del ministero degli Interni, l’Ufficio Affari Riservati, sapevano molto bene sia dell’acquisto che della testimonianza e della relativa sparizione [delle borse], ma si erano entrambi ben guardati dal comunicare alcunché ai magistrati…”. ”…Sarà il più volte ministro della Difesa e capo del governo Giulio Andreotti a dover infine rendere pubblico che i servizi segreti militari erano da tempo in contatto con quei terroristi tramite il giornalista Guido Giannettini, arruolato a libro paga come “l’agente Z”. Se quegli organi dello Stato non avessero cospirato, mentito, depistato e insabbiato, il “mistero” della strage del 12 dicembre sarebbe stato risolto in meno di una settimana…”.

Post scriptum: a proposito di ambiente su radio radicale ho sentito Elisabetta Zamparutti che diceva: “Le autorità della sicurezza di Francia, Inghilterra e Finlandia hanno condannato quei reattori che in forza dell’accordo tra Berlusconi e Sarkozy dovranno essere installati in Italia”; a proposito di guerra, mi sono saltati i nervi sentendo Obama a Oslo che parlava di guerre giuste; a proposito di Berlusconi secondo il quale l’80 per cento dei giornali sono di sinistra riporto qui alcune importanti testate italiane con relativa proprietà (di sinistra?): Il Giornale (Società europea di Edizioni, riferibile a Berlusconi), Il Corriere della Sera (R.c.s. Quotidiani spa), Il Messaggero, Il mattino, Il Gazzettino (Caltagirone Editore), La Stampa (Editrice La Stampa), Il Foglio (Il Foglio quotidiano Società cooperativa), Libero (Cooperativa editoriale Libero s.r.l.), Il Tempo (Domenico Bonifaci), Panorama (Mondadori), Il Sole (Confindustria).

Galileo, la natura, la verità dicembre 7, 2009

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Ricordo che d’estate mio padre e i suoi amici risalivano lungo il torrente ormai in secca armati di bastoni. Qualcuno aveva gli stivali, ma tanti erano a piedi nudi. Muovevano i sassi e sollevavano quelli più grossi, cercando di intrappolare le trote nelle poche pozze rimaste. Era una pesca con le mani, e bisognava essere bravi. Ma quegli uomini erano bravi e con la natura, erano gli anni cinquanta, avevano un rapporto ben diverso da quello che abbiamo noi.

Mio padre leggeva molto, anche libri di fantascienza, ma mai credo avrebbe potuto immaginarsi che sui giornali sarebbero apparsi articoli nei quali si diceva che la terra era in pericolo.

“Anno 2009 – scrive Marco Mongello sull’Unità di oggi – Il pianeta terra è a rischio autodistruzione a causa dell’inquinamento atmosferico e del conseguente aumento della temperatura. Nei capannoni di un centro congressi alla periferia di Copenhagen, i rappresentanti politici di tutto il pianeta si incontrano per cercare di concordare una riduzione delle emissioni di gas serra, mentre le telecamere rimbalzano le immagini del summit ai quattro angoli del globo, tra i grattaceli scintillanti delle metropoli ricche e inquinanti e tra le baraccopoli delle regioni già sconvolte da uragani, alluvioni e siccità di un clima impazzito”. E Mongello continua: “Potrebbe sembrare l’inizio di un racconto di fantascienza, ma è la realtà”.

Una realtà fuori di senno. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food International Italia: “Produciamo cibo in eccesso per 12 miliardi di persone, il doppio della popolazione mondiale, e 1 miliardo di persone soffre la fame”.

A poche settimane dalla fine del 2009, a Chieti uno spettacolo teatrale messo in scena dall’associazione culturale La Pecora nera di Lanciano ci ha ricordato che questo è l’anno di Galileo, l’autore del Dialogo sopra i massimi sistemi e col quale si rivolge al discreto lettore e alle persone che hanno la mente aperta e in grado di ascoltare con rispetto anche chi ha idee diverse. Battaglia non facile allora come oggi dove la censura e la violenza sembrano voler nascondere la verità. Galileo ha cercato di dire che la scienza deve risultare libera da ogni cappio ideologico e politico e deve essere strumento di progresso degli uomini e non fonte della loro distruzione. La Chiesa l’ha costretto all’abiura. Anche Brecht in un’opera che va sotto il titolo di Cinque difficoltà nello scrivere la verità”, scritta nel 1935, raccontò delle difficoltà che si incontrano nel combattere la menzogna e l’ignoranza e scrivere la verità.

L’altro giorno, sabato 3 dicembre a Roma c’era un fiume inarrestabile di cittadini che dicevano no a questo regime. La questura li ha ridotti a 90 mila, i giornali e le tv (non tutti) li hanno fatti vedere col cannocchiale, non per illuminare un particolare e capire l’universale, ma per nascondere la moltitudine, anzi la verità. Come sempre accade.

Tu non sai: ci sono betulle anche di notte
levano le loro radici, e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano o diventano
sogni. Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero canta e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio e poi
diventa vita. Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire. (Alda Merini)

No B Day: io ci sarò dicembre 4, 2009

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Ci sarò anche io al No B Day. Contro l’arroganza del potere che oggi è rappresentata da mister B.  ma anche contro i tanti come lui, sia quelli che ci sono stati prima e sia quelli che si affacciano dal solito balcone per il dopo. Ci sarò perché l’anomalia più grande oltre a Mister B al governo è che ci siano persone che lo hanno votato e lo voterebbero ancora in cambio di privilegi, illegalità, concentrazioni di potere, leggi inique, tolleranza zero, persecuzioni delle devianze, restringimenti delle libertà e galere. Ci sarò contro divieti e manette, da qualunque colore provengano, e contro chi inneggia all’identità o alla difesa della religione. Nel nome della Costituzione rimasta inattuata.

ora la lega vuole le leggi razziali novembre 28, 2009

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La Lega insiste: niente voto agli immigrati e cassa integrazione limitata a sei mesi. Da aggiungere ai miei precedenti conseguenze, conseguenze/2, strange fruit e a quando ogni straniero è nemico

La prima schiavitù è la frontiera. Chi dice frontiera, dice fasciatura. Cancellate la frontiera, levate il doganiere, togliete il soldato, in altre parole siate liberi. La pace seguirà. (Victor Hugo)

…il tuo Cristo è ebreo, la tua macchina è giapponese, la tua puzza è italiana, la tua democrazia greca, il tuo caffè brasiliano, la tua vacanza turca, i tuoi numeri arabi, il tuo alfabeto è latino…[…] hai sollevato il lenzuolo tessuto in cotone, fibra scoperta per la prima volta in India nel VI secolo A.C., poi ti sei infilato le ciabatte, calzature degli indiani algonchini, poi hai fatto colazione in una scodella di ceramica realizzata con un processo inventato in Cina in cui hai messo del caffè che arriva dall’Abissinia o del tè che arriva dalla Cina o del cacao che arriva dal Sud America. Poi sei uscito e hai comperato un giornale stampato su carta processo inventato in Cina, stampato con caratteri mobili, processo inventato in Europa, l’hai pagato con una moneta invenzione della Numidia… (da Il diverso come icona del male, Marco Aime e Emanuele Severino)

la battuta di Pannella novembre 21, 2009

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Sam Rainsy (leader dell’opposizione in Cambogia) nel suo intervento di ieri al Consiglio generale del Partito Radicale Nonviolento transnazionale e transpartito in corso a Roma: “…in Cambogia c’è una facciata di democrazia, è democrazia fasulla…abbiamo un parlamento finto…l’opposizione non è stata in grado di dire nulla, di proporre una legge. Di ottenere un emendamento. Niente”.

Marco Pannella: “Scusa Sam, ma stai parlando della Cambogia o dell’Italia?”

un po’ di viola in attesa del 5.12.09 novembre 17, 2009

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Aderisco al No.B Day, perché è normale in una democrazia: 1) esprimere il proprio parere contrario alla politica di un governo; 2) chiedere che il capo del governo Berlusconi si dimetta.

No Berlusconi Day

per ridere un po’, anche se non c’è nulla da ridere